corriere.it, 1 marzo 2026
Paola Pugliese, la moglie di Sal Da Vinci: «Ci siamo conosciuti a 15 anni»
«La gente aspettava questa canzone, il pubblico, in questo momento buio della storia, ha bisogno di gioia e buoni sentimenti». Paola Pugliese, 58 anni, 40 anni insieme a Salvatore Michael Sorrentino, in arte Sal Da Vinci, racconta l’emozione per la vittoria del marito al Festival di Sanremo.
Come si sente?
«Sono emozionatissima, non mi sembra vero. È un sogno che si realizza piano piano e che voglio godere fino alla fine. Dopo diciassette anni di sacrifici e di lavoro continuo, questo è il premio. Non voglio svegliarmi».
È stata dura arrivare fin qui?
«Ha sofferto tanto, ha lavorato tantissimo. Ha ricevuto molte porte in faccia, soprattutto quando ha scelto di staccarsi dal padre, con cui faceva teatro per seguire la sua strada. All’epoca, nelle case discografiche del Nord c’era diffidenza verso i napoletani, veniva etichettato. Ma non ha mai smesso di crederci. Poi l’incontro con Mario Ragni alla Ricordi, che credette in lui, la vittoria al Festival Italiano con Mike Bongiorno e da lì un altro pezzo di cammino».
Lei è stata la sua musa ispiratrice?
«Diciamo di sì, ma questa canzone non è dedicata solo a me. È del popolo. La cosa che ci ha colpito di più non è solo la vittoria, ma l’esplosione di gioia e di affetto. È come se le persone avessero bisogno di liberare un amore che tenevano dentro».
Qual è stato il primo pensiero quando ha sentito il suo nome?
«Finalmente ce l’ha fatta».
Torniamo all’inizio: dove vi siete conosciuti?
«Siamo cresciuti nello stesso quartiere, tra Chiaia e Mergellina. Lui quindicenne venne alla mia festa dei sedici anni con un cugino e rimase folgorato. Io avevo un anno in più e pensavo fosse un ragazzino. Poi ho iniziato ad ascoltarlo: ragionava come un uomo maturo. Non aveva vissuto un’adolescenza normale, lavorava già da bambino. Mi ha conquistata con i suoi pensieri, con la profondità. E poi, certo, anche col cuore. Piano piano è nato l’amore».
Ci sono stati momenti molto duri per la vostra famiglia.
«Sì, quando abbiamo deciso di camminare da soli è stato complicato, anche economicamente. E poi le prove più grandi sono arrivate con i figli. Francesco, a un anno e mezzo, ebbe la meningite: è stato un periodo terribile, ma ci siamo sentiti miracolati. Anna Chiara, dopo la nascita, ebbe un angioma tubero-cavernoso al viso: un altro calvario. Abbiamo affrontato tutto con la fede. Dio è sempre presente nella nostra vita. Sal prega prima di salire sul palco, ma anche al mattino e la sera. Ci siamo sempre affidati a Lui».
Quarant’anni insieme, in un’epoca di separazioni facili: qual è il vostro segreto?
«L’amore, il rispetto, l’amicizia. Siamo tutto l’uno per l’altra: amici, fratelli, marito e moglie. Viviamo in simbiosi, anche con i nostri figli. Ci sentiamo giovani perché siamo uniti. Sì, siamo un piccolo miracolo».
Adesso l’Eurovision.
«Ho sempre seguito Salvatore e, certo, lo seguirò adesso. Ma per noi la vera vittoria è già questa: vedere la gente gioire per la sua musica. Quando gli dicono “ci trasmetti emozioni pure”, è il regalo più grande. Tutto quello che verrà dopo è in più».
Che cosa ha salvato Sal in tutti questi anni?
«La musica. È la sua vita, la sua immersione totale. Non potrebbe esistere senza».