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 2026  marzo 01 Domenica calendario

Nel Pd si apre il caso preferenze

 Fratelli d’Italia, non essendo riuscita a far convergere Lega e Forza Italia sulle preferenze, punta dritto sul dibattito parlamentare. Dove una maggioranza alternativa potrebbe profilarsi: apertamente, infatti, sono pro preferenze, oltre agli alleati di Noi moderati, Italia viva, Azione e pezzi del Pd e del M5S. Sono loro il bersaglio grosso.
I contatti sono iniziati. Anche se Pd e M5S – questa l’indicazione dei leader – non faranno «favori alla premier parlando di dettagli di una legge che va respinta in blocco perché, con un mega premio di maggioranza, demolisce i quorum di garanzia». Ma il premio è appunto il perno della legge elettorale. E ieri Giorgia Meloni, rivendicando con Bloomberg «l’impegno del governo per la stabilità», in un certo senso l’ha ribadito.
Sulle preferenze – dopo l’annuncio di Giovanni Donzelli su un emendamento di FdI per introdurle – è tornato ieri un altro meloniano della prima ora, Fabio Rampelli, con un appello: «Mi auguro che l’Aula, esprimendosi liberamente, le introduca. Il Pd accetti la sfida». Dalle parti del Nazareno, nessuna replica alle sollecitazioni: fino al referendum «che possiamo vincere», non si parla di altro, il diktat. Ma dentro il partito guidato da Elly Schlein, la discussione è iniziata.
La reintroduzione delle preferenze libererebbe chi ha consensi sul territorio, ma conta meno negli equilibri interni al partito, dall’obbligo di garantirsi il favore della leader o di un capo corrente per essere candidato. Quindi interessa a parlamentari forti nelle loro città più che a Roma e, soprattutto, agli amministratori locali. Non è un caso, che sul punto si sia esposto Antonio Decaro, presidente della Puglia, campione di preferenze alle Europee e riferimento di quell’area che preme dalla periferia (tanto da essere stato qualche volta indicato come possibile anti Schlein). Decaro attacca il centrodestra che con lo Stabilicum «prova ad assicurarsi la vittoria alle elezioni». Ma poi lancia una frecciata al suo partito: «Anche questa volta, con buona pace delle opposizioni, si dimenticano di introdurre le preferenze. Così si rafforzano le correnti». E il tema delle correnti è sicuramente del Pd. Dove, insomma, ora si valuta il vantaggio di togliere dalle mani della segretaria la scelta degli eleggibili senza né collegi né listini bloccati.
Anche il M5S, da paladino della democrazia dal basso, non potrebbe dire no alle preferenze. «Per ora però – l’ordine di scuderia – facciamo barricate contro il mega premio». Infine c’è un altro partito dove l’argomento ribalterebbe i rapporti di forza interni: la Lega, radicata sul territorio, ha una classe dirigente che può farsi valere nella gara del consenso.