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 2026  febbraio 27 Venerdì calendario

Tre anni di sorveglianza e niente social. La pena del giudice al «re dei maranza»

Quando uscirà dal carcere di Brissogne (Aosta), Ali Said – meglio noto come Don Alì, il «re dei maranza» – non potrà lasciare Torino né postare contenuti sui social per tre anni. Lo ha deciso nei giorni scorsi il Tribunale subalpino, che ha applicato all’influencer la misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, la più afflittiva tra le misure di prevenzione personali per chi è ritenuto una minaccia per la sicurezza pubblica. La richiesta era stata avanzata dal questore e non per la prima volta: il primo tentativo risale a marzo 2025, ma allora il Tribunale la respinse ritenendo insussistenti i profili di pericolosità.
Da allora però il «re dei maranza» ha aggiunto una spunta al suo curriculum (e al suo casellario): a ottobre, insieme ad alcuni complici e apparentemente per conto di altri, avrebbe inseguito, circondato, schiaffeggiato, minacciato e additato come «pedofilo» un maestro elementare di Barriera di Milano, quartiere alla periferia Nord di Torino, nel corso di una spedizione punitiva filmata e diffusa sui social. L’iniziativa gli è costata un processo per stalking e minacce, ora nella fase dell’udienza preliminare.
Ali Said è un cittadino italiano «di seconda generazione» e ha visto crescere la sua popolarità sui social almeno dal 2021, grazie a video e dirette dal tono provocatorio, a volte violento, altre più scanzonato.
Sulla Rete circola ancora il filmato che lo ritrae su un autobus senza mascherina in piena emergenza Covid, a pochi centimetri da un altro passeggero visibilmente infastidito. Ma c’è anche un filmato in cui protesta contro l’obbligo di firma, tirando una testata contro una saracinesca del Tribunale di Sorveglianza. Altri episodi sono elencati nella richiesta della Questura: oltre a prendersela con anziani e adolescenti, avrebbe minacciato negozianti del quartiere con frasi come «A me non mi arresta nessuno! Io sono come un grillo» e «Vai a chiamare la polizia che se ti prendo da solo…». Che il giovane fosse in grado di suscitare timore – e che le sue non fossero semplici bravate – lo testimonierebbe la scarsa propensione delle vittime a denunciare per timore di ritorsioni.
A documentare gli episodi ci sono dirette TikTok e video postati in tempo reale, in cui la sfida all’autorità è esibita per le persone che lo seguono sul web. Tra i contenuti diffusi ci sono anche tutorial per aggirare o sfuggire ai controlli delle forze dell’ordine e le minacce a un controllore reo di aver chiesto il biglietto del treno. «Se continui così stasera non torni a casa da tua moglie, non mi interessa che sei un pubblico ufficiale, chiama pure chi vuoi», avrebbe detto il 24enne prima di schiaffeggiare il malcapitato facendogli cadere il cellulare.
Per il questore le prescrizioni sarebbero tese anche ad arginare il rischio di emulazione e il fenomeno delle baby gang, visto che prima dell’arresto le dirette registravano milioni di visualizzazioni, soprattutto tra gli utenti molto giovani. Proprio la ricerca di consenso e la capacità di raggiungere un bacino enorme aumenterebbero, secondo la Questura, «la portata offensiva e intimidatoria» dei suoi comportamenti. A poco è servito obiettare, come ha fatto l’avvocato Federica Galante, che molti contenuti sarebbero messinscene e che alcune persone comparse nei video si sarebbero prestate come figuranti. Il provvedimento è stato impugnato davanti alla Corte d’Appello, che potrà confermarlo o revocarlo.
Il giovane è recluso ad Aosta per scontare un cumulo di pene di oltre cinque anni per resistenze, furti e altri reati comuni. Il suo ingresso in carcere risale al 22 novembre, quando gli agenti della Squadra Mobile gli hanno messo le manette dopo un rocambolesco inseguimento. Durante l’interrogatorio di garanzia ha spiegato la cornice dei suoi comportamenti: «Signor giudice, è il mio personaggio – ha detto davanti a un’attonita giudice – è quasi tutto finto, io voglio fare ridere sui social». E ancora: «Il mio personaggio è fare hype, la gente deve credere che faccio tutto io così dicono: “Wow, Don Alì è forte”. Avete capito?».