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 2026  marzo 01 Domenica calendario

Intervista a Barbara De Rossi

Barbara De Rossi, la sua carriera è iniziata che aveva 16 anni, e per merito di Marcello Mastroianni.
«Se non era per Marcello, che alzava il telefono e chiamava mio padre, non avrei mai visto una macchina da presa».
Come andò?
«Vivevamo a Rimini, si andava a ballare tutti insieme, grandi e piccoli. Erano genitori giovani e moderni. Quella sera eravamo all’Amarcord e c’era il concorso di Miss Teenager, e tutti incitavano mio padre a farmi partecipare. Indossai un abito da sera di mia mamma in cui inciampavo e poi un costume intero. Vinsi. In giuria c’erano Pasquale Squitieri e Gigi Proietti, il presidente era Alberto Lattuada. Dopo, Lattuada mi voleva in un suo film, ma papà non ne voleva sapere era molto geloso. Mastroianni lo chiamò e lo convinse. Diventarono amici. A Madrid, in pausa tra un ciak e l’altro, giocavano a scopetta. Era un attore immenso e una persona di una semplicità meravigliosa».
Lei ha avuto molti successi e premi.
«Ho vinto tutto, non mi manca niente».
Un’occasione persa?
«Cento giorni a Palermo, di Giuseppe Ferrara. Non lo feci perché il mio agente di allora, siccome avevo appena fatto La piovra, mi disse: “Sei morta ne La piovra, che ti metti a fare Emanuela Setti Carraro, la moglie del generale dalla Chiesa, che muore?”. Sbagliai, anche mal consigliata. Gli errori si fanno. Però, insomma, io ho avuto un tale boom che arrivavano proposte da tutte le parti».
Oggi lavora soprattutto a teatro. Non le manca la macchina da presa?
«Sto facendo come la Melato che ha trascorso gli ultimi 25 anni della sua vita sul palcoscenico».
Ma è contenta?
«Faccio le mie cose, il pubblico viene. Ma certo, il cinema mi manca. Sono una brava attrice, ho 65 anni e l’esperienza che ho maturato mi porterebbe a esprimermi in ruoli stupendi. Ma non li fanno. A questa mia età è rarissimo impersonare una protagonista piena. È una cosa tutta italiana: se guardi la cinematografia spagnola, francese, americana, c’è gente che lavora a 85 anni con ruoli da protagonista, e non sono tutte nonne e zie».
E la televisione?
«Dal 2012-2013 c’è stato una specie di blocco. Ed è stato terribile, mi passavano tutte davanti».
Dovuto a cosa?
«La mia disgrazia è stata, dopo la fine del mio matrimonio (con Branko Tesanovic, padre di sua figlia Martina, ndr), iniziare una relazione con un uomo più giovane. Fu uno scandalo».
Tale da bloccarle la carriera?
«Io ero la “Madonna di Pompei”, sempre morigerata... c’erano i fotografi a immortalare ogni attimo la mia famiglia... oggi, a una cosa così, non ci farebbe più caso nessuno. Allora mi ha precluso di andare avanti con le fiction, nonostante gli ascolti altissimi che facevo».
Quella storia, peraltro, è stata estremamente brutta e pericolosa.
«Siamo ancora in causa».

Come si è accorta di essere caduta in una relazione tossica, proprio lei che di violenza sulle donne si è occupata sempre, conducendo anche «Amore Criminale» su Rai3?
«Da Amore Criminale fui rimossa facendo due milioni di telespettatori e il 9% di share, una roba mai vista. Anche Matilde (D’Errico, l’autrice del programma, ndr) era sorpresa... la prima cosa da sfatare è che le donne che precipitano in queste spirali siano deboli. Anzi, sono abituate a reggere dei pesi, hanno un istinto da crocerossine. Quegli uomini le scelgono apposta così, sono manipolatori. Il deterrente è il sentimento, un filtro potentissimo».
Ed è questo che ha intrappolato anche lei?
«Ho impiegato dei mesi per capire... all’inizio ti mostrano la parte migliore. Poi, iniziano a cambiare. Ma tu sei già innamorata. E così cominciano le botte e le offese».
Ci ha messo molto a toccare il fondo?
«Rifiutai il ruolo della moglie del generale dalla Chiesa, me ne sono pentita»
«La terza volta che sono finita in ospedale ho detto basta. C’era Martina, è stata lei il motore della mia svolta. Ricordo una lite feroce in cui si mise di mezzo il mio bulldog, Leone, che era come un figlio per me. Me la stavo vedendo brutta e mi ha salvata. Lui, però, non se ne andava di casa».

