Corriere della Sera, 3 marzo 2026
Cipro sotto attacco dell’Iran, droni contro la base britannica di Akrotiri. Von der Leyen: «Colpita l’Europa»
Il territorio di un Paese dell’Unione europea è finito sotto attacco: con i droni iraniani lanciati contro la base britannica di Akrotiri, a Cipro, la guerra in Medio Oriente ormai lambisce la Ue. «Benché la Repubblica di Cipro non fosse l’obiettivo – ha reagito la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen – lasciatemi essere chiara: siamo al fianco dei nostri Stati membri, collettivamente, fermamente e inequivocabilmente, di fronte a ogni minaccia». L’Ue ha annullato le riunioni previste nell’isola.
Il primo drone ha colpito la base della Raf, che si trova vicino alla città di Limassol, attorno alla mezzanotte locale di domenica: mentre risuonavano le esplosioni, i militari britannici di stanza hanno ricevuto un allarme sulla «minaccia alla sicurezza» e gli è stato ordinato di mettersi ai ripari. Non ci sono state vittime e i danni sono risultati «minimi», ma per precauzione sono stati evacuati i familiari dei soldati. Allo stesso modo è stato sgombrato l’aeroporto internazionale di Paphos e chiuso lo spazio aereo circostante, mentre un aereo-cisterna britannico è stato visto levarsi in volo poco dopo, apparentemente parte di una risposta militare.
L’allarme è scattato di nuovo attorno a mezzogiorno di ieri, quando sono stati intercettati altri due droni diretti verso la base a Cipro. Altri jet della Raf si sono alzati da terra, mentre easyJet ha annunciato la cancellazione di tutti i voli per l’isola.
Quella di Akrotiri è una delle due basi militari che la Gran Bretagna ha mantenuto, dopo aver concesso l’indipendenza nel 1960: ha una posizione strategica, all’imbocco del Medio Oriente, e svolge un ruolo centrale nelle attività militari britanniche in quella regione, oltre che in tutto il Mediterraneo orientale, a supporto di operazioni aeree, di intelligence e missioni umanitarie. La base ospita 4 mila persone, fra militari e loro familiari, oltre a cacciabombardieri Typhoon, aerei da trasporto e rifornimento e piattaforme di sorveglianza.
Anche se non c’è una presenza americana permanente, in passato l’aviazione militare Usa ha operato a partire da Akrotiri. Da parte sua, Cipro ha un accordo di difesa con Israele e Grecia: e ieri il governo di Atene ha mobilitato la flotta per difendere l’isola vicina.
Israele ha condotto in passato esercitazioni a Cipro per allenarsi a operazioni contro Hezbollah e Iran: infatti la milizia sciita libanese aveva minacciato di colpire l’isola per queste ragioni. E i droni lanciati negli scorsi due giorni verso Akrotiri potrebbero in realtà provenire dal Libano ed essere dunque opera proprio di Hezbollah.
Già l’anno scorso un cittadino britannico di origine azera, legato ai Pasdaran iraniani, era stato arrestato perché sospettato di spiare attorno alla base, potenzialmente in preparazione di un attacco.
Assieme alla base di Akrotiri è finito nel mirino, politicamente, anche il primo ministro di Londra, Keir Starmer. Inizialmente il suo governo aveva respinto la richiesta americana di utilizzare basi britanniche per lanciare l’attacco contro l’Iran: ma domenica sera Starmer ha fatto marcia indietro, concedendo le basi «per scopi difensivi specifici e limitati». A essere offerte sarebbero le installazioni della Raf nel Gloucestershire, in Inghilterra, e a Diego Garcia, nell’Oceano Indiano. Ciò non ha tuttavia impedito a Donald Trump di dirsi «molto deluso» dall’iniziale rifiuto del capo del governo britannico.
Starmer si sta impegnando in un difficile gioco di equilibrismo: se da un lato ribadisce che non parteciperà ad «azioni offensive» contro l’Iran, dall’altro lato ha concesso le basi di fronte a quella che ha definito la strategia da «terra bruciata» del regime di Teheran. «Abbiamo preso la decisione – ha detto Starmer – per impedire all’Iran di lanciare missili in tutta la regione, che mettono a rischio vite britanniche e colpiscono Paesi che non sono coinvolti». Si stima che siano circa 200 mila i britannici attualmente negli Emirati Arabi, presi di mira dagli iraniani.
È interessante che Starmer abbia sottolineato di non voler ripetere «gli errori dell’Iraq», una missione militare pur intrapresa da un altro governo laburista, quello guidato da Tony Blair. Ma è una cautela che non soddisfa nessuno: da destra Farage e i conservatori gli chiedono di affiancare Trump, mentre da sinistra Verdi e liberaldemocratici vorrebbero una ferma condanna dei raid Usa.