Corriere della Sera, 27 febbraio 2026
Quattordicenne ucciso, il video che imbarazza Israele
Gli hanno sparato e poi l’hanno guardato morire per più di mezz’ora. Hanno impedito a due ambulanze di avvicinarsi e, quando era troppo tardi, l’hanno caricato su una camionetta militare. Da allora di Jad Jadallah non c’è più traccia. La vittima è palestinese, aveva 14 anni e viveva a al-Far’a in Cisgiordania. A sparargli e lasciarlo morire sono stati soldati israeliani. La versione di Tel Aviv è che il ragazzo avrebbe tirato sassi verso la pattuglia. Per le norme israeliane, ciò basta a considerarlo un terrorista e ad abbatterlo. Nel caso di Jad la cosa è particolarmente odiosa perché un filmato mostra la scena: i militari spuntano da un angolo, il ragazzino disarmato, senza sassi, tenta di scappare e da meno di quattro metri viene colpito alle spalle con un fucile d’assalto. Quel che ha tutta l’aria di essere un crimine orrendo è avvenuto a novembre, ma solo ora la Bbc ha ricostruito la vicenda con video di telefonini e telecamere di sorveglianza, testimonianze e verifiche digitali e sul campo. La magistratura israeliana quasi mai persegue i propri soldati (e persino i propri coloni) che commettono reati, anche omicidi, contro palestinesi. Ci sono decine di inchieste giornalistiche che mostrano le violenze. Per evitare prove, Israele non consegna i cadaveri. Ci sono 775 corpi da restituire. Secondo i dati delle Nazioni Unite, 55 bambini sono stati uccisi solo in Cisgiordania l’anno scorso, 227 dal 7 ottobre 2023.