E come ha fatto?
«Abbiamo organizzato un blitz con la polizia. Lo rifarei altre centomila volte».
Quanta paura le è rimasta da questa orribile esperienza?
«Io non ho più nessuna paura, di niente. Sono diventata una “bestia” in questo genere di cose».
Questa storia violenta non ha minato la sua capacità di amare. Si è risposata, in terze nozze, con l’imprenditore toscano Simone Fratini. Come vi siete conosciuti?
«È un matrimonio molto felice. E credo sia anche per il desiderio di viverlo a pieno che non mi pesa più di tanto la lontananza dal cinema. Lui ha un’azienda leader nel mondo di accessori per capelli, e io avevo bisogno di alcune cose. Non di protesi eh, che sono quelle che ha inventato e che gli hanno dato notorietà».
Come ha fatto a non perdere la fiducia negli uomini?
«Non bisogna disperare. Mi capita di sentire persone angosciate perché è andato male un matrimonio... io ho trovato l’amore a 53 anni (l’ha sposato a 63, ndr). È un po’ come il discorso del recitare a 50 anni: può essere molto più interessante, con tutto il bagaglio di vita che si ha alle spalle. Ci siamo conosciuti e non ci siamo più lasciati».
L’amore a 60 anni è più bello?
«Io ho imparato a godere della vita in un altro modo: non esistono solo i feromoni. Esistono anche la testa, il cuore, le intenzioni. Poi, sì, i feromoni non mancano, ma sono quelli che ti permettono anche di ragionare, non come a 20/30 anni che impazzisci».
Lei, bella come era, ne avrà fatti impazzire a centinaia.
«Io sono stata bellina forte, a vent’anni “se giravano i sanpietrini”, come si dice. Avevo un corpo... negli Anni 80: o eri bella, o eri bella».

E le cose erano facili o no?
«Ho lottato tutta la vita per essere un’attrice capace di esprimersi. E quante volte dicevano: “No, Barbara sei troppo bella mica puoi fare la commessa”. E meno male che Francesco Nuti mi ha fatto fare l’impiegata alle Poste, struccata e coi capelli appassiti. La bellezza a volte è un problema, eccome».
E conservarla, è un problema anche quello?
«Io sto invecchiando, però con la mia faccia. Faccio qualche iniezione una volta all’anno proprio per non cadere nelle rughe più terribili. Mio marito mi dice sempre: “Amore, ma tu sei bella così, non ti mettere a fare cose”. Bisogna sapersi accettare».
Sua mamma è mancata giovane, e sul letto di morte le disse: «Mi raccomando, non cambiare mai». Ha mantenuto la promessa?
«Aveva paura che il mondo dello spettacolo mi potesse modificare il carattere, condizionarmi la crescita... sono cambiata molto poco».
Poco quanto?
«Del mio lavoro ho abbracciato la parte creativa ma ben poco quella mondana. Non ho campato vendendo il mio privato, come fanno quasi tutti. Anche a mio padre avevo fatto una promessa: che non avrei mai girato film scollacciati. Lui era all’antica».
È vero che non la faceva uscire senza un cane lupo che la scortasse?
«Sì, perché mi aveva seguita un maniaco».
Si è descritta come una bravissima ragazza, sempre. Neanche un vizio?
«Fumavo come una turca: tre pacchetti al giorno. E anche mio marito. Quando abbiamo smesso, due anni fa, ho preso 12 chili. All’inizio “te piglia una fame” che ho sostituito le sigarette con dei bei piatti di pasta. Così siamo ingrassati. E poi siamo dimagriti. Insieme».