Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  marzo 02 Lunedì calendario

La corsa dei robot

Pechino accelera, mentre Washington preme per il primato globale. E l’Europa cerca di tenere il passo. La corsa ai robot umanoidi è entrata nel vivo. Il mondo sta ancora digerendo lo show del Capodanno lunare cinese: uno spettacolo di kung-fu in diretta tv dove due dozzine di androidi si sono esibiti in modo coordinato con capriole aeree e salti mortali. Un assaggio degli sviluppi tecnologici del Paese sul settore. Non c’è fantascienza che tenga. I robot umanoidi sono ormai un business. Goldman Sachs sostiene che entro il 2035 il mercato può raggiungere i 38 miliardi di dollari. Secondo Morgan Stanley, il valore può toccare i 5.000 miliardi entro il 2050, senza contare le catene di approvvigionamento e i servizi di riparazione, manutenzione e assistenza.
Nell’arco dei prossimi 24 anni, ce ne potrebbero essere oltre un miliardo in attività. E un report di Bank of America stima che dal 2028 la diffusione dei robot umanoidi sarà su larga scala. A incidere c’è un fattore preciso, cioè prezzi sotto i 20 mila dollari l’uno. L’adozione sarà «relativamente lenta fino a metà anni Trenta»
, poi arriverà lo slancio, specifica Adam Jonas, responsabile della ricerca globale su automobili e mobilità condivisa di Morgan Stanley. Ma oggi a che punto siamo? Di certo, il Dragone sta mostrando i muscoli. I monaci shaolin 2.0 prodotti dalle startup Unitree Robotics, Galbot, Noetix e MagicLab hanno divorato la scena del Galà del Capodanno. «C’è sicuramente molto hype», spiega Tatiana Tommasi, professoressa del Dipartimento di Automatica e Informatica del Politecnico di Torino. «Ma i progressi nell’agilità dei robot sono evidenti: nascono dai miglioramenti meccatronici e dall’addestramento di modelli di AI che imitano il movimento umano a partire da video e simulazioni. I sistemi riescono così a prevedere con precisione la posizione dei giunti del robot e si adattano in tempo reale per mantenere equilibrio e stabilità». Il salto di qualità rispetto alla mezza maratona di Pechino, dove in mezzo ai circa 12 mila atleti partecipanti c’erano 21 robot umanoidi, è lampante. Fra cadute, guasti, difetti nel design e cambi di batterie, solo sei automi avevano concluso il percorso. «Gli algoritmi di AI generativa stanno dando impulso alla cosiddetta “Physical AI” per avere sistemi capaci di percepire e agire nel mondo fisico», spiega Tommasi. «Non è più solo locomozione e movimenti sincronizzati, ma interazione che vada oltre i contesti controllati: per un vero avanzamento, servono più ragionamento e destrezza. La piena automazione è ancora lontana».
Ad ogni modo, raccolte di fondi e investimenti ingenti sono diventate una costante tra le aziende cinesi. Anche perché le previsioni per il 2026 parlano di un raddoppio delle vendite, a quota 28 mila unità, nel Paese. Unitree Robotics sta studiando un’Ipo per cui la sua valutazione raggiungerebbe i 7 miliardi di dollari. L’azienda fondata da Wang Xingxing, assieme ad Agibot e UBTech, ha registrato il 70% delle vendite globali di robot umanoidi l’anno scorso, evidenziano gli analisti di Barclays. Una spinta scossa anche da una manifattura dove la domanda è in crescita. Eppure, «la capacità di fare innovazione dirompente nel campo della robotica passa ancora dagli Usa», sottolinea Antonio Frisoli, professore di Robotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.
Il cuore degli avanzamenti è ancora il Massachusetts Institute of Technology. Il suo frutto più maturo è Boston Dynamics, prima azienda ad aver dato lustro ai cani robotici, acquisita all’80% da Hyundai Motor per 921 milioni di dollari nel 2020. Il suo ultimo umanoide, Atlas, ha messo due punti fermi nel settore: essere del tutto elettrico e uso di un unico modello di Ai che gli permette tanto di muoversi quanto di afferrare gli oggetti. Un passo in avanti non da poco. Cosicché il gruppo finanziario coreano Kb Securities ritiene che Boston Dynamics possa generare un utile operativo di 44,3 miliardi di dollari entro il 2035. Ancora, Diligent Robotics è un’altra creatura del Mit. Dal 2023 il suo umanoide Moxi è adottato come assistente nelle corsie degli ospedali Usa. A far da contorno c’è il continuo pressing di Elon Musk, chepunta sull’introduzione dei robot nei luoghi di lavoro e negli ambienti domestici.
In quest’ultimo caso, c’è grande attenzione attorno a Neo sviluppato da 1X, azienda norvegese-statunitense: sulla base di dati reali raccolti nelle abitazioni, gestisce pulizie, accoglienza e interruttori. Gestione della quotidianità, sì. Ma l’adozione in ambito industriale è ben presente. Infatti, l’Unione europea, primo esportatore e secondo importatore di robotica a livello mondiale, non resta a guardare. Realtà che producono soluzioni industriali come la tedesca Kuka, la svedese-svizzera Abb Robotics, la danese Universal Robots hanno ordini in aumento. Di recente, la startup italiana Generative Bionics ha chiuso un round di finanziamento da 70 milioni per i suoi umanoidi. Proprio l’Italia, stando a un recente brief di Cassa Depositi e Prestiti, è il secondo produttore di robot industriali in Ue, rappresentando circa il 14% del settore a livello europeo. E tra il 2019 e il 2022 è quarta al mondo per numero di pubblicazioni scientifiche. La domanda, però, è sempre una: i robot sostituiranno l’uomo? «In un futuro vicino, ci saranno fabbriche miste, uomo e robot – dice Frisoli -, con regole che garantiscono la sicurezza interna. Gli umanoidi si faranno carico di attività ripetitive, a basso valore aggiunto, e pericolose».