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 2026  febbraio 27 Venerdì calendario

Tensioni, pause tattiche. Poi i «progressi» sull’Iran

La prima immagine che arriva è di una tavola di marmo apparecchiata con cristalli, bottiglie d’acqua, posacenere immacolati, pasticcini e taccuini per gli appunti. Al centro, un mazzo di rose bianche. Seduti intorno, gli sherpa di Washington – Jared Kushner e Steve Witkoff – accanto al ministro degli Esteri dell’Oman, Badr Al Busaidi, mediatore equilibrista. Tutti in posa per lo scatto da regalare al mondo, che attende in ansia. I negoziatori si trovano nella residenza dell’ambasciatore omanita a Ginevra per il terzo faccia a faccia tra Stati Uniti e Repubblica islamica, battezzato «il round dei round» perché da qui si dovrebbero capire le sorti dell’Iran e del Medio Oriente. La missione è chiara: evitare una nuova guerra. A sera, dopo fughe di notizie, previsioni funeste e dichiarazioni incrociate, arriva, inaspettatamente, qualche segnale positivo.
I proclami
La giornata si è aperta con proclami misurati del portavoce del ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, a capo della delegazione di Teheran. Occhiali scuri, alla tv di Stato, racconta che gli iraniani hanno depositato una proposta per tutelare i diritti sul nucleare, con garanzie sulle sanzioni, ma che i colloqui non prevedono discussioni sul programma missilistico e sulle milizie nella regione.
A suggerire possibili intoppi è un articolo del Wall Street Journal dove si racconta che le richieste di Trump sembrerebbero essere più severe del previsto. Si parlerebbe di smantellare i siti nucleari di Isfahan, Fordow e Natanz, gli ultimi due bombardati nella Guerra dei 12 giorni. Consegnare l’uranio arricchito agli Usa. E arricchimento zero, senza scadenza. In contropartita, la proposta prevederebbe un lieve sgravio sulle sanzioni subito, e un altro più avanti, solo a «obbedienza eterna».
La controproposta
Gli esperti scrivono: «Trump vuole la capitolazione di Khamenei». La controproposta iraniana, approvata personalmente dalla Guida Suprema, pare essere, invece, un copia-incolla del round precedente: pausa all’arricchimento per tre-cinque anni, più controlli dell’Agenzia internazionale dell’Energia atomica e diluizione delle scorte.
Nel pomeriggio, i colloqui durati tre ore si fermano, in una pausa che fa sorgere dubbi. I negoziatori consultano le capitali sulle proposte e il giornale Axios scrive che Kushner e Witkoff avrebbero trovato il tempo per vedere anche i mediatori ucraini. Una fonte diplomatica, intervistata da Iran International, la voce dell’opposizione, indica lo stallo nell’insistenza americana su «arricchimento zero» e consegna totale dell’uranio al 60% a Washington. Al Jazeera cita «un alto funzionario iraniano»: «Le richieste Usa sono inaccettabili». Si riparte con i faccia a faccia indiretti (e qualche confronto diretto). Tra gli osservatori la fiducia è bassa. Ma dopo un’ora e mezza di porte chiuse, il ministro omanita parla sui social. E sorprende: «Progressi significativi». Axios cita un alto funzionario Usa: negoziati «positivi». Araghchi si spinge ancora più in là e definisce il terzo round «tra i più seri» finora. «Abbiamo valutato gli elementi di un accordo, sia sul nucleare, sia sulle sanzioni». Si sono raggiunte intese ma rimangono divergenze, che si discuteranno in colloqui tecnici lunedì, a Vienna, nella sede dell’Aiea che ha fatto da osservatore. Scrivono però che la delegazione a stelle e strisce è rimasta «delusa» dalle posizioni iraniane emerse nella sessione mattutina. Non è dato sapere se nel pomeriggio sia accaduto qualcosa di decisivo tanto da giustificare le dichiarazioni serali.
Fonti diplomatiche ci raccontano che Teheran non accetterebbe né il trasferimento dell’uranio, né l’arrichimento zero. E ricordano: «Ci sono ancora distanze importanti. Gli ayatollah sono astuti negoziatori e amano prendere tempo». I punti sono due : quanto sono flessibili le proposte di Trump? E quanta pazienza avrà il presidente, questa volta? Intanto, Ali Khamenei apre le porte della Repubblica islamica e dà il suo permesso alle aziende americane di rientrare in Iran.