Corriere della Sera, 26 febbraio 2026
L’allarme sui missili balistici iraniani. Ma per Teheran sono irrinunciabili
Trump ha parlato dell’Iran nel discorso sullo stato dell’Unione, senza chiarire se abbia intenzione di attaccare. Per la prima volta il presidente afferma anche che l’Iran sta sviluppando missili che possono colpire l’America: «Hanno già sviluppato missili che possono minacciare l’Europa e le nostre basi all’estero, e stanno lavorando per costruire missili che presto raggiungeranno gli Stati Uniti». «Grosse bugie»: è la replica dell’Iran. «Persone terribili», dice Trump degli ayatollah, ricordando i manifestanti uccisi. Poi sul programma nucleare di Teheran: «Abbiamo distrutto tutto e adesso vogliono ricominciare. Vogliono fare un accordo ma non abbiamo sentito le parole segrete: “Non avremo mai un’arma nucleare”».
Chris Coons, senatore democratico e veterano di politica estera, dice al Corriere: «Il presidente ha ammassato un’armata di navi e aerei pronti ad attaccare l’Iran ma non ha presentato in modo convincente motivazioni e obiettivi. In passato ha dichiarato che l’operazione Midnight Hammer ha obliterato il programma nucleare, e allora perché usare la forza?».
L’Iran ha un buon arsenale per poter colpire i nemici a distanza. Una conseguenza della guerra con l’Iraq di Saddam Hussein negli anni ‘80. Da allora i suoi ingegneri, con l’aiuto di Cina, Russia e Nord Corea, hanno messo a punto sistemi poi impiegati nel duello con Israele ma anche per prendere di mira sia i curdi che i ribelli baluchi in Pakistan. Inoltre, fornendo alcuni vettori e droni a milizie amiche (come gli Houthi nello Yemen) li hanno testati in combattimento, il che ha permesso di aggiornarli. Per Teheran questi apparati sono irrinunciabili: rappresentano la miglior difesa, permettono di rispondere ad eventuali attacchi, tengono sotto tiro basi Usa e bersagli nella regione.
La prima categoria di missili è a corto/medio raggio: si passa dai 300 chilometri dello Shahab 1 ai 1.000 del Dezful. Al livello superiore ci sono «ordigni» in grado di raggiungere obiettivi in un range compreso tra i 1.300 chilometri (Shahab 3) e i circa 2 mila del Khorramanshahr. È probabile che Trump, quando parla di armi che minacciano l’Europa, si riferisse proprio a questo modello. Secondo gli esperti può arrivare sui territori europei sudorientali (ad esempio la Grecia) se lanciato dalle zone occidentali dell’Iran. Infatti, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha precisato che il raggio è stato limitato a 2 mila chilometri e ha smentito che i missili possano arrivare fino al territorio statunitense.
Lo schieramento è completato dai cruise, compreso il Soumar (2 mila km), e da una vasta serie di droni-kamikaze.
I Guardiani della rivoluzione hanno creato bunker e rifugi ben protetti e hanno «disperso» i missili, in caso di raid nemici. Sono almeno 5 i siti (noti) all’interno di montagne. Durante lo scontro di giugno, con israeliani e americani, molte installazioni hanno subito danni. Nei mesi successivi gli iraniani hanno lavorato per rimpiazzare le perdite. Teheran avrebbe acquistato nuovo materiale da Pechino e sarebbe vicina a un accordo per missili antinave CM 302 con i quali fronteggiare l’Armada statunitense. Stime non ufficiali ritengono che i pasdaran abbiano almeno 2 mila missili e forse 200-260 lanciatori. Hanno dimostrato di poter bucare in diverse occasioni il sofisticato scudo antimissile di Israele. Per alcuni osservatori le «testate» hanno una precisione relativa ma ciò non ne diminuisce il valore «strategico».
Nei negoziati in corso Washington, raccogliendo anche i timori di Tel Aviv, ha chiesto a Teheran una riduzione del raggio operativo dei missili e un ridimensionamento dell’arsenale. Condizioni sempre respinte a livello ufficiale dagli ayatollah. «C’è un rischio significativo di conflitto – dice al Corriere Philip Gordon, ex consigliere di Biden —, Trump vorrebbe un accordo, ma le sue richieste potrebbero includere qualcosa che semplicemente l’Iran non è in grado di dare, specialmente sui missili balistici. Un accordo nucleare dovrebbe essere possibile; il programma nucleare iraniano è decimato, non hanno molto da perdere. Ma l’aspetto chiave sono i missili balistici: finché l’Iran li ha, Israele si sentirà insicuro e si opporrà a ogni accordo, ma l’Iran è riluttante a cedere. Le sue milizie amiche sono state decimate, i missili sono tutto ciò che ha per difendersi. Su questo potrebbe crollare l’accordo».