corriere.it, 27 febbraio 2026
Gran Bretagna, i Verdi strappano il seggio ai Laburisti: per Starmer il rischio di un «cataclisma terminale»
È una piccola area sulla mappa elettorale, ma è un cataclisma sulla scena politica britannica. I Verdi hanno stravinto le elezioni suppletive nel seggio di Gorton&Denton, nella zona di Manchester: si trattava di un feudo dei laburisti, che sono arrivati invece solo terzi, dietro anche al partito di Nigel Farage. I Verdi hanno ottenuto quasi 15 mila voti, contro i circa 10.500 dei faragisti, mentre il Labour è rimasto addirittura sotto i 10 mila.
La vittoria dei Verdi è però anche peggio di un successo di Farage: il partito eco-populista, che lì ha candidato un’idraulica bionda e comunicativa, Hannah Spencer, dimostra di essere una credibile alternativa a sinistra rispetto al Labour e non solo un movimento di protesta. Il nuovo leader nazionale, l’abile Zack Polanski, ha rimodellato i Verdi da partitino ecologista di nicchia a forza populista di sinistra, un po’ tipo il movimento di Melenchon in Francia (o i 5 Stelle in Italia): con il trionfo a Gorton&Denton, ha dimostrato di poter essere lui la diga progressista in grado di fermare Farage e non il Labour di Keir Starmer. I nuovi Verdi sono popolari soprattutto fra i giovani: fra le ragazze sotto i 24 anni (più a sinistra dei maschi) sono di gran lunga il primo partito.
Quello di ieri è un risultato che potrà essere replicato su vasta scala alle amministrative di maggio, specialmente a Londra, dove i laburisti rischiano di essere spazzati via dai Verdi. In questo modo è l’intera geografia politica britannica che viene ridisegnata, col Labour ridotto a partito minoritario in una gara ormai a cinque, che vede il campo progressista diviso fra Verdi, laburisti e liberaldemocratici, mentre a destra a contendersi lo spazio ci sono Farage e i conservatori.
Un altro elemento della campagna a Gorton&Denton è stato il settarismo religioso: i Verdi hanno fatto leva sull’elettorato islamico, distribuendo volantini in urdu e bengali che esortavano a punire i laburisti per Gaza, considerati troppo tiepidi nel loro sostegno alla causa palestinese. Gli eco-populisti hanno perfino stampato foto di Starmer assieme al premier indiano Modi, per aizzare l’animosità dei pachistani. La popolazione musulmana è sempre stata un bacino elettorale dei laburisti, ma ora questo legame si è spezzato. Il fanatismo etnico-religioso fa così ingresso nella politica britannica, con la saldatura fra estrema sinistra e Islam radicale.
Per Starmer, già gravemente destabilizzato dallo scandalo Epstein-Mandelson, potrebbe essere una sconfitta terminale: il premier a inizio mese era sopravvissuto a stento a un abortito golpe interno, ma non è escluso che i suoi avversari nel partito laburista possano muovere contro di lui già nei prossimi giorni. La resa dei conti è avviata.