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 2026  marzo 01 Domenica calendario

Le ultime ore della Guida suprema

Riusciamo a catturare Khamenei come abbiamo fatto con Maduro? Donald Trump l’avrà chiesto ai generali del Pentagono. E allora, se prelevarlo in un Paese grande sei volte l’Italia è troppo difficile, l’ordine è diventato «eliminatelo». Il quartier generale della Guida Suprema iraniana è stato ieri mattina il primo obbiettivo dell’attacco israelo-americano ed è stato raso al suolo. Solo in serata, dopo una ridda di voci, indiscrezioni e smentite, è arrivato l’epitaffio di Trump sul suo social Truth. «Khamenei, una delle persone più malvagie della storia, è morto». Meno di un’ora dopo ecco la conferma sull’account X dell’ex Guida Suprema. «Nel nome di Alì, la pace sia con lui».
Trump si cinge d’alloro. «Questa non è solo giustizia per il popolo iraniano, ma per tutti i grandi americani e per quelle persone di molti Paesi in tutto il mondo che sono state uccise o mutilate da Khamenei e dalla sua banda di sanguinari criminali. Non è stato in grado di evitare i nostri sistemi di intelligence e di tracciamento altamente sofisticati e, lavorando con Israele, non c’era nulla che lui, o gli altri leader uccisi con lui, potessero fare. Questa è la più grande opportunità per il popolo iraniano di riprendersi il proprio Paese»
Israele e Stati Uniti avevano già provato ad eliminare la Guida Suprema iraniana nella Guerra dei 12 giorni nel giugno scorso. Ieri ci sono riusciti. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi aveva dichiarato «per quanto ne so, è ancora vivo, come la maggior parte dei gradi più elevati». Il premier israeliano Netanyahu ha invece addirittura mostrato a Trump una foto del cadavere. Khamenei trafitto di schegge, ma riconoscibile. Un sintomo di come il Mossad sia infiltrato nell’apparato di potere della Repubblica Islamica.
Secondo l’ex capo dei servizi segreti israeliani Amos Yadlin, «è probabile che l’ora dell’attacco sia stata determinata da fonti di intelligence sugli spostamenti degli obbiettivi di maggior rilievo». Tradotto quando hanno avuto conferma della presenza di Khamenei hanno colpito.
L’eliminazione della Guida Suprema è un colpo spettacolare, ulteriore prova di una superiorità militare schiacciante. Nel complesso però la fine di Khamenei ha un peso relativo sulla tenuta della ramificata struttura di comando iraniana. Il valore simbolico è il più rilevante. La fine di Khamenei potrebbe magari scatenare quella rivolta di piazza che Israele e Stati Uniti chiedono agli oppositori iraniani. Per questo la voce sulla sua morte è una notizia che vale come e più di tante bombe. L’opposizione in esilio ha subito mostrato sui suoi canali alcuni cori per le strade di diverse città iraniane. Gente che celebrava la «morte del dittatore». Il figlio dell’ex scià dell’Iran, Reza Pahlavi, ha scritto su X che ora «la Repubblica islamica sarà presto relegata nella pattumiera della storia», ma non sembra lui il candidato di Israele e Usa alla successione.
«Spero – scrive infatti Trump – che Pasdaran e polizia si uniscano ai patrioti iraniani e lavorino assieme per riportare il Paese alla grandezza che merita». È la solita parafrasi del Make America Great Again. «Il processo – avvisa però il presidente Usa – deve cominciare presto, magari in quello stesso giorno in cui non solo è stato ucciso Khamenei, ma il Paese è stato distrutto. I pesanti e precisi bombardamenti continueranno ininterrottamente durante la settimana o quanto sarà necessario per raggiungere il nostro obbiettivo della pace in Medio Oriente e in tutto il mondo».
Qualcuno lo ascolterà?
Lo strapotere dell’intelligence congiunta israelo-americana induce i vertici più esposti agli attacchi a limitare le comunicazioni digitali. Localizzazioni di telefonini, intercettazioni, riconoscimenti dell’impronta vocale, attivazione da remoto della telecamera sono diventati grazie all’intelligenza artificiale efficacissimi. Basta un nome, un numero per far scattare la caccia digitale. Il «per quanto ne so» del ministro degli Esteri dà due indicazioni di quel che sta succedendo a Teheran. Primo, che la struttura governativa e forse anche militare, si è organizzata per lavorare anche senza comunicare con i vertici. Secondo, che la parola stessa della Guida Suprema non è determinante per l’operatività dell’apparato. Rischio intercettazioni e indipendenza degli apparati potrebbero diventare un problema per un cambio di regime morbido, consensuale.
Il Mossad, il servizio segreto israeliano, spinge anche in questa direzione. Ha aperto un canale Telegram in lingua farsi chiamato Freedom Iran, libertà Iran, ha fatto rimbalzare l’annuncio di Trump sulla morte di Khamenei e l’invito al colpo di Stato. Il commento finale, in un inglese comprensibile a chiunque, è «bye bye ayatollah».