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 2026  febbraio 28 Sabato calendario

Polizia, boom delle ispezioni interne: da 17 a 123 in nove anni. Ma i dati sui reati in divisa sono segreti. Addio agli affari interni voluti da Gabrielli

Da giorni si discute del poliziotto gangster di Milano, arrestato per aver ucciso uno spacciatore a Rogoredo, e dei colleghi che solo ora parlano dei suoi comportamenti fuori dalle righe, non certo inauditi nella zona grigia dell’antidroga di periferia. Poi si è saputo dei 21 poliziotti e carabinieri indagati per i furti alla Coin della Stazione Termini di Roma e due notti fa c’è stata la carnevalata delle volanti al Flaminio, sempre nella capitale: fuochi d’artificio e sirene spiegate per un collega che va in pensione.
Quanti sono ogni anno i poliziotti indagati, arrestati, condannati o sottoposti a procedimento disciplinare per fatti gravi, o comunque disonorevoli? Quanti episodi di corruzione e quanti di violenza? E come va da un anno all’altro? Nel Regno Unito, almeno per Inghilterra e Galles, l’Home Office e l’Independent Office for Police Conduct (Iopc) pubblicano ogni anno rapporti sulla misconduct delle forze dell’ordine. In Francia lo fa l’Inspection générale de la police nationale (Igpn). Anche lì hanno mille problemi, entro certi limiti la devianza nelle forze di polizia è fisiologica, ma almeno se ne occupano e alcuni dati sono pubblici. Da noi no. Nel Paese della Uno Bianca e del G8 di Genova, se li tengono stretti i vertici delle forze dell’ordine.
Abbiamo provato a chiederli alla polizia. Per ora ci hanno dato qualche numero sulle attività del loro Ufficio centrale ispettivo. Le visite ispettive sono aumentate, piano piano, dalle appena 17 del 2017 alle 37 del 2023, per poi esplodere nel 2024 a 115 e nel 2025 a 123. Riguardano anche problemi organizzativi, non solo di rilievo penale o disciplinare.
La materia è delicata. Franco Gabrielli, quando era capo della polizia (2016-2021), aveva avviato un potenziamento dell’Ufficio affari interni chiamato a fare accertamenti sui funzionari, dal vicecommissario in su. Sono loro a vigilare sugli agenti. L’ufficio era collocato al di fuori del Viminale per evitare condizionamenti. Qualche abuso fu scoperto così, senza clamori, ma erano appena all’inizio. Gabrielli veniva dalle Digos, polizia politica e antiterrorismo, è stato anche capo della Protezione civile e poi sottosegretario delegato ai Servizi con Mario Draghi. Da capo della polizia chiuse nel 2017 il capitolo infame del G8 di Genova ed è oggi una voce autorevole contro la destra degli “scudi penali” e dei “fermi preventivi”, che accusa di “fare propaganda sulla pelle della polizia” (così a Repubblica).
Vittorio Pisani, il capo della polizia scelto dal governo Meloni, ha depotenziato l’Ufficio affari interni di Gabrielli. Deve gestire questa fase difficile e ha dichiarato il pugno di ferro. Ha annunciato sul Corriere della Sera l’avvio del procedimento per la destituzione di Carmelo Cinturrino, arrestato per l’omicidio di Rogoredo: in genere si attende il rinvio a giudizio, stavolta no perché “il caso – ha detto – è abbastanza chiaro e di estrema gravità”; in altri casi la sanzione disciplinare, magari blanda, arriva solo dopo la condanna definitiva, per esempio per i fatti della scuola Diaz al G8 di Genova. Pisani ha messo lo Sco, il Servizio centrale operativo che si occupa di criminalità organizzata, sulle tracce dei poliziotti presunti ladruncoli alla Coin. E ieri ha senz’altro condiviso la scelta del questore di Roma Roberto Massucci di trasferire il funzionario responsabile del turno dei fuochi d’artificio e promettere “severe sanzioni disciplinari” per tutti.
Membri del governo si erano affrettati a difendere il poliziotto di Rogoredo prima che si scoprisse la risibile messinscena della pistola giocattolo: “Legittima difesa”. Puntano ai voti di poliziotti e militari (oltre un milione con le famiglie) ai quali però non hanno dato granché nei rinnovi contrattuali. Allora li manipolano con la “difesa sempre legittima” e gli “scudi penali”. E quando la “patacca” di Rogoredo è stata scoperta, i Salvini e i Piantedosi sono spariti e hanno mandato avanti Pisani. Raccontano che a Palazzo Chigi la sua intervista non sia piaciuta: troppo ossequio ai magistrati. E di fronte al rischio di scontri di piazza e a chi non vede l’ora di commentare fatti gravi, è toccato sempre al capo della polizia, raccontano dai reparti mobili, andare a spiegare agli agenti che “la solidarietà” della politica “non significa copertura”.