la Repubblica, 1 marzo 2026
Famiglia nel bosco, la struttura: “Catherine ci insulta e fa ciò che vuole, spostatela con i bimbi”
Catherine ha preso una struttura protetta per un albergo, scrive la psicologa Lucia Fiorillo, responsabile del servizio minori della casa di accoglienza di Vasto. Per questo, “richiediamo nuovamente e con urgenza la valutazione di modalità e direttive alternative di collocamento più funzionali per l’intero nucleo”.
L’elenco dei comportamenti di Catherine Birmingham, alloggiata “in via eccezionale” all’ultimo piano della struttura dal 20 novembre scorso, mentre i figli sono in una cameretta al meno uno, fanno impressione. Li illustra in due pagine chi gestisce il luogo protetto. La donna australiana ha la potestà genitoriale sospesa dal Tribunale, eppure nella settimana che va dal 19 al 25 febbraio, “ha ignorato totalmente i ruoli e le figure professionali presenti all’interno della comunità, decidendo e attuando in maniera del tutto autonoma e contraria alle direttive, spiegate più volte, rispetto alle sue modalità di collocamento”.
Da venerdì 20, otto giorni fa, Catherine “fa salire i figli al secondo piano, nel suo alloggio, pur sapendo che i momenti di condivisione devono essere al piano terra e pur dandole la possibilità di trascorrere l’intera giornata con i figli, compresa la notte, in camera dei tre minori”.
"L’équipe non può impedire i comportamenti”
Attualmente, si legge, “l’intera équipe educativa non ha la possibilità di impedire che i bambini stiano sopra per tante ore, soprattutto il pomeriggio, poiché la madre reagisce con ira e con insulti, rimandando ai bambini di non dare importanza alle nostre osservazioni”.
"Senza di lei i tre bambini giocano con tutti”
I tre minori escono dall’appartamento solo quando la madre deve rispondere ai suoi bisogni personali, “come il riposare o l’essere impegnata al telefono”. Nel momento in cui i bambini sono “autorizzati” a stare con le educatrici o con gli altri minori, “giocano e partecipano alle varie attività che vengono a loro proposte, ma appena la madre scende giù, tutti e tre la seguono fuori, in giardino”. La donna gira intorno all’intera struttura e “non vuole la presenza dell’educatrice”. Il personale interno limita il suo quotidiano contrasto “per evitare l’escalation delle reazioni della madre. Questa prudenza è attuata al fine di “tutelare non solo i suoi tre figli, ma anche gli altri minori”.
"Gli altri minori sono stressati”
È un aspetto importante del problema. Nella struttura di Vasto ci sono, oltre ai tre figli di Nathan e Cate, cinque minorenni, tutti con storie difficili nel loro pregresso, e questi “stanno subendo sicuramente una situazione altamente stressante, sia per tali ed evidenti dinamiche conflittuali e sia per l’esposizione mediatica giornaliera”.
Martedì scorso, “Catherine ha fatto entrare una signora, presentandola come una sua amica. Per non lasciare i figli, definiti molto ansiosi e stressati, non ha voluto incontrarla fuori. La signora ha dato il suo nome e cognome ed è rimasta per un’ora. Nel primo pomeriggio sono arrivate altre due signore, e volevano parlare con Catherine. L’abbiamo invitata ad andare fuori dal cancello, anche perché i bambini non le hanno riconosciute e non le hanno volute salutare”.
"Tutti i venerdì passano nuovi conoscenti”
Dal 30 gennaio, inoltre, tutti i venerdì pomeriggio, “passano degli amici per suonare”. Inizialmente due uomini, ma venerdì scorso “si sono presentati in quattro, sempre tutti adulti, e hanno anticipato che venerdì prossimo”, ieri, 27 febbraio, “se ne presenteranno anche altri”.
La dottoressa Fiorillo chiosa: “Questa situazione non possiamo più accettarla, la nostra comunità è una realtà protetta e non possiamo far entrare chiunque, senza nemmeno essere avvisate. Ciò evidenzia la mancanza di rispetto, dato che poi le reazioni di Catherine sono esasperate e in contrasto con l’équipe e sempre in presenza dei bambini”.
"I giudici intervengano con urgenza”
Il convincimento della dirigente si è fatto chiaro, e va ad aggiungersi a precedenti appelli: “Pertanto, si, al fine di tutelare il benessere dei tre figli, nonché quello degli altri minori ospiti della struttura, richiediamo nuovamente e con urgenza la valutazione di modalità e direttive alternative di collocamento più funzionali per l’intero nucleo”. La psicologa responsabile, di fronte al fatto che “le dinamiche relazionali si sono maggiormente inclinate”, ora chiede al Tribunale dei minorenni dell’Aquila di spostare altrove – in un’altra struttura, ma vi sono anche altre soluzioni – la madre Catherine e i suoi tre figli.
È possibile che nel Collegio di giovedì prossimo i giudici prendano una decisione.