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 2026  febbraio 27 Venerdì calendario

Paralimpiadi, tensione sulla cerimonia. L’Italia: atleti russi senza bandiera

Matvii Bidnyi, 46 anni, il fisico ancora possente (è stato campione ucraino di body building) ieri ha ringraziato l’Italia per «il chiaro e radicato sostegno» al suo Paese e nella veste di ministro dello Sport di Kiev (dal 2023) ha rivolto un appello agli italiani e agli altri partner internazionali a non partecipare alla cerimonia ufficiale di apertura dei Giochi Paralimpici 2026 in programma il 6 marzo all’Arena di Verona.
Il motivo è noto: 6 atleti russi e 4 bielorussi, per decisione del Comitato paralimpico internazionale, torneranno a gareggiare per la prima volta dopo il bando del 2022, in seguito all’invasione dell’Ucraina da parte di Mosca, con le loro bandiere, i loro inni e anche le loro medaglie. Così, con l’avvicinarsi della data fatidica, le diplomazie dei vari Paesi sono al lavoro. Il commissario Ue per lo sport, Glenn Micallef, ha già fatto sapere che lui non sarà presente. E dopo l’Ucraina, anche la Repubblica Ceca, la Finlandia, la Polonia, l’Estonia e la Lettonia si sono tirate indietro: boicotteranno la cerimonia. E l’Italia, come Paese ospitante, che farà? Andrea Abodi, il ministro per lo Sport, sui social ha indicato una via possibile: «Il Comitato paralimpico internazionale è ancora in tempo per rivalutare la situazione e far gareggiare gli atleti russi e bielorussi sotto la sua bandiera». E ha aggiunto: «Non è una questione politica, qui si tratta di rispetto della tregua olimpica demolita dai russi e bielorussi quattro anni fa. Vogliono la bandiera? Facciano tacere le armi». Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, nei giorni scorsi aveva parlato di «contrarietà assoluta» all’ammissione di Russia e Bielorussia con inni e bandiere nazionali e dello stesso parere è pure il sindaco di Milano, Giuseppe Sala: «Sarà difficile tornare indietro, però io credo che si debba cercare di farlo», ripete da giorni. E la soluzione allora potrebbe essere la stessa adottata dal Cio per Milano Cortina, cioè atleti russi e bielorussi ammessi alle gare solo come neutrali.
Si smarca, invece, la Francia: «Non boicotteremo la cerimonia di apertura né i rappresentanti del Comitato paralimpico né gli atleti», ha annunciato ieri Marie-Amelie Le Fur, presidente del Comitato paralimpico francese (Cpsf). Poi ha spiegato: «Anche se non condividiamo la decisione del Comitato paralimpico internazionale, abbiamo scelto di rispettarla perché è stata presa democraticamente». Il Comitato internazionale, dal canto suo, ha dichiarato di «comprendere il malcontento di diversi Paesi», ma ha insistito sul fatto che la decisione è stata presa «nel quadro di un processo democratico» nell’assemblea generale di settembre scorso. Andrew Parsons, il presidente del Comitato, ha invitato tutti ad «evitare la politicizzazione della vicenda, noi trasmettiamo da sempre un messaggio di inclusione e rispetto delle diversità, ma non obblighiamo i Paesi a partecipare alla cerimonia». Il boicottaggio di Kiev, però, nelle ultime ore ha riscosso pieni consensi anche in Italia. L’ex sindaco di Verona, Flavio Tosi, oggi europarlamentare di FI-Ppe, ha detto di condividere la scelta del ministro Bidnyi: «Un conto è far partecipare gli atleti russi e bielorussi in quanto campioni nel loro sport, un conto è accompagnarli a Verona con le bandiere e gli inni dei loro Paesi. Consentire inni e bandiere significa disconoscere le ragioni del Paese vittima dell’invasione del 2022 e legittimare i Paesi oppressori».