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 2026  febbraio 27 Venerdì calendario

Fulminacci e il duetto con Fagnani

Nella cinquina della Sala Stampa, al quarto posto fra i più trasmessi dalle radio (dati EarOne) e all’ottavo su Spotify. Fulminacci, che Sanremo è per lei?
«Ho la sensazione di vivere un Sanremo al 100 per cento: mi sembra che “Stupida sfortuna” sia stata percepita bene, non mi sento in secondo piano o con la sordina».
Si era sentito così nel 2021 con «Santa Marinella»?
«Ero l’ultima ruota del carro. E non ha aiutato il fatto che fosse l’edizione del Covid, senza pubblico... Qui mi faccio i bagni di folla per capire se la gente ha capito chi sono. Sento una crescita numerica ma mi interessa di più capire cosa rimarrà: voglio fare questo per tutta la vita e non essere un razzo che esplode nel cielo all’improvviso e ricade nell’oceano».
«Stupida sfortuna» ci porta nei ricordi di un amore finito.
«L’ho scritta sul finale di una lunga relazione, in quel momento ibrido che nella memoria un po’ si confonde».
Ha detto che «Calcinacci», l’album in arrivo, è il primo che ha scritto da single. Come sarà cantare poi dal vivo questi ricordi?


«Credo che la mia preoccupazione debba essere come vivrò quelle ancora più vecchie... Sarà ancora più tosto. Però è sempre così, si canta di sentimenti che non si stanno più vivendo perché da quando scrivi a quando vai in tour passa tempo e non sei più la stessa persona. Bisognerebbe sottovalutarle un po’ di più le canzoni: magari scrivo pensando a una persona specifica, ma alla fine non sono dirette a me e quello che conta è il significato per chi le ascolta».

Per la cover ha scelto «Parole parole» di Mina con Francesca Fagnani nei panni che furono di Alberto Lupo. Sarà vestita da uomo?
«Sorpresa...»
Ha paura che le chieda indietro il favore invitandola e torturandola a «Belve»?
«Non credo di avere le carte in regola per essere suo ospite. Mi piace proteggere la mia vita privata: non la ritengo interessante. È qualcosa di bello e importante che ho dentro e preferisco tenerlo da parte senza farlo contaminare».
Che belva è Fagnani?
«Non la conosco così a fondo da vederne i difetti».
I pregi?
«Sagace, divertente e tenera. La stimo: è la figura della tv italiana che più mi incuriosisce e appassiona. Sa essere ironica e credibile. A me sembra una persona meritevole di rispetto ma anche una che vorrei abbracciare e dalla quale essere abbracciato».

C’è sempre ironia nei suoi testi e nelle sue risposte...
«Mamma e papà hanno sempre scherzato e alleggerito. È l’arma più importante che mi hanno donato, è una cura per la paura».

Cosa non manca mai nella valigia di Fulminacci?
«Gastroprotettori, magnesio e potassio, il kit per evitare i sintomi fastidiosi della vita in tour».

In senso figurato?
«Il me bambino, il Filippo che si esibisce con meno paura. Quando sei bambino è magico, tutti dicono che sei bravissimo e nessuno pretende di più. Quindi, se riesco a restare bambino la gente si stupirà di quello che faccio».
E da bambino come stupiva?
«Facevo il regista. Per la Prima comunione ricevetti in regalo una telecamera. Invitavo gli amichetti per rifare i film: come il mio preferito Blues Brothers. Provammo anche Shining ma fu incubo: a 9 anni ero l’unico ad averlo visto... Prendevo così sul serio il ruolo di regista che rosicavo come vedo solo rosicare chi perde a calcetto».