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 2026  febbraio 26 Giovedì calendario

I giovani rifiutano i lavori tecnici e non seguono i passi dei genitori

A meno di quattro mesi dalla Maturità, gli studenti italiani si dicono più preoccupati del loro futuro che dell’esame. I giovani avviati al diploma saranno presto chiamati a decidere se continuare con gli studi universitari o se cercare subito un impiego, se seguire l’indirizzo tracciato dalla formazione scolastica o le orme dei genitori. La maggior parte ha due sole certezze: eviterebbe volentieri i mestieri tecnico-pratici e, soprattutto, non svolgerebbe mai la professione del padre e della madre. In altre parole, non accetterebbe le proposte che il mercato offre alla maggior parte degli studenti italiani. Anche per questo, come ha rilevato ieri il secondo report di Cnel e Unioncamere in collaborazione con Istat, il 46% delle imprese italiane oggi fatica a coprire le posizioni lavorative cercate e, nonostante si allarghi il bacino dei giovani potenzialmente impiegabili, l’occupazione giovanile diminuisce del 3,5% su base annua (il contemporaneo calo della disoccupazione del 4,7% si spiega con la crescita del 4% dell’inattività). È attorno a questo disallineamento, quello tra le aspirazioni dei giovani e le necessità delle aziende, che si allarga la faglia dello skill mismatch (l’asimmetria tra le competenze possedute dai lavoratori e quelle richieste dalle imprese) generando disoccupazione, da un lato, e posti vacanti, dall’altro. A tracciare i contorni del divario è un’indagine realizzata dal Centro nazionale orientamento (Cno) di Elis con Skuola. net, in occasione dell’inaugurazione dei nuovi spazi Cno per l’orientamento di studenti delle secondarie a Roma, che ha coinvolto un campione di 1.500 alunni delle scuole secondarie di secondo grado.
La maggior parte degli studenti si dice consapevole del problema, che nasce tra i banchi di scuola. Oltre il 90%, per tentare di appianare lo skill mismatch, chiede al proprio istituto l’avvio di attività di orientamento che prevedano esperienze in azienda. Ma alla domanda «Dove si sono svolte le attività di orientamento?» molti rispondono delusi: il 63% replica «nella mia scuola», contro un modesto 11% di intervistati che ammette di aver usufruito di attività di orientamento «presso aziende o altri luoghi di lavoro». Non solo: il 56% degli alunni boccia i percorsi offerti dal proprio istituto definendoli «poco o per nulla utili». L’incontro tra scuole e imprese, cioè, è ancora saltuario e spesso inefficace, visto che le proposte delle aziende non convincono gli alunni.
Eppure, i giovani saprebbero descrivere con precisione il loro lavoro dei sogni: si tratta di una professione che permette di mettere a frutto le proprie passioni (57%), di guadagnare un buono stipendio (52%) e di trovare un buon bilanciamento tra lavoro e vita privata (51%). Queste esigenze, almeno nella prospettiva degli studenti, non vengono quasi mai soddisfatte dai mestieri tecnico-pratici, quelli su cui «molte aziende concentrano da tempo le proprie ricerche di personale senza trovarlo», come spiegano gli autori dell’indagine. Quasi la metà degli studenti delle secondarie di secondo grado dichiara di scartarli a priori, perché non piacciono o non sono idonei alle proprie capacità. Per altri, invece, sono troppo faticosi, poco remunerativi o poco prestigiosi. «Gli studenti chiedono di partecipare ad attività di orientamento che li facciano uscire dall’aula per incontrare le aziende – commenta Laura Russo, responsabile orientamento di Elis –. C’è ancora molto lavoro da fare su questo, ma noi vediamo che la volontà di lavorare insieme da parte delle scuole e delle imprese c’è. A volte mancano piuttosto le occasioni».
In questo contesto, l’unico mestiere che gli studenti apprendono in profondità resta quello dei genitori. L’85% dichiara di conoscerne «molto» o «abbastanza» le meccaniche. Eppure, solo il 14% sarebbe anche disposto a svolgerlo. Per gli altri, è troppo complicato o poco prestigioso o scarsamente remunerativo. «I genitori di oggi – commentano gli autori del report – riportano in casa le fatiche di un mondo del lavoro che negli ultimi vent’anni ha dato in termini generali ben poche soddisfazioni, almeno in termini di potere di acquisto e di bilanciamento tra lavoro e vita privata». La speranza in un futuro migliore, perciò, per molti passa dall’università. Il 67% degli intervistati dichiara di voler proseguire gli studi dopo il diploma, nonostante in Italia solo il 32% dei giovani sia effettivamente in possesso di un titolo terziario (contro la media Ue del 44%). Ma le percentuali sono in crescita: nel 2022 solo il 51% aveva dichiarato a Elis e Skuola.net l’intenzione di laurearsi.