corriere.it, 27 febbraio 2026
Lascia 600mila euro al paese e si toglie la vita: «Leggete le mie volontà in consiglio comunale»
«Non ho nessun problema economico. Non ho nessun problema sentimentale. Non mi ritrovo più nel mondo di oggi». Comincia così il testamento che Vittorio Varnier, 75 anni, originario di Roncade, nel Trevigiano, ha lasciato prima di togliersi la vita il 3 settembre 2025. Cinque pagine scritte a mano, ordinate e dettagliate, trovate nel suo appartamento. Varnier era una presenza familiare e silenziosa del paese. Ogni mattina, con il sole o con la pioggia, attraversava la piazzetta della frazione di Biancade a piedi. Comprava il giornale, qualche fumetto, poi si sedeva sempre nello stesso punto. Leggeva in silenzio, fumava una sigaretta, scambiava due parole con chi passava. Una presenza discreta, quasi immobile nel tempo. Poi, all’improvviso, quel posto è rimasto vuoto.
Il 4 settembre 2025 il suo corpo è stato trovato nel fiume Musestre, sotto il ponte della Treviso Mare, a poche centinaia di metri dal centro commerciale l’Arsenale. In pochi, all’inizio, avevano collegato quella tragedia all’uomo elegante che si vedeva spesso in giacca e cravatta in paese. Viveva da solo, all’ultimo piano di un appartamento sopra il market di via Dary. Pensionato, per anni tornitore e fresatore alle officine Menon di Roncade, non aveva mai voluto l’automobile: si spostava in bici o a piedi. Nel suo appartamento sono state trovate buste ordinate con le ultime volontà, datate 3 settembre 2025.
Nel testamento non lascia spazio a dubbi sulle motivazioni economiche: «Non ho debiti, è tutto pagato», precisa. Bollette saldate, spese condominiali sistemate, indicazioni puntuali sulle esequie, la cremazione e la manutenzione dei loculi di famiglia. E soprattutto un lascito imponente: quasi 600 mila euro complessivi. Centocinquantamila euro e l’appartamento al Comune di Roncade; circa 300 mila euro destinati ad associazioni benefiche e ai centri per la lotta contro le malattie; altre somme a un amico e a un parente. In garage, migliaia di fumetti accumulati in anni di passione. «Se possono essere utili alla biblioteca, ve li lascio volentieri», scrive. Un elenco minuzioso di serie, numeri, raccolte complete. Anche in questo, la stessa precisione con cui aveva regolato ogni aspetto della sua vita. Dalle sue parole emerge una volontà chiara: non voler dipendere da nessuno, non voler frequentare ospedali o strutture sanitarie, non diventare un peso. Una scelta maturata nel tempo e pianificata nei dettagli.
Il sindaco di Roncade, Marco Donadel, parla di «stupore e amarezza». «Era una persona distinta, sempre curata. Tutto potevi pensare tranne un gesto del genere. Non era seguito dai servizi sociali, non aveva mai chiesto nulla. È un fatto che deve far riflettere sulle fragilità che spesso non riusciamo a percepire». Donadel ricorda anche il momento del ritrovamento: «Ero lì quando hanno recuperato il corpo. Mi sono allontanato prima che lo tirassero su. Non riuscivo a reggere l’emozione. Se fossi rimasto, forse l’avrei riconosciuto subito». L’identificazione è arrivata anche grazie a un dettaglio: un pacchetto di sigarette lasciato con i vestiti ordinatamente piegati sull’argine, a quattrocento metri dal punto del ritrovamento. Attraverso il codice a barre di quel pacchetto, gli investigatori sono risaliti al punto vendita e quindi alla sua identità.
In paese lo descrivono come un uomo abitudinario. Andrea, l’edicolante, lo vedeva ogni mattina. «Passava sempre. Tutti i giorni. Giornale e fumetti. Ma quando non si è visto per due mattine di fila abbiamo iniziato a chiederci cosa fosse successo». Si sedeva nella piazzetta e restava lì per ore. «Era la sua posizione – racconta il titolare del bar Calipso – anche d’inverno stava fuori, mai dentro. Ogni tanto un caffè, ma raramente. Se lo prendeva, poi usciva subito per fumare». Non aveva molti parenti, solo un nipote con un negozio di ferramenta in paese. Qualche amico. Nient’altro che lasciasse intuire il progetto che stava maturando da tempo. Tra le ultime righe del testamento, una raccomandazione: che le sue volontà fossero lette integralmente in Consiglio, per evitare «chiacchiere e commenti disparati». E un auspicio rivolto alla politica: «Spero che abbiate il buonsenso di non accapigliarvi». Parole che oggi risuonano come un monito. Un uomo riservato, che non voleva pesare su nessuno, ha scelto di congedarsi lasciando però tutto alla comunità. In piazzetta, intanto, la panchina resta vuota. E forse è proprio quel vuoto, più di ogni cifra, a interrogare un paese intero.