La Stampa, 2 marzo 2026
Petroliere ferme e voli paralizzati. L’ansia delle imprese
Navi bloccate a Hormuz, caos nei trasporti, prezzo del petrolio in risalita e alta tensione sui mercati. La guerra contro l’Iran rischia di creare una tempesta perfetta in grado di destabilizzare l’economia mondiale.
Nello stretto di Hormuz, nel golfo tra il Sud dell’Iran, gli Emirati Arabi Uniti e l’Oman, ieri erano ferme almeno 150 navi cariche di petrolio e gas naturale liquefatto. Due petroliere sono addirittura state colpite da proiettili che hanno provocato incendi. Msc, una delle più grandi compagnie di navigazione, ha adottato misure di emergenza nel golfo Persico per proteggere imbarcazioni ed equipaggi e ha virato verso porti sicuri. Msc ha inoltre sospeso le prenotazioni per le merci destinate al Medio Oriente fino a nuovo avviso. Anche il colosso francese Cma Cgm, la compagnia tedesca Hapag-Lloyd e i giganti giapponesi della navigazione hanno preso misure analoghe a quelle di Msc.
Dallo stretto di Hormuz passa un quinto dell’offerta globale di greggio e Gnl e per scongiurare un rialzo del prezzo dell’oro nero, l’Opec+, l’organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio, ha annunciato un aumento della produzione ad aprile di 206 mila barili al giorno. Per alcuni analisti la mossa potrebbe non essere sufficiente, qualora il greggio non riuscisse a transitare per un lungo periodo nel mare Arabico. Il prezzo del Brent, il benchmark internazionale per il petrolio, aveva già tenuto conto di un crescente premio di rischio geopolitico prima del conflitto, superando i 72 dollari, e potrebbe accelerare oggi alla riapertura delle Borse. Negli scambi over the counter, al di fuori del mercato regolamentato, il greggio ha già registrato un’impennata del 10% salendo a 80 dollari al barile, mentre gli esperti già pronosticano un avvicinamento ai 100 dollari, se non oltre.
La paralisi dei trasporti dovuta all’offensiva di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, e gli attacchi incrociati con i Paesi del golfo Persico, coinvolge anche il traffico aereo. Sono migliaia i voli cancellati negli hub di Iran, Iraq, Israele, Siria, Kuwait, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. L’Agenzia europea per la sicurezza dell’aviazione ha emesso una raccomandazione a tutte le compagnie perché evitino di operare nello spazio aereo interessato almeno fino ad oggi. Emirates, Etihad, Air France, British Airways, Air India, Turkish Airlines e Lufthansa hanno dunque cancellato e sospeso i collegamenti con il Medio Oriente. Lo stesso hanno fatto molte compagnie aeree del Nord America. Lo stop riguarda sia i viaggiaori sia le merci. La paura di ripercussioni sul commercio internazionale e sui costi dell’energia attanaglia le imprese. Tutto dipenderà da quanto durerà la guerra e se Hormuz tornerà a funzionare. Un eventuale blocco imposto dai pasdaran può essere rimosso dalla superiorità militare americana, inoltre non è da sottovalutare il fatto che l’export del greggio rappresenta una delle poche entrate del regime iraniano. Il precedente rassicurante è la guerra dei 12 giorni tra Israele e Iran del giugno scorso: lo stretto di Hormuz continuò a funzionare e gli effetti sul prezzo dei barili furono limitati.
Carlo De Ruvo, presidente di Confetra, la confederazione italiana dei trasporti e della logistica, teme però che il conflitto metta in difficoltà le catene di approvvigionamento e che i viaggi degli spedizionieri divengano sempre più complessi e più costosi. «Avremo una situazione di tempi di transito più lunghi e di difficoltà nei porti perché le navi non arriveranno più con cadenze regolari. È presto per dirlo, ma il rischio concreto c’è».
De Ruvo paragona questa crisi a quella passata da Suez sotto il fuoco degli Houthi, il gruppo armato dello Yemen che durante la guerra a Gaza attaccava quotidianamente le imbarcazioni nel Mar Rosso. «Per evitare le zone belliche le navi fanno il periplo dell’Africa passando per il Capo di Buona Speranza per poi entrare nel Mediterraneo dallo stretto di Gibilterra. Questo significa viaggi più lunghi di 15 giorni». C’è un altro elemento di criticità per l’Europa del Sud: «I porti del Mediterraneo potrebbero essere bypassati dai porti del Nord che quindi diventerebbero più competitivi. Passando intorno all’Africa le navi potrebbero far approdare le proprie merci direttamente a Rotterdam o ad Anversa, per poi distribuirle su tutto il resto d’Europa con i camion», sottolinea il presidente di Confetra. Il quadro è ulteriormente complicato dai rialzi degli assicuratori e dei noli marittimi che potrebbero subire «un’impennata nei prossimi giorni».