Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  febbraio 27 Venerdì calendario

Almasri, indagini chiuse su Bartolozzi. Lei: io continuo. Nordio: ha la fiducia

La notizia l’ha data lei stessa. Giusi Bartolozzi, capo di Gabinetto del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha ricevuto l’avviso di chiusura delle indagini con l’accusa immutata di aver mentito ai magistrati sul caso Almasri. Ma l’ha voluta accompagnare con una nota in cui assicura: «Sono serena. E senza condizionamenti, continuerò a lavorare con senso di responsabilità».
Subito dopo è arrivata la blindatura del Guardasigilli che ha avanzato sospetti di giustizia a orologeria: «Esprimo ancora una volta incondizionata fiducia sull’operato di Giusi Bartolozzi e umana vicinanza rispetto a una iniziativa sulla cui tempistica rimango perplesso».
Quindi una valanga di attestati di solidarietà di tutto il centrodestra che ha messo in fila i sospetti sulla tempistica. L’atto arriva nel momento più critico della partita sul referendum sulla riforma Nordio. E a meno di una settimana dalla seduta della Giunta delle autorizzazioni a procedere della Camera che deve decidere se sollevare conflitto di attribuzione con la Procura per estendere a Bartolozzi l’immunità già concessa a tutti gli esponenti di governo coinvolti nel caso del rimpatrio del torturatore libico, ricercato dalla Corte penale internazionale dell’Aia.
Sospetti bocciati dal Pd. «Che piaccia o no al ministro Nordio siamo tutti uguali davanti alla legge, anche la sua capo di Gabinetto» dichiara Debora Serracchiani. E aggiunge: «Poteva evitare l’ennesimo attacco alla magistratura, ma anche oggi confessa il vero obiettivo della riforma: ridurre i controlli di legalità sull’azione di governo. In un Paese normale il ministro della Giustizia darebbe fiducia alla magistratura. Nel nostro il ministro somiglia sempre più al marchese del Grillo, di un grande, quello sì, Alberto Sordi». E il dem Federico Gianassi, capogruppo pd in commissione Giustizia alla Camera parla di «tentativo di ingerenza nei confronti della magistratura». Il dirsi «perplesso», afferma, «significa mettere in discussione l’autonomia e l’indipendenza di chi è chiamato ad applicare la legge e adombrare malafede». Aggiungere che la capo di Gabinetto resterà a fare il suo lavoro «ha il sapore di una sfida assurda», aggiunge e chiede: «Già nei mesi scorsi la maggioranza ha chiesto uno scudo per la sua capo di Gabinetto. Di cosa hanno paura?».
Sospetti che invece convincono l’intera maggioranza. Da Forza Italia il sottosegretario alla Giustizia, Francesco Paolo Sisto, denuncia: «È una conferma del clima avvelenato». E Pittalis rincara: «Giusi Bartolozzi era stata iscritta nel registro degli indagati ad agosto 2025, la notifica arriva a sei mesi di distanza e a una settimana dal voto sul conflitto di attribuzioni». «Dalla campagna referendaria nelle Procure, alle Procure nella campagna referendaria», ironizza Enrico Costa. Offre vicinanza e stima «nella convinzione che saprà continuare a svolgere il proprio ruolo con trasparenza» il capogruppo Paolo Barelli. E Maurizio Gasparri si dice «esterrefatto». Anche dalla Lega arriva sostegno, il senatore Gianluca Cantalamessa sul tempismo cita Andreotti e dice: «A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca». Ed è unanime quello di FdI. Dal vicepresidente della Camera Fabio Rampelli: «Non pensavo potesse accadere ma è accaduto. È un’iniziativa intempestiva e fuori luogo soprattutto rispetto alle astratte intenzioni di abbassare i toni nel confronto politico». Al presidente della commissione Giustizia della Camera Ciro Maschio: «Nel pieno rispetto dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura è legittimo sottolineare come la coincidenza di date così sensibili, rischi di alimentare dubbi e strumentalizzazioni».