Corriere della Sera, 28 febbraio 2026
Legge elettorale, c’è il caso preferenze. FdI: siamo da sempre favorevoli
«Irricevibile» per le opposizioni. «Equilibrata ma migliorabile» per il leader leghista Matteo Salvini. Emendabile per la stessa Fratelli d’Italia che annuncia di voler modificare la proposta che la maggioranza ha depositato nei due rami del Parlamento, ripristinando le preferenze. Al secondo giorno la nuova legge elettorale, appena formalizzata, è al centro di sospetti e contrapposizioni.
«Se si votasse con l’attuale legge elettorale non ci sarebbe una maggioranza» difende la posizione Tommaso Foti, ministro meloniano: la nuova legge serve a garantire stabilità. E tuttavia è Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione del partito della premier, a imprimere una virata: «FdI presenterà un emendamento per introdurre le preferenze». Nessun timore che si reinneschi il tira e molla tra alleati, considerando che Lega e Forza Italia sono contrarissimi? «Siamo da sempre favorevoli alle preferenze. Abbiamo presentato emendamenti in questo senso anche alle altre leggi elettorali e lo presenteremo anche questa volta. Affronteremo il dibattito in Parlamento con serenità e rispetto delle opinioni di tutti». Il ragionamento dietro le quinte, è più o meno questo: abbiamo mollato nei vertici di centrodestra, ma potremmo raccogliere intorno alle preferenze una maggioranza, diversa, in Parlamento (dove però resta l’incognita del voto segreto). Con FdI sono schierati Noi moderati e l’Udc: Maurizio Lupi e Antonio De Poli hanno dichiarato una analoga intenzione sulle preferenze. Si muovono anche i deputati di Futuro nazionale, perché, dice Roberto Vannacci, «senza preferenze si danneggiano gli elettori».
Fa professione di serenità intanto Salvini. «Se una legge garantisce un governo stabile, a me va benissimo – assicura il vicepremier e leader del Carroccio —. Poi tutto è migliorabile e io non sono di certo un appassionato o un esperto di sistemi elettorali. Chi ha seguito la proposta di legge per la Lega ha fatto un buon lavoro».
Un «buon lavoro» anche per i forzisti, che proprio non vorrebbero ricominciare la trattativa. Raffaele Nevi lo rivendica: «Con la nostra proposta saranno i cittadini a decidere chi governa per cinque anni e non le trattative di palazzo». Le tensioni, però, restano palpabili sotto l’equilibrio appena raggiunto. La Lega ha subito la cancellazione dei collegi uninominali, considerati un gancio importante per un partito ancorato territorialmente.
Nel frattempo, le opposizioni fanno muro, sospettando della fretta della maggioranza (e del governo). Attacca il Pd: «Hanno fretta, è un segnale di debolezza», dice Francesco Boccia. «Col superpremio di maggioranza c’è un super-truffa», attacca Giuseppe Conte. E crescono le perplessità espresse da alcuni costituzionalisti che segnalano si potrebbero avere vittorie diverse nei due rami del Parlamento.
Il dibattito a questo punto si sposta in commissione Affari costituzionali della Camera per l’avvio dell’iter. L’esame della riforma dovrebbe iniziare nella seconda settimana di marzo.