Corriere della Sera, 27 febbraio 2026
Ex Ilva, un altro stop del tribunale. «Rischi per la salute a Taranto»
Se c’è un modo per complicare ulteriormente un quadro già deficitario, all’ex Ilva si presenta in maniera puntuale. E così ieri la vendita del gruppo siderurgico, già difficile, si è complicata ancor di più. Anzi, è a rischio la stessa sopravvivenza del complesso siderurgico. Perché il Tribunale di Milano ieri si è espresso sul ricorso presentato tempo fa da 11 cittadini di Taranto per ragioni ambientali e sanitarie e ha disposto che l’ex Ilva dovrà sospendere l’attività produttiva dell’area a caldo dal 24 agosto se non adeguerà l’Aia, l’Autorizzazione integrata ambientale. Questo per evitare i «rischi attuali di pregiudizi alla salute» che permarrebbero in mancanza di «un’integrazione dell’Aia 2025 che abbia ad oggetto l’indicazione di tempi certi e ragionevolmente brevi entro i quali gli studi di fattibilità, i piani ed i cronoprogrammi menzionati nelle prescrizioni ritenute illegittime dovranno trovare effettiva attuazione». Quindi o Acciaierie d’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria si adegueranno alle prescrizioni del Tribunale o a fine agosto si chiude.
L’associazione Genitori Tarantini (a cui aderiscono gli 11 ricorrenti, dieci adulti e un bambino) ha ovviamente accolto con favore la sentenza del Tribunale di Milano: «In un Paese democratico – ha sottolineato in una nota – l’intero esecutivo darebbe le dimissioni, dopo una così misera figura, dettata da interessi alieni al benessere dei cittadini».
Di certo, per il governo, la situazione dell’ex Ilva si complica. In primo luogo perché bisognerà verificare le reazioni di Flacks, il fondo Usa con il quale i commissari di Ilva e di AdI stanno trattando la vendita, che potrebbe anche defilarsi ritenendo il nuovo quadro mutato rispetto a quello sul quale si stava negoziando. In secondo luogo perché una situazione del genere metterebbe a rischio anche il prestito ponte autorizzato di recente verso l’ex Ilva dalla commissione Ue sino a un massimo di 390 milioni: prestito che era stato concesso a fronte di una trattativa con un potenziale acquirente.
Non sorprende, quindi, che ieri pomeriggio – come comunicato dai sindacati – l’azienda attraverso i commissari abbia chiesto «di sospendere l’incontro sulla proroga della cassa integrazione straordinaria» per 4.450 dipendenti per 12 mesi a partire dall’1 marzo a seguito della sentenza del Tribunale: l’attuale procedura potrebbe non essere più sufficiente. A maggior ragione dopo ieri, quindi, Fim, Fiom e Uilm hanno confermato per il 9 marzo l’autoconvocazione a Palazzo Chigi «per conoscere il futuro della più grande azienda siderurgica italiana e sul destino di 20 mila persone».