il Fatto Quotidiano, 1 marzo 2026
Todde contro le carceri 41-bis: “Tre su sette in Sardegna”
Sventolano le bandiere dei sindacati in piazza Palazzo a Castello, sulla collina che domina Cagliari. Si alternano sul piccolo palco giovani di tante associazioni che dicono “no all’ennesima servitù, stavolta penitenziaria” in Sardegna, nell’isola delle servitù militari che hanno devastato intere porzioni del territorio.
Parlano i sindaci, i medici. I ragazzi leggono, anche in sardo, il manifesto contro la pretesa “coloniale” del governo di collocare nell’isola ben tre dei sette istituti carcerari in cui saranno concentrati i detenuti al 41 bis: a Bancali (Sassari), Badu e Carros (Nuoro) e Uta (Cagliari). Metà dei detenuti più pericolosi di tutta Italia, con il loro indotto, mentre i sardi finiranno nelle carceri di altre altre regioni (rendendo molto più complesse le visite dei parenti).
I sardi protestano, “pacificamente e con dignità” come sottolinea Alessandra Todde, la presidente M5S della Regione Sardegna che ha voluto questa manifestazione, circa 1500 persone ieri mattina nella piazza su cui si affaccia il Palazzo Regio, oggi sede di Città metropolitana e Prefettura e per secoli delle potenze coloniali.
Todde racconta di aver parlato con il ministro Carlo Nordio e lo definisce “inaffidabile”, dice di aver scritto a Giorgia Meloni “e non ha risposto”, mentre Andrea Delmastro, il sottosegretario che rappresenta FdI alla Giustizia, “è venuto qui per il referendum ma senza pensare di mettersi a un tavolo”.
Todde contesta la scelta di concentrare le carceri ad alta sicurezza nelle isole, quando “abbiamo ottenuto che la Costituzione riconoscesse l’insularità e l’obiettivo di ridurne gli svantaggi” (articolo 119). La Presidente della Regione affida le speranze al Parlamento.