repubblica.it, 2 marzo 2026
Un cellulare di troppo in Sistina e i cardinali senza sveglia: ecco i segreti dell’ultimo Conclave
Non è stata solo la lunghezza dell’ultima predica prima che iniziasse la votazione ad allungare i tempi del primo scrutinio dell’ultimo Conclave, ma anche un piccolo incidente tecnologico: un anziano cardinale aveva infatti dimenticato di avere addosso un telefono cellulare, cosa che al momento del voto nella Cappella Sistina è rigorosamente vietata.
La fumata che tarda
A rivelare l’aneddoto sono due noti giornalisti vaticanisti, Gerard O’Connell ed Elisabetta Piqué, in un libro dedicato al Conclave che a maggio scorso ha eletto papa Leone XIV. Chi era in piazza San Pietro la sera del sette maggio, data di inizio del Conclave, ricorda che le ore passavano e dal comignolo disposto sul tetto della Cappella Sistina non veniva alcuna fumata nera, come tutti si attendevano. I 133 cardinali elettori, infatti, sono entrati alle 16.30, attorno alle 17.45 è stato pronunciato il tradizionale “extra omnes” che segna l’avvio vero e proprio del Conclave, e tutti si attendevano di vedere il fumo che marcava la fine del primo scrutinio (a meno di clamorose sorprese, nero, a segnalare che non si era ancora eletto il Papa) attorno alle 19.30. Ma il fumo nero è venuto fuori solo poco dopo le 21. E non potendo i partecipanti al Conclave comunicare con l’esterno, nessuno ha saputo il motivo del ritardo. Solo supposizioni e qualche spiffero hanno accreditato l’idea che la principale ragione, nel Conclave più affollato e più internazionale della storia, fosse, oltre a un po’ di inesperienza, che il cardinale chiamato a fare l’ultima predica prima dell’avvio della votazione, il novantunenne Raniero Cantalamessa, si fosse dilungato.
Segreti e spifferi
Ora, sebbene sul Conclave viga il segreto pontificio, peraltro ribadito da Leone XIV dopo l’elezione, il libro The Election of Pope Leo XIV: The Last Surprise of Pope Francis, l’elezione di Papa Leone XIV, l’ultima sorpresa di Francesco, da poco uscito negli Stati Uniti e prossimamente pubblicato anche in italiano, rivela un motivo aggiuntivo del ritardo. Le votazioni del primo giorno, scrivono Piqué, corrispondente a Roma del quotidiano argentino La Nacion, e O’Connel, corrispondente della rivista dei gesuiti America, sono state ritardate quando gli addetti alla sicurezza hanno captato il segnale di un cellulare all’interno della Cappella Sistina. Uno dei “cardinali più anziani” – non si sa chi – si è reso conto di avere un cellulare in tasca e glielo ha consegnato, una scena che gli autori del libro descrivono come “inimmaginabile, persino per un film”.
Senza sveglia
Nel corso del breve Conclave – concluso il giorno dopo, l’8 maggio – è emerso anche un altro problema, che ha la stessa origine. Senza telefoni da usare come sveglie, infatti, alcuni cardinali hanno rischiato di dormire troppo nelle loro stanze a Casa Santa Marta, la foresteria dove alloggiano per tutta la durata del Conclave. Il Vaticano ha consegnato a ciascuno di loro delle sveglie gratuite per assicurarsi che si svegliassero e arrivassero in tempo alla Cappella Sistina ma evidentemente alcuni, abituati a usare la sveglia dello smartphone o del cellulare, non hanno saputo regolare bene l’ora. Alcuni cardinali si sono lamentati anche della mancanza di un bagno nella Cappella Sistina, per cui hanno dovuto essere accompagnati in un bagno esterno da un cardinale diacono di secondo grado. “È come tornare all’asilo”, ha detto uno di loro agli autori del libro.
Scrutinio ripetuto e 108 voti
Quanto all’andamento delle votazioni, Piqué e O’Connel, che sottolineano come Robert Francis Prevost, pur con il suo stile distintivo, fosse un candidato nella linea di Francesco, confermano che i candidati partiti in pole position sono stati l’ungherese Peter Erdo, l’italiano Pietro Parolin e appunto Prevost, e che nel corso di quattro scrutini il sostegno si spostò rapidamente verso il futuro Leone XIV. Secondo la ricostruzione dei due giornalisti, il primo papa americano fu eletto con 108 voti. Il libro rivela anche che il quarto scrutinio dovette essere ripetuto perché, come già avvenuto nel Conclave del 2013, un cardinale accidentalmente infilò nell’urna due schede.