Corriere della Sera, 27 febbraio 2026
Paralimpiadi, in tanti danno forfait. E la cena di gala diventa un cocktail
Il Palazzo Reale tirato a lucido, i monarchi e i capi di Stato e di governo arrivati da ogni parte del mondo, i corazzieri in alta uniforme, il menu a tre stelle Michelin e Sergio Mattarella con la figlia Laura e la premier Giorgia Meloni in posa per decine di photo opportunity. Il prossimo 6 marzo sarà passato un mese esatto dalla cena di gala offerta dal capo dello Stato per l’apertura delle Olimpiadi Milano Cortina, ma il numeretto sul calendario è forse l’unica cosa che coincide.
La giornata inaugurale delle Paralimpiadi, in programma a Verona, sarà assai meno scintillante. L’attenzione mediatica è minore e i numeri sono più contenuti: 93 Paesi e 2.900 atleti per i giochi invernali che si sono chiusi domenica e 50 Paesi e 665 atleti per i giochi Paralimpici che stanno per aprirsi. Ma c’è anche un tema «politico» ed è la scelta del Comitato paralimpico internazionale di riammettere russi e bielorussi: non sotto le insegne della neutralità, come avvenuto per le gare dei normodotati, bensì con bandiere e inni della nazione che ha aggredito l’Ucraina e della nazione alleata di Putin. La decisione del Cpi ha scatenato polemiche anche all’estero, innescato una raffica di defezioni, fatto infuriare il governo italiano e, sia pure come conseguenza indiretta, costretto il cerimoniale del Quirinale a rivedere gli eventi con il presidente. Mattarella tiene moltissimo allo sport paralimpico, nei suoi 11 anni di presidenza ha contribuito a farlo crescere e diffondere, come messaggio di inclusione sociale e «obiettivo di civiltà». Sarà alla cerimonia all’Arena di Verona, dichiarerà aperti i Giochi e avrebbe volentieri offerto una cena di gala a regnanti e presidenti, come ha fatto a Milano. Il problema è che gli ospiti scarseggiano.
L’unico omologo di Mattarella deciso a prendere un volo per l’Italia il 6 marzo è il presidente della Slovacchia Peter Pellegrini, populista e nazionalista filorusso. La governatrice canadese Mary Simon e lo speaker del Parlamento croato Gordan Jandrokovic hanno confermato, mentre ha dato forfait il presidente del Senato della Repubblica Ceca. Insomma, davvero pochini per una cena di gala, rispetto agli oltre cento invitati di alto rango di un mese fa al Palazzo Reale, dal principe Alberto di Monaco al presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier.
Il cerimoniale del Colle, di Milano Cortina e del Coni martedì hanno affrontato il dossier. Che fare? Come conciliare la volontà di Mattarella di essere il più possibile ospitale e accogliente, con la grande fuga di regnanti e capi di Stato e di governo? Preso atto delle defezioni, si è deciso di non far saltare l’evento ma di ridimensionarlo. Come d’altronde avverrà per la parata degli atleti all’Arena, dove diverse nazioni, a cominciare dall’Ucraina, non sfileranno per protesta.
La formula individuata nelle riunioni sul Colle è quella del cocktail e la location è il Teatro Maffeiano. Al posto dei corazzieri in uniforme di gala, dovrebbe esserci un picchetto interforze. Gli sparuti ospiti internazionali saranno accorpati con i vertici dello sport e le alte cariche dello Stato. Ci saranno Giorgia Meloni, Ignazio La Russa e il veronese Lorenzo Fontana, il presidente del Comitato italiano paralimpico Marco Giunio De Sanctis, il presidente del Coni Luciano Buonfiglio, la presidente del Cio Kirsty Coventry e il presidente brasiliano del Cpi Andrew Parsons, cui si deve la scelta di riammettere alla pari russi e bielorussi.
La questione agita anche gli organizzatori dei Giochi, che da giorni si interrogano sulla probabile presenza di Mattarella come spettatore alle gare. Le immagini del presidente con la giacca bianca della nazionale sulle nevi di Cortina, a fare il tifo per Sofia Goggia e Federica Brignone al SuperG, hanno fatto il giro del mondo. Difficilmente ci sarà un bis, ma Mattarella vorrebbe assistere almeno a una competizione, perché per lui Olimpiadi e Paralimpiadi pari sono. E però ai piani alti del Coni ricordano bene quanto forte sia stato, in questi quattro anni di guerra, il sostegno del Quirinale a Kiev e quanto aspre le critiche al Cremlino per l’aggressione militare. Critiche che più volte hanno innescato gli attacchi della portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova contro Mattarella.
E se è vero che al Quirinale il dossier è stato sviscerato solo dal punto di vista organizzativo, al Coni si pongono anche la questione «politica». E studiano il calendario, per non rischiare imbarazzi diplomatici ed evitare che il presidente possa trovarsi ad assistere a gare destinate a concludersi con medaglie, inni e bandiere russe o bielorusse.