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 2026  marzo 02 Lunedì calendario

L’asse tra Parigi, Berlino e Londra: «Noi pronti ad azioni difensive»

Da una parte la condanna, forte, carica di sdegno, per l’uccisione di Khamenei espressa dai regimi amici: Russia, Cina e Nord Corea. Dall’altra la solidarietà dei leader occidentali al popolo iraniano e ai Paesi del Golfo sotto attacco di Teheran in queste ore, unita alla preoccupazione per l’escalation che potrebbe infiammare la regione. Anche papa Leone XIV ieri ha esortato le parti a «fermare la spirale di violenza prima che diventi un abisso irreparabile». Per evitare questa deriva di instabilità, Ursula von der Leyen ha chiesto sforzi per una «transizione credibile» in Iran: la morte di Ali Khamenei porta una «nuova speranza per il popolo iraniano, dobbiamo garantire che il futuro appartenga a loro», ha esortato la presidente della Commissione Ue. «È un momento decisivo nella storia dell’Iran. Ciò che accadrà è incerto», ha ribadito l’Alto rappresentante per la politica estera, Kaja Kallas.
I timori sull’estensione del conflitto sono cresciuti ieri, quando il ministro della Difesa britannico John Healey ha dichiarato che i raid di missili e droni iraniani sono avvenuti a poche centinaia di metri da un gruppo di 300 militari britannici in Bahrein e che due missili sono stati lanciati in direzione di Cipro, dove Londra ha delle basi. In serata, in una nuova risposta coordinata, l’E3 – l’asse tra Germania, Francia e Regno Unito – fa un salto di livello e si dichiara pronto ad adottare «azioni difensive necessarie e proporzionate» in risposta agli attacchi di rappresaglia iraniani che «hanno preso di mira i nostri stretti alleati e minacciano il nostro personale militare e i civili nella regione».Il premier britannico Starmer ha aggiunto: «Gli Usa possono utilizzare nostre basi per attacchi».
Pur riconoscendo i rischi e l’ambiguità giuridica dell’attacco Usa, Friedrich Merz, alla vigilia di una visita chiave a Washington, aveva poco prima affermato per la prima volta che il diritto internazionale viene sempre meno rispettato a livello globale e che quindi non ha senso dare lezioni agli alleati: «Condividiamo l’interesse degli Stati Uniti nel vedere la fine del terrore di questo regime e la fine dei pericolosi armamenti nucleari e balistici», ha dichiarato il cancelliere tedesco.
Ergendosi nientemeno che a paladino del diritto internazionale Putin ieri ha rotto il silenzio: in un messaggio di condoglianze inviato al presidente iraniano Massoud Pezeshkian, ha elogiato Khamenei come «statista eccezionale» e ha definito il suo «assassinio», «una cinica violazione di tutte le norme della moralità umana e del diritto internazionale». Parole cariche di frustrazione per aver perso un altro alleato chiave in un anno, dopo Assad in Siria e Maduro in Venezuela.
Anche Pechino ha bollato come «inaccettabile» l’uccisione di Khamenei appellandosi al diritto internazionale. Per Pyongyang l’attacco mostra la «natura da gangster» di Washington.