la Repubblica, 28 febbraio 2026
Revocata per mafia la concessione della spiaggia di Mondello
Che sulla spiaggia di Mondello la prossima estate non sventoli più la bandiera del Belgio è cosa che a Palermo molti stentano a credere. Su uno dei pennoni dello stabilimento balneare in stile liberty che si trova al centro della baia la bandiera rossa, nera e gialla batteva ininterrottamente dal 1910, quando un consorzio d’imprese estemporaneo, Les Tramways de Palerme, si era aggiudicato l’appalto per la gestione dell’intera area compresa fra Monte Pellegrino e Monte Gallo, in quel tempo di recente bonificata e riscattata dallo stato palustre in cui si trovava.
A parte la bandiera sul pennone dello stabilimento, quella che poi si è chiamata Società Italo Belga ormai col Belgio non aveva niente a che fare. Molto siciliana era la sua gestione da molti anni, e come tale faceva parte dell’orizzonte quotidiano cittadino, vincendo decennio dopo decennio, regolarmente, tutti i bandi d’assegnazione per la gestione della spiaggia di Mondello, e sempre a cifre stracciate. Con l’Italo Belga, da sempre, ci si confrontava quando, più o meno in questo periodo dell’anno, si stipulava il contratto d’affitto estivo della cosiddetta capanna. Capanne, da sempre, si sono chiamate a Mondello le cabine balneari, peculiarità linguistica rivelatrice dell’utilizzo da tribù nomade che se ne faceva. In quei 5 metri quadrati di legno si riproduceva in piccolo, quasi in laboratorio, la parvenza della villeggiatura. La famiglia allargata agli amici si trasferiva in spiaggia per l’intera giornata, consumando sul luogo almeno un pasto, magari solo uno sfincionello o una pannocchia di mais abbrustolita, detta localmente pollanca. Ogni capanna aveva il suo piccolo angolo cottura e tutto il necessario per la sopravvivenza, esclusi solo i servizi igienici – quelli per gli adulti, perlomeno. Tranne che dormirci, ci si poteva fare di tutto.
Il mito dell’Italo Belga è stato talmente forte, a livello locale, da resistere anche al tramonto delle capanne, che negli anni del dopo Covid sono state diradate fin quasi a scomparire del tutto, rimpiazzate da semplici lettini più ombrellone, formula meno invasiva da un punto di vista paesaggistico, oltre che più redditizia da un punto di vista commerciale.
Poi le magagne hanno cominciato a venire a galla, in seguito alla campagna del deputato regionale Ismaele La Vardera e agli articoli di Salvo Palazzolo sulle pagine di Repubblica Palermo, e la notizia è stata accolta in città con quel genere di indignato scetticismo con cui sempre si commentano in Sicilia gli scandali di questo genere.
Una via di mezzo fra il moderno, tribalistico “Vergogna, vergogna!” e il più tradizionale, fatalistico “Così fan tutti”. In realtà, l’Italo Belga era comunemente giudicata troppo grande per fallire. Per più generazioni che non hanno mai conosciuto altra gestione del mare pubblico, oggi è impensabile un interlocutore diverso, foss’anche solo un diverso destinatario per le proprie invettive, quando il mare di Mondello risultava impossibile da godere o anche solo da raggiungere.
Prendersela con l’Italo Belga era una maniera di sfogarsi fra le più comuni, ma erano sfoghi senza mai costrutto. Quando si sono cominciate a intravedere le infiltrazioni mafiose, e soprattutto adesso che le irregolarità hanno portato alla revoca della concessione, il sentimento prevalente a Palermo sembrerebbe essere l’incredulità: davvero quindi le azioni portano a reazioni? Davvero esiste un sistema di penalità quando non si rispettano le regole? Davvero non era eterna, la dominazione dell’Italo Belga sulla spiaggia di Mondello? Il pensiero che fra tre mesi o poco più bisognerà modificare le proprie abitudini balneari è vissuto come un piccolo panico, basato soprattutto sulla credenza secondo cui megghio ‘u tinto conosciuto che ‘u bbonu a canuscere, meglio un male già sperimentato che un bene ancora tutto da verificare. Comunque sia: ci abitueremo. Ci si abitua a tutto, e i siciliani specialmente hanno una conclamata capacità di adattamento alle peggiori evenienze.
Ora verrà il tempo dei ricorsi e dei controricorsi, la battaglia legale minaccia di essere lunga. Ma per lo Stato e le sue rappresentanze locali è una grande occasione. Prefettura, Comune e Regione sono chiamate adesso alla parte più difficile di tutta l’Operazione Spiaggia di Mondello: dimostrare che può esistere una gestione del litorale più moderna, più democratica e più efficiente.
Perché un giorno non si debba rimpiangere l’Italo Belga bisogna dimostrare che esiste una alternativa e che sia una alternativa funzionale. La diffidenza dei palermitani si può anche capire, alla luce di situazioni anche recenti. Per fare un esempio: fino agli anni Ottanta la manutenzione di strade e fogne in città era appannaggio sempiterno di una impresa abbondantemente infiltrata da Cosa Nostra. Quando poi è venuto il momento di spazzare via la vecchia gestione, il problema è stato risolto abolendo non solo l’impresa, ma direttamente la manutenzione delle strade e delle fogne. Il risultato, quarant’anni dopo, è quello che si vede camminando per le strade di Palermo: il disastro più completo. Ecco, volendo gettare uno sguardo al futuro, la grande scommessa dei prossimi anni, quella che veramente potrebbe scalfire la millenaria diffidenza dei siciliani, sarà dimostrare che può esistere qualcosa di meglio del tinto canusciuto e non c’è motivo di diffidare del bbonu a canuscere.