corriere.it, 27 febbraio 2026
Un’auto usata su 12 in Italia è stata vittima di un grave incidente
Negli ultimi anni il mercato dell’usato – anche in Italia – è diventato sempre più internazionale, con frequente importazioni di vetture dai mercati europei ma anche extraeuropei, dando vita a scenari complessi da interpretare. Incidenti gravi, riparazioni eseguite senza standard adeguati e vizi occulti possono infatti nascondere il reale passato di un’auto, rendendo difficile per gli acquirenti valutare condizioni e sicurezza del veicolo prima dell’acquisto.
Secondo la ricerca emersa dal Transparency Index di carVertical, sulle strade italiane circolano migliaia di vetture che hanno subito almeno un incidente nel corso della loro vita. Il 12,6 % di esse presenta infatti un danno registrato sullo storico legato al numero di telaio (nella maggior parte di lieve entità), ma ben 1 su 12 (circa il 7,8% delle auto danneggiate verificate) presenta danni pari o superiori al 50% del valore di mercato. Su vetture premium, si parla di di decine di migliaia di euro, non la sorpresa più piacevole per un neo-proprietario.
La buona notizia è che la stragrande maggioranza (il 77,2%), riguarda invece vetture con danni inferiori al 20% del valore, generalmente riconducibili a lievi tamponamenti o piccoli urti che hanno richiesto prevalentemente interventi estetici. Bisogna comunque fare attenzione, come suggeriscono gli esperti di carVertical, perché spesso – quando la riparazione non è economicamente conveniente – alcuni venditori optano per interventi rapidi e poco accurati, utilizzando ricambi economici e omettendo informazioni cruciali sulla storia del veicolo. Insomma ci mettono la proverbiale “pezza”.
Diversamente dagli Stati Uniti, in Italia non esiste una soglia legale che definisca quando un’auto è irrecuperabile: generalmente le compagnie assicurative classificano un veicolo come perdita totale quando i costi di riparazione raggiungono circa il 70-75% del suo valore commerciale. Questo margine però lascia spazio a pratiche controverse, come l’acquisto alle aste di veicoli gravemente incidentati, riparati con interventi minimi e successivamente esportati verso altri Paesi, dove la tracciabilità degli incidenti diventa più difficile. Ecco perché il commercio transfrontaliero di auto destinate alla rottamazione continua a operare in una sorta di zona grigia normativa. Secondo alcune stime, circa 3,5 milioni di veicoli ogni anno – a pensarci bene, un numero impressionante – scompaiono dai registri dell’Unione Europea, continuando a circolare oppure venendo smantellati illegalmente per alimentare il mercato dei ricambi.
Le nuove iniziative normative dell’Ue puntano a collegare i sistemi nazionali di immatricolazione, con l’obiettivo di migliorare la trasparenza e rendere più semplice seguire la storia di un’auto anche oltre confine. Il fenomeno infatti non riguarda solo l’Italia: tra i Paesi dove si trovano le più alte percentuali di veicoli con danni superiori al 50% del valore, ci sono la Germania, la Svezia e la Spagna. Nel mercato dell’usato moderno è molto più frequente che un’auto abbia numerosi proprietari, anche di diversi Paesi, con una storia di numerosi interventi, più o meno conosciuti. La verifica dei danni registrati dovrebbe precedere qualsiasi trattativa, seguita da un’ispezione fisica accurata e da un controllo presso un’officina qualificata, magari affidandosi ai report storici. Insomma, prima di firmare, meglio scoprire il più possibile sulla vita precedente della vettura.