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 2026  febbraio 28 Sabato calendario

La corsa folle e lo schianto. Choc e morti per il tram

È la dashcam di un taxi a riprendere quei cinque secondi di terrore. Che raccontano la corsa del tram. L’(inspiegabile) accelerazione. La curva – a tutta – che neanche avrebbe dovuto percorrere. Il (quasi) ribaltamento e il deragliamento. C’è poi l’urto laterale contro l’albero che fa sobbalzare quel «9» impazzito. E lo schianto contro le vetrine del ristorante all’angolo. Il bilancio è di due morti. Con il timore che con il passare delle ore il numero vada purtroppo aggiornato. Ci sono infatti altre 54 persone rimaste ferite. Alcune sono in gravi condizioni.
Tra le lamiere
A sera, quando ormai è buio, quell’angolo maledetto tra viale Vittorio Veneto e via Lazzaretto è illuminato a giorno dai fari d’emergenza per consentire agli specialisti della polizia locale di ricostruire cosa possa essere successo. Fino a poco prima, per ore, il lampeggiare blu delle sirene rimbalza ovunque di continuo. E illumina l’affanno dei soccorsi tra i finestrini in frantumi, i pezzi di muro abbattuto, lamiere e plastica dappertutto. I vigili del fuoco si «nascondono» dietro ai teli per estrarre chi è rimasto incastrato sotto il tram. E recuperano la prima vittima, il 59enne Ferdinando Favia: è seduto sul tram insieme alla compagna, l’urto lo sbalza fuori dal finestrino e finisce schiacciato dal convoglio. Lui muore sul colpo, mentre la compagna finisce in codice rosso al Fatebenefratelli. L’altra vittima è il 56enne senegalese Abdoul Karim Touré. Anche lui era a bordo del nuovo e affollato Tramlink giallo. anche lui è stato proiettato fuori dal finestrino. È ancora vivo quando viene soccorso, risponde alle prime domande, poi va in arresto cardiaco. Muore all’arrivo al Niguarda.
Le ambulanze riempiono la strada e si fiondano verso gli ospedali con i feriti più gravi. A pochi metri, seduti sul marciapiede opposto, i passeggeri del tram solo contusi sono avvolti nelle coperte termiche. Lo sguardo immobile verso le lamiere.
I soccorsi
La macchina dell’emergenza ha mobilitato ogni forza. In totale i feriti sono 54: 48 vengono portati in ospedale dal 118, altri sei vanno da soli accompagnati da parenti e amici. Quello ancora in condizioni più delicate, in codice rosso, è ricoverato al Policlinico. Il suo quadro clinico è peggiorato durante il trasporto: è in Rianimazione. Il triage per le grandi emergenze sul punto dell’incidente ha distribuito invece i venti in codice giallo tra Fatebenefratelli (sei), Niguarda (cinque), San Carlo (tre), San Raffaele (due), e quattro ancora al Policlinico, di cui due in Rianimazione. Gli ultimi 27 – che hanno coinvolto anche il Sacco, la Multimedica e la clinica Città Studi – sono in codice verde. Tra loro c’era chi tornava a casa. Chi andava a far shopping nei negozi di corso Buenos Aires. E chi s’avvicinava ai tanti locali della movida. C’è anche il tranviere. È un 61enne di lungo corso in Atm, l’azienda di trasporti. Finisce al pronto soccorso con una ferita alla testa. In ospedale viene sottoposto come da prassi ai prelievi per i test su alcol e droga. «Mi sono sentito male», dirà poi a verbale.
C’è ancora da capire cosa sia successo pochi istanti prima delle 16.11 e 22 secondi (in base all’orario segnato sul video della dashcam). Quando nel filmato si vede il «9», che dovrebbe fermarsi e poi proseguire dritto, in direzione di Porta Venezia, piombare invece verso il semaforo a grande velocità. Tanto da «saltare» la fermata di pochi metri prima. Non azionare lo scambio (rimasto «chiuso», cioè verso via Lazzaretto, a sinistra, dopo il passaggio precedente di una vettura della linea «10») per continuare lungo il viale alberato che costeggia i Bastioni. E «bruciare» il semaforo appena scattato.
L’ipotesi su cui stanno procedendo i vigili del Radiomobile, guidati dal comandante Gianluca Mirabelli, e coordinati dal procuratore Marcello Viola e dalla pm Elisa Calanducci, che indagano al momento per omicidio colposo e lesioni, è che il guidatore del Link possa effettivamente aver avuto un malore in cabina, come da lui stesso dichiarato. Potrebbe essere stata questa la causa dell’accelerazione e del deragliamento. Ma andrà verificato anche il funzionamento dei sistemi di sicurezza che avrebbero potuto bloccare la vettura. Per escludere altre cause i tecnici e gli agenti della Locale hanno ispezionato con cura anche quel tratto di binari, con particolare attenzione allo scambio. Ma sembra che il meccanismo sia risultato funzionante dopo le verifiche. Gli accertamenti saranno comunque complessi e lunghi. La Procura è già pronta a nominare un consulente tecnico per le analisi cinematiche. A cui s’aggiunge il lavoro di analisi che andrà fatto sulle immagini delle telecamere. Ce n’è una, pubblica, che monitora proprio quell’incrocio. E poi c’è il sistema di videosorveglianza interna al nuovo mezzo da poco entrato in servizio. Verifiche, come da prassi, anche sul cellulare del tranviere ora sotto sequestro.
Il cordoglio
Dopo il terribile incidente, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rivolto «a titolo personale e a nome dell’intero governo», la vicinanza alle famiglie delle vittime, ed ha espresso «solidarietà alla città di Milano». La leader del Pd Elly Schlein ha voluto fare «un ringraziamento sincero a tutti coloro che hanno contribuito a soccorrere le persone ferite e a chi sta giustamente indagando». Sul posto, tra le decine di mezzi di emergenza, anche il sindaco Beppe Sala, con gli assessori Arianna Censi (mobilità) e Lamberto Bertolé (welfare). Anche Atm, che sta collaborando alle indagini, ha espresso il suo cordoglio ai familiari delle vittime «in questo momento di immenso dolore». Da Filt Cgil, Fit Cisl e Uilt Uil un pensiero anche a «tutte le lavoratrici e i lavoratori». Mentre l’assessore lombardo Guido Bertolaso ha ringraziato la macchina dei soccorsi che ha garantito «assistenza a tutti i cittadini rimasti coinvolti».