la Repubblica, 26 febbraio 2026
Banche illegali e criptovalute, riciclati 4 miliardi in un anno
Criptovalute, banche farlocche online, truffe sul dark web. Sono le nuove frontiere del riciclaggio di denaro sporco frutto sia di evasione fiscale da parte del mondo delle imprese, sia di capitali illeciti accumulati attraverso traffico di droga (ma non solo) da parte delle grandi criminalità organizzate. Una finanziaria dello stato sotterraneo che vale quasi quanto quella di palazzo Chigi: solo nel 2025 la Guardia di finanza ha accertato nel nostro Paese 4,1 miliardi di euro di riciclaggio. Con punte record in Campania, regione che da sola registra 1,2 miliardi di soldi illeciti rimessi in circolo.
Ma il dato contingente dello scorso anno sulla Campania è una eccezione rispetto ai flussi registrati dalla stessa Guardia di finanza dal 2010 al 2024: in questo ampio arco di tempo al Nord dal 2010 al 2024 la cifra del riciclaggio accertato è pari a 29,8 miliardi di euro, al Centro 20 miliardi e al Sud 11,2 miliardi. Per un totale di 65 miliardi di euro considerando anche il 2025: la gran parte di questa enorme mole di denaro è stata riciclata nelle regioni del Centro-Nord, soprattutto in Lazio, Toscana, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Piemonte. Segno che le grandi criminalità che hanno sede al Sud investono quasi tutto nelle aree più ricche del Paese.
L’ultimo anno ha registrato particolari casistiche di riciclaggio, derivati dalle nuove forme di investimento. Su ben 1.172 indagini fatte dalla Finanza (203 collegate a reti internazionali) dalle quali sono emerse condotte di riciclaggio, 94 hanno riguardato trust e schermi societari, 309 frodi fiscali, ma in crescita sono i numeri delle banche underground illegali (19 casi) e delle criptovalute, 41 casi. Chiaramente la gran parte delle somme riciclate arriva da reati tributari: cioè mancato pagamento delle imposte (1,8 miliardi di euro): solo ieri la Finanza ha condotto una mega operazione ad Ancona su false fatture, evasione e riciclaggio degli “apri e chiudi” cinesi. Ma non mancano poi bancherotte fraudolente, vendita di droga e altre tipologie di reati (1,3 miliardi).
Considerando gli schemi classici di riciclaggio (trasporto contante illecito, finte transazioni e fatture false), a preoccupare gli investigatori sono proprio le nuove frontiere come le monete digitali e le finte banche online. E attenzione: spesso in questo comparto il riciclaggio può essere contestato anche ai piccoli risparmiatori: l’evasione delle imposte sui guadagni in criptovalute è diffusa ed è facilitata dalla convinzione di poterla “fare franca” proprio per le stesse caratteristiche di pseudoanonimato delle valute digitali. «Dietro ogni investimento online in criptovalute, effettuato attraverso siti o intermediari illegali, si possono annidare dei rischi, quale quello di essere coinvolti, nostro malgrado, in accuse di riciclaggio», dice il generale Antonio Mancazzo, comandante del Nucleo speciale tutela privacy e frodi tecnologiche della Guardia di finanza, uno dei principali esperti nel settore.
Un caso eclatante è stato quello di un investitore della provincia di Ravenna che aveva accumulato monete cripto per un controvalore di 400 milioni di euro senza pagare un euro di imposte. La scorsa settimana la Finanza ha scoperto un sistema di riciclaggio grazie alla digital art: a Foggia un disoccupato, che riceveva anche l’assegno di inclusione, aveva guadagnato poco meno di un milione di euro attraverso la vendita di frazioni di bitcoin (i cosiddetti “satoshi”) sui quali erano stati iscritti disegni digitali. «L’evasione in criptovalute, che noi cerchiamo di contrastare, è diffusa – continua Mancazzo – perché gli investitori credono di non poter essere scovati grazie alle caratteristiche intrinseche di anonimato della blockchain».
A Milano invece sono stati sequestrati 9 milioni di euro ai creatori di un wallet digitale (una sorta di portafoglio che conteneva criptovalute come bitcoin, ethereum ecce cc) che serviva a riciclare somme illegali a danno i ignari investitori. Inoltre lo scorso anno, gli specialisti del Nucleo speciale tutela privacy e frodi tecnologiche hanno scoperto un particolare tipo di truffa, chiamata «rug pull», realizzata mediante la creazione di una moneta virtuale dal valore pari a zero, con gli ideatori che avevano già raccolto fondi da ignari utenti per 60 milioni di euro. «Spesso dietro queste truffe si nascondono organizzazioni criminali anche estere – conclude il comandante Mancazzo – oggi chi vuole occultare ingenti proventi e riciclare denaro spesso ricorre a questi sistemi digitali».
È il grande mondo del riciclaggio digitale, la vera nova frontiera di truffatori e criminali.