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 2026  marzo 01 Domenica calendario

Aggressione a Cicalone, quattro arresti

Dopo aver pestato a sangue Simone Ruzzi, meglio conosciuto nella Capitale come «Cicalone», ex pugile e youtuber romano, ormai un simbolo della lotta ai borseggiatori nella metropolitana, erano riusciti a lasciare l’Italia per trasferirsi in Finlandia, dove in tre però sono stati arrestati dalla polizia di Helsinki per altri reati, mentre un loro complice si è rifugiato in Romania. Si tratta di Florin Marian Bratu, Marian Iulian Simion, 32 e 33 anni, insieme con Nicolae Ricardo Moldoveanu e Ionut Victor Dascalu, di 27 e 40. Sono stati tutti raggiunti dalla misura cautelare emessa dal gip di Roma Rosalba Liso su richiesta del procuratore aggiunto Giovanni Conzo e del pm Eleonora Fini proprio per l’aggressione a «Cicalone» del 12 novembre scorso alla fermata metro Ottaviano della linea A. Ci sono anche due rumeni indagati. L’accusa è lesioni e resistenza a pubblico ufficiale aggravate. I quattro avevano picchiato anche due guardie giurate intervenute in soccorso di Ruzzi, ricoverato in ospedale con una prognosi di 45 giorni. I primi tre erano ancora in carcere, l’ultimo è stato estradato sotto scorta nella Capitale con un volo atterrato ieri a Fiumicino. Adesso è a Regina Coeli. Facevano parte del «Clan Hitler», un’organizzazione criminale con quartier generale a Buzao, proprio in Romania, molto attivo, come spiega il gip nella sua ordinanza, «nella commissione di reati contro il patrimonio, prevalentemente in Inghilterra e Romania». L’aggressione a «Cicalone» è stata ripresa dalle telecamere. Grazie a quelle immagini è stato possibile «osservare la presenza dell’intero gruppo per diversi minuti all’interno della stazione Ottaviano, trattandosi di soggetti già noti alle forze dell’ordine per agire sempre con il medesimo modus operandi per la commissione di furti, modalità che la polizia giudiziaria così descriveva: “Secondo uno schema ricorrente – si legge ancora nella misura cautelare —, alcuni soggetti si muovevano avanti e indietro avvicinandosi a coppie di turisti, altri stazionavano nelle immediate vicinanze fingendo di osservare l’ambiente o simulando conversazioni telefoniche, mentre altri soggetti svolgevano funzioni di segnalazione in caso di avvicinamento delle forze dell’ordine, come è avvenuto quando veniva notata la presenza di Cicalone con due guardie giurate”». L’aggressione, dunque, non ha riguardato solo Ruzzi e i vigilantes, ma anche la cameraman del primo, Evelina Z., che riprendeva i malviventi che hanno reagito con «pervicacia e inaudita violenza – sottolinea infine il gip – colpendo le vittime incuranti del luogo, della qualifica degli operanti, certi di agire con la forza dell’intimidazione derivante dal gruppo, colpendo chiunque intervenisse per fermare l’ira aggressiva, spalleggiando in tal modo l’uno la condotta violenta e sopraffattrice dell’altro».