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 2026  febbraio 26 Giovedì calendario

«Legittimo licenziare chi è sostituito dall’AI». Primo caso in Italia

L’intelligenza artificiale forse ancora non «licenzia», ma comincia a entrare – seppur indirettamente – nelle aule dei tribunali. Lo dimostra la sentenza n. 9135 del 19 novembre 2025 del Tribunale di Roma, che ha riconosciuto legittimo un licenziamento per «giustificato motivo oggettivo» maturato in una riorganizzazione aziendale in cui anche strumenti di AI hanno reso superflua una posizione lavorativa. Si tratta del primo caso nel panorama giurisprudenziale italiano in cui l’intelligenza artificiale compare esplicitamente nel contesto di una controversia sul lavoro.
La vicenda riguarda una graphic designer di una società di cybersecurity. In una fase di contrazione economica, l’azienda ha accentrato funzioni e introdotto strumenti tecnologici per rendere più efficienti i processi, sopprimendo il ruolo e licenziando la dipendente.
Il Tribunale ha ritenuto fondate le ragioni datoriali, richiamando i principi cardine del diritto del lavoro: reali esigenze economico-organizzative, nesso con la perdita del posto e impossibilità di ricollocazione interna. L’AI non viene considerata una causa autonoma del licenziamento, ma uno degli strumenti della riorganizzazione.
La sentenza, sottolineano i giuslavoristi, non apre scorciatoie tecnologiche: la legittimità resta ancorata ai criteri storici del «giustificato motivo oggettivo», in pratica lo stesso che venne usato quando i software gestionali entrarono negli uffici e sostituirono i vecchi contabili.
Resta però il contesto sociale. In un mercato del lavoro fragile come quello italiano, ogni riorganizzazione che elimina posizioni rischia di tradursi in esclusione più che in reale transizione professionale. Il principio del repêchage resta centrale sulla carta, ma spesso si scontra con organici ridotti e scarse possibilità di riqualificazione.
In questo senso l’intelligenza artificiale non è il problema giuridico, ma un acceleratore economico: consente di razionalizzare più in fretta, abbassare i costi e concentrare funzioni, con effetti concreti sull’occupazione. La sentenza di Roma non abdica all’algoritmo.
Segna l’ingresso dell’Ai nella normalità del contenzioso del lavoro e pone una domanda ormai inevitabile: come governare l’innovazione senza trasformarla in una silenziosa macchina di perdita di lavoro?