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 2026  marzo 01 Domenica calendario

OpenAI fa lo sgambetto ad Anthropic e firma l’accordo con il Pentagono

Se lo scontro tra Anthropic e il governo Trump può anche essere descritto – lo abbiamo fatto sul Corriere – come un moderno dramma shakespeariano dell’intelligenza artificiale (AI), con Dario Amodei che non cede sui principi nonostante i rischi mortali della messa al bando decretata dal presidente Usa, ieri notte sul palcoscenico è salito un altro personaggio: il capo di OpenAI Sam Altman, apparentemente nel ruolo di Iago.
Il padre di ChatGPT, per quanto diviso da Amodei da un’aspra rivalità, a parole ha sempre manifestato preoccupazioni non diverse dalle sue sulla necessità di tracciare una doppia linea rossa: no all’uso dell’AI per costruire sistemi di sorveglianza di massa o armi totalmente autonome dal controllo umano. Altman aveva dato anche venerdì la sua solidarietà ad Anthropic, ma poche ore dopo la rottura dell’azienda col Pentagono è subentrato nel business coi militari firmando un accordo col ministero della Guerra. Accordo che, si è saputo, stava negoziando segretamente già da mercoledì.
A caldo le reazioni prevalenti sono state di sorpresa e indignazione per quello che appare come un tentativo di sostituire un rivale dotato di una tecnologia migliore in circostanze poco chiare: Altman ha firmato l’intesa coi militari poco dopo aver ribadito, in un messaggio ai suoi dipendenti, che anche OpenAI non vuole che la sua tecnologia sia usata per robot-killer autonomi o sorveglianza di massa. Ma il Pentagono aveva detto di non essere disposto ad andare, in qualunque accordo, oltre la frase «usi limitati a quanto legalmente ammesso». Cioè tutto, visto che sull’AI l’America non ha leggi o limiti, e nemmeno controlli. Altman ha ammesso di aver accettato la formula legale imposta dal Pentagono, ma sostiene anche di aver ottenuto la garanzia che i suoi modelli non saranno usati per sorveglianza e armi autonome. Dice di esserci riuscito seguendo una strategia diversa da quella di Amodei: anziché chiedere un impegno legale nero su bianco, ha ottenuto dai militari l’autorizzazione a inserire nella tecnologia che darà al Pentagono limitazioni tecniche che renderanno impossibile usare l’AI nei due campi «proibiti». Vero o gioco di prestigio dialettico per prendere il posto di Anthropic in un’operazione tutta politica, visto che Trump ha bollato quella di Amodei come un’azienda di estrema sinistra, mentre Altman è da tempo allineato alla Casa Bianca?
L’unica certezza è la capacità di Altman di costruire trame diaboliche: due anni fa, fatto fuori da OpenAI, riuscì dall’esterno a organizzare una «controrivoluzione» e a tornare alla guida dell’azienda dopo cinque giorni. Un anno fa, quando Trump si insediò alla Casa Bianca con a fianco Elon Musk che lo odia, Sam sembrò avere di nuovo il futuro segnato. Cercò di togliersi dal mirino adulando Musk, ma costruì segretamente il progetto Stargate (ciclopico piano di costruzione di data center) con Softbank e la Oracle di Larry Ellison, grande amico di Trump. Il quale approvò nonostante l’opposizione di un Musk furente per essere stato tagliato fuori. Fu l’inizio della fine dell’idillio tra Donald ed Elon.
E ora? Un altro scacco matto di Altman? È presto per dirlo. Anche perché Amodei ha annunciato il ricorso contro la «messa al bando». Inoltre il Pentagono potrebbe ancora negoziare con lui, consapevole che sostituire la sua tecnologia sarà complicato. Altman, poi, potrebbe provare a vestire i panni del mediatore che riporta dentro Anthropic.