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 2026  marzo 03 Martedì calendario

Condanna del blitz o «pragmatismo». La lunga trattativa nell’Unione divisa

Evacuazione dei cittadini europei anche attraverso il meccanismo di protezione civile dell’Ue, monitoraggio dei rischi di interruzione dei trasporti, in particolare attorno allo Stretto di Hormuz e al Mar Rosso, emergenza prezzi dell’energia, sicurezza interna e impatto sui flussi migratori. La Commissione europea ha definito il proprio raggio di azione nella crisi scatenata dall’attacco all’Iran sferrato da Stati Uniti e Israele, come emerso ieri dal Collegio di sicurezza – il Collegio dei commissari – convocato dalla presidente Ursula von der Leyen. Prima azione concreta la riunione il 5 marzo della Energy Task Force con gli Stati membri, in collegamento con l’Agenzia internazionale per l’energia in vista del Collegio del giorno successivo proprio dedicato all’andamento dei prezzi dell’energia e all’offerta di gas e petrolio.
Sul fronte difesa, invece, ieri si è espresso il segretario generale della Nato Mark Rutte: parlando alla Bbc, alla domanda se l’Alleanza sarà coinvolta in Iran l’ex premier olandese ha risposto «no, questa è chiaramente una campagna guidata dagli americani e dagli israeliani».
Nel fine settimana sono state sollevate polemiche per l’attivismo di von der Leyen con i leader del Golfo, non apprezzato da alcuni Paesi Ue ma anche da europarlamentari come la deputata francese di Renew Europe Natalie Loiseau, che via social aveva chiesto alla presidente della Commissione «sulla base di quali informazioni, quali servizi diplomatici, quali competenze e quale mandato fa queste telefonate? Per favore, si concentri sul suo lavoro: attuare il prestito di sostegno da 90 miliardi di euro che ha promesso all’Ucraina. Il resto è per Kaja Kallas e António Costa». In base ai Trattati l’organo decisionale dell’Ue in materia di politica estera è il Consiglio europeo mentre all’Alto rappresentante spetta il coordinamento, ricordava ieri una fonte diplomatica europea, mettendo in evidenza come fosse «fuori luogo la proiezione di von der Leyen presidente dell’Unione quando invece è presidente solo della Commissione». Von der Leyen e Costa hanno comunque agito in sintonia con un comunicato congiunto sabato mattina.
L’Unione europea ha però perso ancora una volta l’occasione per mostrarsi veloce. Determinanti come sempre le divisioni tra gli Stati membri che pesano specie in politica estera dove le decisioni sono all’unanimità. La prima dichiarazione a Ventisette è arrivata solo domenica sera per la necessità di mediare tra le posizioni da un lato di Spagna e Slovenia che ponevano l’accento sull’intervento militare statunitense e israeliano non autorizzato dalle Nazioni Unite e quella della Germania che sottolineava l’esigenza di un approccio pragmatico tenuto conto delle minacce dell’Iran all’ordine internazionale attraverso il sostegno alla Russia nella guerra contro l’Ucraina, agli Hezbollah, agli Houthi e a Hamas, della repressione interna che ha portato a migliaia di vittime, del programma missilistico balistico. Nessuno ha però messo in dubbio l’efferatezza del regime degli ayatollah e la solidarietà al popolo iraniano. Le divisioni hanno pesato anche sulle dichiarazioni di ieri della Commissione. I portavoce si sono attenuti alla linea dei Ventisette non esprimendo giudizi sull’aderenza al diritto internazionale degli attacchi di Usa e Israele: «Ciò che non sosteniamo è il regime oppressivo che ha ucciso persone in Iran e che è contro qualsiasi legge. Abbiamo invitato tutte le parti a esercitare la massima moderazione e a rispettare pienamente il diritto internazionale», ha detto la capo-portavoce Paula Pinho.
La Spagna ha preso anche le distanze dalla linea di Francia, Germania e Regno Unito, che hanno aperto ad «azioni difensive proporzionate» in risposta agli attacchi iraniani nel Golfo e contro Cipro. La ministra della Difesa Margarita Robles ha escluso l’uso delle basi in Andalusia a sostegno dei raid di Usa e Israele.