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 2026  febbraio 28 Sabato calendario

L’ultimo (triste) volo dei "libri da aeroporto"

Per generazioni, negli Stati Uniti, il viaggio iniziava con un gesto semplice: afferrare un tascabile al supermercato o al duty free dell’aeroporto. Romanzi piegati in tasca, infilati tra un giornale e una barretta di cioccolato, comprati d’impulso prima di un volo. Oggi quel rito si spegne. Alla fine del 2025, ReaderLink, principale distributore di libri per i negozi aeroportuali, ha annunciato che da marzo non distribuirà più i tascabili mass market. È la fine dei leggendari libri da aeroporto.
Quei volumetti compatti, più piccoli e spessi dei paperback tradizionali, con carta sottile e caratteri minuti, hanno accompagnato milioni di lettori. Costavano poco, si infilavano ovunque, invitavano al rischio: provare un autore nuovo senza sentirne il peso sul portafoglio. Generi come il romance e l’horror devono molto a quel formato. La saga che ha ispirato la serie televisiva Netflix Bridgerton nacque proprio così, e autori come Stephen King hanno costruito una parte decisiva del loro successo sulle vendite dei tascabili da edicola.
Eppure i numeri raccontano un declino inesorabile: dai 131 milioni di copie vendute nel 2004 ai 21 milioni del 2025. Gli ebook, spesso più economici e infinitamente trasportabili, hanno conquistato i lettori voraci. Un e-reader consente di viaggiare con un’intera biblioteca in pochi grammi. Ma il digitale non ha distrutto la carta: secondo l’Association of American Publishers, i libri fisici rappresentano ancora circa il 75% delle vendite negli Stati Uniti. A scomparire non è il libro stampato, ma una sua forma popolare e democratica.
Il mito dei libri da aeroporto affonda le radici negli anni Trenta. Nel saggio American Pulp, la studiosa Paula Rabinowitz racconta l’episodio fondativo: l’editore inglese Allen Lane, deluso dall’offerta in una stazione di Exeter, decise di rendere la buona letteratura accessibile a tutti.
Con Penguin Books lanciò tascabili economici venduti al prezzo di un pacchetto di sigarette, distribuiti non solo in libreria ma anche in tabaccherie e negozi di catena. Arrivati negli Stati Uniti nel 1939, insieme a editori come Pocket Books, quei libri da 25 centesimi invasero supermercati, farmacie, stazioni ferroviarie. Pochissime librerie, migliaia di punti vendita alternativi: ecco perché si chiamavano mass market.
Erano fragili – dorsi incollati, copertine che si staccavano – e raramente entravano in biblioteca. Ma erano ovunque. Democratici, impulsivi, popolari. Più che un formato, una tecnologia culturale brillante: la letteratura a portata di tasca. Con la loro scomparsa non finisce la lettura su carta. Finisce però un simbolo dell’America mobile del Novecento: l’idea che una storia potesse aspettarti accanto alla cassa, pronta a salire a bordo con noi.