corriere.it, 26 febbraio 2026
Sei milioni di stranieri e arrivi in calo: «Di questo passo in Italia mancheranno 60 mila badanti»
Sei milioni di stranieri in Italia. Meno di 340 mila gli irregolari. E 930 mila gli studenti, dall’asilo alle superiori: più di uno su dieci, per la precisione l’11,6% del totale. Crollo delle richieste di asilo accolte. E di qui al 2028, in assenza di cambiamenti, mancheranno in Italia 60 mila badanti. Sono i dati principali del 31° Rapporto Ismu sulle migrazioni, che nel fotografare una sostanziale stabilità degli arrivi via Mediterraneo accanto invece a una radicale diminuzione via Slovenia confermano allo stesso tempo le valutazioni già espresse da Confindustria sul fronte economico: con l’invecchiamento della popolazione “l’immigrazione rappresenta un fattore cruciale per la tenuta del mercato del lavoro» e anche per «l’equilibrio economico e sociale».
I dati del Rapporto sono come sempre aggiornati alle cifre dell’anno precedente e quindi in questo caso al primo gennaio 2025. I numeri precisi parlano di 5 milioni 898mila stranieri di cui 5 milioni 371 mila residenti e 339mila irregolari. Con 66 mila arrivi via mare in un anno vale a dire lo 0,5% in meno rispetto al 2024, quando comunque c’era stato un dimezzamento rispetto all’anno precedente, con almeno 1342 morti e dispersi nel Mediterraneo (nel 2024 erano stati 1810): diminuzione dovuta all’aumento delle intercettazioni in mare (nel 78% dei casi al largo della Tunisia) che fra il 1 gennaio 2023 e il 31 luglio 2025 hanno fermato 236mila persone. Anche per questo nel biennio 2024-2025 il principale Paese di partenza verso l’Italia è stata la Libia, soprattutto per persone, principalmente maschi, originari di Bangladesh, Eritrea ed Egitto. Dalla Tunisia partono invece soprattutto tunisini medesimi, gambiani e ivoriani. In crescita la quota di arrivi dal Sudan, in relazione al protrarsi e all’intensificarsi del conflitto nel Paese. Crollati invece gli arrivi via terra dalla Slovenia: 12 mila nel 2023, 7.300 nel 2024 e 3900 fra gennaio e agosto 2025.
Sono calate poi del 16,2% le richieste di asilo (126.630 contro le circa 151mila del 2024) ma soprattutto sono diminuite verticalmente quelle accettate: 70,2% i dinieghi nei primi nove mesi dell’anno contro il 52% del 2023. Per quanto riguarda invece la cittadinanza italiana, le nuove acquisizioni sono circa 200mila all’anno (fra il 2015 e il 2024 in tutto 1 milione 600mila, di cui 620mila di giovani sotto i vent’anni). La comunità più rappresentata fra chi ha cambiato cittadinanza nel decennio è quella romena con 118mila nuovi italiani, significativo anche il numero di brasiliani (85mila), seguiti da indiani (75mila) e bangladesi.
«Rispetto allo scorso anno – ha detto Livia Elisa Ortensi del Comitato scientifico di Fondazione Ismu – osserviamo una sostanziale stabilità nei trend migratori, quindi è un buon momento per dedicarci a politiche di integrazione che ci aiutino a far funzionare meglio la società».
Preoccupazioni specifiche sono in effetti quelle sollevate per quanto riguarda il mercato del lavoro, soprattutto in prospettiva futura. Perché per le imprese italiane, che di stranieri vorrebbero assumerne almeno un milione e 358 mila (oltre il 23% delle assunzioni totali), quasi il 54% è considerato secondo le previsioni Excelsior 2025 «di difficile reperimento». La valutazione di Assindatcolf & Idos è che dal 2026 al 2028 mancheranno 60mila lavoratori che si occupano di assistenza domiciliare agli anziani e di lavoro domestico.
I lavoratori immigrati sono più giovani: il 43,5% ha meno di 40 anni, percentuale che sale al 53,8% fra quelli che provengono da Paesi extra Ue. E già ora la loro presenza è significativa: se nel 2024 gli occupati in generale sono aumentati dell’1% i lavoratori stranieri sono cresciuti del 4% arrivando a rappresentare l’11% del totale. La maggior parte lavora nei servizi personali e collettivi, con lavori come colf o badante (circa un terzo) e in agricoltura (in quinti), seguiti da edilizia e costruzioni. Si verifica però una sorta di «segretazione professionale»: l’80% degli occupati non italiani è concentrato nel segmento secondario del mercato del lavoro contro il 7,6% di chi è nato in Italia. E anche le retribuzioni sono più basse: nel 2024 lo stipendio medio dei lavoratori stranieri era del 30,4% inferiore rispetto a quello complessivo, ovvero 17.015 euro annui contro una media di 24.449.
Questa situazione «limita l’attrattività del Paese per immigrati più istruiti e favorisce – secondo il Rapporto – una selezione negativa dei flussi» e spiega la maggiore incidenza della povertà assoluta che riguarda il 35,2% delle famiglie di soli stranieri contro il 6,2% degli italiani. Da segnalare però che chi acquisisce la cittadinanza italiana ha «significativamente» più possibilità di migliorare la propria situazione.