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 2026  febbraio 28 Sabato calendario

Il ministero della Cultura dentro al Salone di Torino: tutti i dettagli dell’operazione Giuli

Il governo vuole entrare a pieno titolo dentro al Salone del libro di Torino, il più grande evento letterario italiano, a partire dal 2027: il ministero della Cultura è pronto a versare più soldi – oltre 1,5 milioni a fronte dei 250 mila euro garantiti fino a ora – in cambio di un peso specifico dentro alla governance. Il ministro Alessandro Giuli lo aveva fatto intendere alla fine della scorsa edizione, scatenando già qualche reazione in difesa dell’indipendenza della fiera torinese. Ma questa settimana ha deciso di dare inizio ufficialmente alla scalata, convocando una riunione a Roma: mercoledì scorso ha incontrato la cabina di regia della manifestazione formata da Regione Piemonte con il Circolo dei lettori, dal Comune di Torino con la Fondazione per la Cultura e dall’Associazione Torino che con Silvio Viale è proprietaria del marchio. All’incontro c’era anche la direttrice del programma Annalena Benini da poco confermata fino al 2029 e c’erano due assessori regionali in quota Fratelli d’Italia. L’ipotesi operativa ventilata da Giuli sarebbe quella di una fondazione pubblico-privata, uno strumento giuridico nuovo del quale cominciare a discutere già a partire dalla fine dell’edizione 2026, in programma dal 14 al 18 maggio.
Perché l’obiettivo, almeno per il ministro, è il 2027. La proposta – al momento presentata come una manifestazione di interesse sulla quale ha chiesto a tutti i partecipanti al tavolo di riflettere – ha creato, come era prevedibile, un mini terremoto. Se la Regione è con il ministro, il Comune frena. L’amministrazione regionale di centro destra guidata da Alberto Cirio è il primo finanziatore del Salone: attraverso il Circolo dei lettori stanzia circa 1,3 milioni. Il Circolo ha da poco confermato alla presidenza per un anno il notaio Giulio Biino e il suo è un mandato esplicito: quello di facilitare il maggior coinvolgimento del ministero, di traghettarlo dentro al Salone. Il sindaco di Torino, il dem Stefano Lo Russo, che alla riunione convocata da Giuli ha partecipato in video collegamento a differenza del presidente Cirio che ha raggiunto Roma, invece non ci sta: durante l’incontro ha ribadito che la manifestazione funziona benissimo così com’è e con l’organizzazione attuale. Nessun cambio di assetto insomma. Anche perché il Salone era nato proprio come fondazione pubblica-partecipata, poi fallita travolta da inchieste penali e contabili con il rischio che l’evento fosse trasferito a Milano.
E Viale? Anche il proprietario del marchio Salone ha più volte ribadito che l’assetto attuale è vincente. Dopo l’incontro di mercoledì non si sbilancia. Nessuno del resto vuole ancora prendere una posizione ufficiale. Perché se da un lato l’ingresso del ministero significherebbe un’iniezione di denaro che di fatto raddoppierebbe il valore della kermesse, dall’altro preoccupa la possibile ingerenza del governo sui contenuti editoriali. Anche Giuli al momento sceglie di non commentare i suoi disegni. Del resto la partita è appena iniziata.