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 2026  marzo 01 Domenica calendario

Lazio, Rocca “resuscita” Moffa. Per lui incarico da 70 mila euro

La casta si piega, ma non si spezza. Fa giri immensi e poi ritorna. A pagamento, s’intende. Non fa eccezione Francesco Rocca, presidente della Regione Lazio, che a dicembre scorso ha ricavato nel suo gabinetto una struttura denominata genericamente “Servizio di coordinamento per lo Sviluppo territoriale e la Cooperazione istituzionale”. Detta così sembra chissà cosa. In realtà si tratta di un ufficio creato ad hoc per Silvano Moffa, 75enne ex deputato di Alleanza nazionale, che dopo aver svolto per un anno e mezzo, nell’ombra e a titolo gratuito, il ruolo di consigliere politico di Rocca, con il suo nuovo incarico guadagnerà ben 70 mila euro all’anno. Un bel colpo per l’ex esponente del Msi che nella sua vita ha già fatto per sette anni il deputato, per un anno il sottosegretario e per cinque il presidente della Provincia di Roma. E gli anni in Parlamento gli hanno anche permesso di ottenere il vitalizio, maturato prima del 2012.
Proprio dal fattore economico nascono i malumori che il Fatto ha registrato nell’ambito della stessa Regione. Moffa infatti andrà a sommare i suoi 70 mila euro lordi (circa 3.500 euro netti al mese) al vitalizio da deputato e anche all’emolumento che percepisce da sindaco di Segni, comune in provincia di Roma, che ricopre dal maggio 2023. Insomma, uno stipendio totale che potrebbe anche arrivare a superare gli 8 mila euro mensili.
“Sinceramente non me lo aspettavo e non l’ho certo chiesto io”, afferma Moffa, contattato dal Fatto. “Da oltre un anno sono consigliere politico del presidente Rocca – aggiunge – Poi mi è stato proposto questo incarico che è più gravoso, normale ci sia una retribuzione. Ma non abbiamo mai parlato di cifre”. Gli facciamo notare che già prende il vitalizio: “È il risultato del mio lavoro, ed è stato anche dimezzato per via di battaglie come quelle del vostro giornale – aggiunge – Mi rendo conto che tutto ciò possa creare polemiche, ma va bene così, è il gioco delle parti”.
Piccolo giallo formale: agli atti la nomina è firmata dal direttore regionale “Personale, Enti Locali e Sicurezza” e non dal governatore, come prevede il regolamento.