Corriere della Sera, 1 marzo 2026
Flora Tabanelli: "La medaglia olimpica? Ce l’ho sempre in tasca"
Flora Tabanelli, bronzo olimpico a 18 anni nello sci freestyle, è tornata a scuola accolta dagli applausi di tutti: compagni, insegnanti. Si presenta al Corriere sorridente e umile, silenzi e parole decise.
Flora, quanti occhi addosso.
«Non mi abituerò mai a parlare in pubblico. Sono timida, non sono chiacchierona nemmeno tra amici».
Ma lo sport non l’ha cambiata?
«Un po’ sì, soprattutto ultimamente: giro il mondo, conosco persone, parlo un’altra lingua».
Domanda di rito: dove tiene la medaglia?
«Per ora, sempre in tasca... Poi la metterò a casa dove ho tutte le coppe e le medaglie: la lascerò tra il nascosto e il visibile, per ricordarmi che c’è ma senza vederla sempre».
Ha realizzato quanto successo?
«È ancora tutto surreale. Non credevo di essere pronta a gareggiare in quel modo».
Il 6 novembre si è lesionata il legamento crociato, Giochi a rischio. Faceva più male il ginocchio o la testa?
«La testa. Il ginocchio si è gonfiato un paio di volte, ma era gestibile. Mentalmente pensavo di non farcela, ogni giorno una sfida, può sempre capitare una ricaduta. Per fortuna ho avuto tante persone intorno, mio fratello su tutti».
Miro, tre anni più grande, anche lui sciatore freestyle.
«Lui e la mia famiglia lì a Livigno con me: fondamentale. Mia madre è docente di italiano, aveva un concorso la mattina dopo la gara ed è partita alle 3 di notte per tornare a casa, guidando per cinque ore».
Il salto decisivo da 94.25 punti: quando ha deciso come eseguirlo?
«Avrei scelto quel trick se mi fossi sentita al massimo. In quel momento era così».
Ma come si inizia a praticare sci freestyle?
«Bisogna uscire dagli schemi. Facevo sci, pattinaggio sul ghiaccio, ginnastica artistica, snowboard. Mio fratello si costruiva i salti da solo, mi ha incuriosita. E quando avevo 13/14 anni ho provato il primo salto, sulla neve fresca, così da attutire la caduta».
E com’è andata?
«Male: sono atterrata di collo. Ma ho subito voluto riprovarci».
Una vita a contatto con la natura: non ha paura, crescendo, che diventi tutto più artificiale?
«Per ora no: da piccola sciavo per divertirmi e adesso per allenarmi. E poi faccio tante attività all’aperto: skateboard, arrampicata, anche surf. La natura è tutto: quando trascorrevo i weekend nel rifugio dei miei genitori sull’Appennino emiliano, il lunedì mattina per andare a scuola mettevo gli sci. Bellissimo: c’erano le piste appena tirate».
Oltre al suo bronzo, cosa l’ha emozionata ai Giochi?
«Le vittorie di Federica Brignone, con cui ho condiviso giornate al J Medical. Ho seguito da vicino il suo percorso, ha provato l’impossibile e mi ha ispirata a fare lo stesso. E poi l’oro di Lisa Vittozzi nel biathlon».
Il primo pensiero, dopo l’infortunio di novembre?
«“Non ci credo”. Pensavo fosse tutto compromesso. Ho avuto momenti di crisi, dopo giornate dure in palestra mi veniva da piangere».
Intervengono Valentino Mori e Leonardo Pegoretti, allenatore e preparatore atletico di Tabanelli: «Il suo è stato un recupero lampo. Dovevamo ragionare sul medio-lungo periodo, non potevamo prenderci rischi solo per le Olimpiadi. Abbiamo messo davanti la persona Flora, il suo desiderio era provarci: è stata straordinaria. Martedì si opererà, poi penseremo alla prossima stagione».
Flora, quest’anno affronterà l’esame di maturità: ha raccontato di amare la matematica.
«Me l’hanno sempre spiegata bene. Faccio il liceo artistico, magari da noi è più facile. Ma forse ora arriva il difficile: stiamo studiando i limiti».
E lei ha dei limiti?
«Devo essere soddisfatta di quello che ho raggiunto, ma allo stesso tempo voglio sempre di più».
Suona il pianoforte: il brano delle sue Olimpiadi?
«“Esibizionista” di Annalisa, l’abbiamo cantata tanto».
Sono state le ultime Olimpiadi di Pellegrino, Lollobrigida, Wierer. Ora tocca a voi giovani.
«Mi immedesimo in loro: smettere deve essere difficilissimo. Io sono all’inizio, ma già penso a quando dovrò ritirarmi: lo sport è la mia vita, solo l’idea mi spaventa».