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 2026  marzo 01 Domenica calendario

Sal Da Vinci ha vinto San Remo

Il Festival è di Sal Da Vinci. «Per sempre sì», tormentone neomelodico sul tema della fedeltà, ha vinto la 76esima edizione di Sanremo. La tradizione batte le novità Sayf e Ditonellapiaga. A sceglierlo il voto di tre giurie: Televoto, Sala Stampa, Radio. Il premio della Critica Mia Martini va a «Stupida sfortuna» di Fulminacci. Quello della Sala Radio-Tv-Web Lucio Dalla a Serena Brancale e «Qui con me». Sul palco si festeggia, ma la serata era iniziata con tutt’altro clima. Sì, era la finale, voglia di giacca e cravatta, persino black tie, paillettes e abito lungo, ma anche il giorno dell’attacco di Israele e Stati Uniti all’Iran. Telecamere accese, Conti schierato con le co-conduttrici Laura Pausini e Giorgia Cardinaletti del Tg1 dà la buonasera e invita alla «riflessione». La parola passa alla giornalista: «Stiamo vivendo una grande contraddizione, da una parte tutti noi vorremmo il popolo iraniano libero dall’oppressione e dalla sofferenze, dall’altro si sta aprendo un conflitto di cui non conosciamo l’esito».
Il conduttore e direttore artistico ricorda la contraddizione tra il dovere di «festeggiare la musica italiana e il vincitore» e l’esigenza di «non ignorare quello che sta succedendo nel mondo». Rilancia un appello dell’Unicef «a un impegno globale per proteggere i bambini ovunque essi siano, in particolar modo nelle zone di guerra». Tocca a Laura Pausini: «I bambini hanno diritto a dormire per sognare e non a sognare di dormire perché svegliati dal rumore delle bombe. Basta odio».
Fin qui la parte istituzionale, quella pensata e scritta. Durante la serata si sono poi uniti in libertà gli artisti. Il rock è sempre stato pacifista e Cleo, voce delle Bambole di pezza, personalizza l’abito con la scritta lennoniana «Give peace a chance». «Abbasso la guerra e le tirannie. Viva la pace e l’amore» è il grido di Leo Gassmann. Ermal Meta, al messaggio della sua canzone su una bambina morta a Gaza, aggiunge una dedica a «tutti i bambini silenziati dalle bombe». «La felicità e la pace sono un lavoro collettivo» per Colombre e Maria Antonietta. A un certo punto, dopo l’aggiornamento del Tg1, dalla platea sale il grido «pace pace».
La notte si allunga e sull’Ariston cade il silenzio quando sul megaschermo scorrono i nomi delle 301 donne uccise dal 2023. Gino Cecchettin, che ha vissuto quel dramma con il femminicidio della figlia Giulia: «Dobbiamo educare al rispetto, ad accettare il rifiuto: non bisogna avere paura della libertà di una donna, un no è un no, ma è un sì che è vera libertà
Flash dalla serata. Tommaso Paradiso che esulta («sono vivo») come se avesse vinto una maratona: è andato oltre ogni aspettativa – forse anche sua – di gestione del palco, controllo dell’emozione e performance. Due viti da regolare e al prossimo giro vince di sicuro. Serena Brancale oltre alla canzone-dedica indossa un abito della mamma: le lacrime sono anche quelle della sorella Nicole che dirige l’orchestra. Festival familiare: Sayf porta sua mamma sul palco e Samurai Jay raggiunge la sua in platea a ritmo di merengue e reggaeton. Elettra Lamborghini va a caccia di abbracci da convertire in punti del FantaSanremo perché tanto «ho capito che qui non vinco nulla».
Piccoli elementi. Doppio Premio alla carriera. Uno per Andrea Bocelli che arriva all’Ariston a cavallo del suo Caudillo, purosangue bianco. L’altro va ai Pooh. No, non si sono sciolti. E nemmeno riuniti per l’ennesima volta. Celebrano i 60 anni di carriera dal palco in piazza. Mara Venier è protagonista di un paio di gag. Tutti da «zia Mara» domani, vincitori e sconfitti.