Corriere della Sera, 26 febbraio 2026
Zelensky sente Donald: «Sì a incontri tra leader». Orbán alza la tensione
La tattica non è nuova – opporsi a ogni decisione Ue sull’Ucraina – ma ora il premier ungherese Viktor Orbán sta portando all’estremo la sua strategia anti-Kiev nel tentativo di rimontare nei sondaggi in vista delle elezioni del 12 aprile. Per la prima volta in sedici anni il leader magiaro rischia di perdere alle urne.
Poco importa, quindi, che ancora ieri la Commissione europea abbia ribadito che «in questa fase, non vi è alcun rischio immediato per la sicurezza dell’approvvigionamento» di petrolio da parte di Budapest e Bratislava, nonostante il non funzionamento dell’oleodotto Druzhba messo fuori uso dai droni russi il 27 gennaio, perché «la Croazia ha confermato che greggio non russo viene trasportato attraverso l’oleodotto Adria verso Ungheria e Slovacchia» ed entrambe «dispongono di riserve di petrolio». Orbán ha deciso di alzare la tensione: in un video pubblicato sulla sua pagina Facebook, ha accusato l’Ucraina di voler destabilizzare il sistema energetico ungherese e ha annunciato di avere ordinato il dispiegamento di soldati e attrezzature per salvaguardare le infrastrutture critiche. Per il premier ungherese la chiusura di Druzhba è stata causata da «motivi politici, non tecnici»: «Vedo che l’Ucraina sta preparando ulteriori azioni per interrompere il funzionamento del sistema energetico ungherese», ha aggiunto.
La scusa della sicurezza energetica viene usata da Budapest per bloccare il prestito Ue da 90 miliardi di euro, di cui Kiev ha disperatamente bisogno, e il 20esimo pacchetto di sanzioni contro Mosca, boicottato anche da Bratislava. Ungheria e Slovacchia, in virtù della loro posizione geografica, godono di un’esenzione nelle sanzioni che vietano l’acquisto di petrolio russo. Il greggio di Mosca costa meno. Ora la Croazia, ha spiegato la Commissione, sta valutando se possa legalmente accettare greggio russo per rifornire Budapest e Bratislava alla luce delle sanzioni dell’Ue e degli Usa.
La Commissione insiste che il prestito sarà sbloccato perché la decisione è stata presa a Ventisette ma come non l’ha ancora chiarito. Non va sottovalutato il potere di moral suasion che potrebbe esercitare il presidente degli Stati Uniti Trump. Washington ha tutto l’interesse che sia l’Ue a mettere i soldi per Kiev, per il sostegno militare o per la ricostruzione. Qualcosa di muove. Ieri sera il presidente ucraino Zelensky ha riferito di avere avuto un colloquio con Trump sulle questioni che i rispettivi team affronteranno oggi nel bilaterale a Ginevra, ma soprattutto dei «preparativi» per il prossimo incontro negoziale «al completo in formato trilaterale all’inizio di marzo», quindi anche con i russi. L’aspettativa è che «l’incontro offra l’opportunità di portare i colloqui a livello di leader. Il presidente Trump sostiene questa sequenza di passi – ha spiegato Zelensky —. È l’unico modo per risolvere tutte le questioni complesse e delicate e porre finalmente fine alla guerra».
Intanto l’Assemblea generale dell’Onu ha adottato una risoluzione che riafferma il sostegno all’Ucraina, nonostante le obiezioni degli Usa che si sono astenuti perché volevano un voto separato sulla parte del testo che ribadisce l’integrità territoriale dell’Ucraina «all’interno dei suoi confini riconosciuti a livello internazionale». Inoltre due giorni fa l’ambasciatrice ucraina presso gli Usa, Olha Stefanishyna, ha fatto sapere che in novembre funzionari del dipartimento di Stato si sono lamentati che le forze ucraine avessero danneggiato il porto russo di Novorossiysk e l’oleodotto che trasporta petrolio Usa, kazako e russo dal Kazakistan al Mar Nero.