Corriere della Sera, 3 marzo 2026
Israele bombarda i «resti» di Hezbollah. Ora il Libano rischia una guerra civile
Ora Israele ha due fronti da bombardare. I suoi oltre duecento jet d’attacco si dovranno dividere tra le lunghe missioni verso l’Iran e le brevissime sopra il Libano. La stanchezza dei piloti, l’usura dei velivoli, il consumo di bombe e missili sono gli unici vantaggi che Hezbollah riuscirà a offrire in dono al suo padrino iraniano. Il resto è autolesionismo. Il «Partito di Dio» libanese si sta immolando sull’altare dell’alleanza sciita. Il sodalizio con gli ayatollah di Teheran l’ha fatto nascere, crescere, anche vincere, ma ora lo sta avviando all’autodistruzione. Non solo avrà contro la potenza israeliana che l’ha già decimato nella guerra del 2024, ma rischia di accendere un conflitto interno con le altre componenti dello Stato libanese. Sopra Beirut si allunga l’ombra di una nuova guerra civile.
Nella notte di ieri Hezbollah ha aperto il fuoco contro il centro missilistico israeliano di Mishmar al-Karmel, a non più di cento chilometri dal confine libanese. Il partito-milizia parla di ordigni di precisione e droni. Israele non ha ammesso danni, ma è subito partito al contrattacco con armi che i libanesi non riescono a contrastare. Dozzine di raid su Dahieh, il quartiere a sud di Beirut. Bombe sul sud del Libano, missili sulla Valle della Bekaa. Tutti luoghi dove si concentra la popolazione favorevole a Hezbollah così come le sue strutture militari. Nel tardo pomeriggio di ieri, il bilancio dei servizi sanitari libanesi sul primo giorno di bombardamenti israeliani parlava di 52 morti, 154 feriti, 30mila sfollati. Voci inverificabili parlavano anche della uccisione di Naim Qassem, il capo di Hezbollah.
Le forze armate israeliane, Idf, sostengono di aver colpito 70 depositi di armi, lanciatori, rifugi, aver eliminato miliziani di primo livello come Hussein Mokaled, dello spionaggio, e soprattutto tutte le sedi dell’Associazione Al-Qard Al-Hasan. In un giorno, quindi, sarebbe stata distrutta la rete finanziaria al servizio della galassia Hezbollah. «L’Associazione – accusa l’Idf – ha operato per anni come una delle principali istituzioni finanziarie civili in Libano, ma in realtà utilizza fondi privati per sostenere attività terroristiche e fornisce servizi finanziari al ramo militare e ai suoi membri». Secondo Israele, la Al-Qard Al-Hasan era in grado di aggirare l’embargo americano e far arrivare dollari dall’Iran a Hezbollah.
Paradossalmente, Israele non ha troppi target da colpire per i prossimi giorni. Primo perché ne ha raggiunti ed eliminati migliaia durante i quattro mesi di guerra del 2024. Secondo perché dal cessate il fuoco del novembre di quell’anno non ha mai smesso di sorvegliare con i droni il Libano e di colpire quando e chi ritenesse necessario. Le violazioni della «tregua» si contano a migliaia. Il capo di stato maggiore dell’Idf Eyal Zamir ha posto come obiettivo il disarmo di Hezbollah. «Esigiamo la rinuncia alle armi» che per Israele significa sicurezza. Fonti del governo israeliano hanno sostenuto con il Corriere di essere ben consapevoli «di non poter uccidere l’ideologia di Hezbollah. Eliminato un capo, ce ne sarà un altro. Ma com’è successo con l’Isis, possiamo far sì che i membri di Hezbollah non siano più in grado di minacciarci. Come? Non ricevendo l’aiuto di Stati come l’Iran o, come avviene in Libano, di parti di uno Stato».
Israele spera che a occuparsi del disarmo di Hezbollah sia anzitutto il governo di Beirut. Ieri il presidente libanese Joseph Aoun ha detto, senza nominare Hezbollah, che «una fazione ci sta trascinando in questioni che non ci riguardano». Il premier Nawaf Salam è stato più esplicito e ha ordinato all’esercito regolare di «impedire ogni lancio di missili e droni dal territorio del Libano». Parole così dure non si sentivano da anni, una dichiarazione di guerra che bisognerà vedere come si tradurrà sul terreno.
Il Libano è abitato da cristiani, drusi, sunniti e sciiti e molti fra questo ultimi fanno riferimento a Hezbollah. L’esercito è da decenni poca cosa rispetto alla milizia del partito anti israeliano. Con l’aiuto dell’aviazione israeliana, questa volta l’esercito regolare potrebbe affrontare davvero i miliziani indeboliti, ma la guerra civile è dietro l’angolo.