Corriere della Sera, 26 febbraio 2026
«Da voi politica criminale». «Non umiliamo le toghe». Giustizia, duello Conte-Nordio
Mentre il ministro Carlo Nordio vola a Palermo per un match sul referendum con Giuseppe Conte, da Napoli gli arriva una frecciata di Nicola Gratteri che attacca sugli organici e sulla «necessaria chiusura dei piccoli tribunali». Smentisce le cifre, il Guardasigilli. E parla dei nuovi concorsi: «I magistrati saranno 11 mila». Ma si concentra su altro la trasferta siciliana. Perché al confronto-scontro organizzato dalla Fondazione Chiazzese a Villa Igiea, il leader dei 5 Stelle Giuseppe Conte gli sbatte in faccia il primo attacco rivolto al governo, preoccupato «dalla modestia etica della politica che vuole mettere lo stivale in faccia alla magistratura», perché «state realizzando un disegno di politica criminale, con decine di inasprimenti di pene, eliminando l’abuso d’ufficio...».
Incassa ma replica duro Carlo Nordio. Stupito perché Conte alza il tiro sfiorando appena la domanda sulla separazione delle carriere, come gli fa notare il presidente della fondazione, l’avvocato Raffaele Bonsignore. Allora, Nordio picchia sulla «promiscuità fra Pm di parte e giudice terzo» definendola «la malattia mortale». Ed eccolo sul tavolo operatorio per analizzare il presunto malanno: «La nomina al Csm ora avviene con elezioni che si svolgono con le stesse modalità di quelle politiche. La malattia mortale è che i pm telefonano ai giudici per avere i voti e viceversa. E, quando si trovano davanti alla sezione disciplinare, il giudice deve giudicare il pm che l’ha votato».
L’applausometro nello storico albergo dei Florio va su e giù. Come è accaduto, prima del confronto a due, con un dibattito al quale hanno partecipato il procuratore della Repubblica Maurizio De Lucia, l’ex ministro pd Giuseppe Provenzano e Sandra Amurri, da una parte. E, dall’altra, Francesco Greco, presidente del Consiglio nazionale forense, il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi e il giornalista più impegnato sul fronte del Sì, Alessandro Sallusti. Tutti richiamati dalla fondazione che porta il nome di un rettore che fu deputato della Consulta nazionale, padre di due figlie, Irma e Marisa, che si sposarono con i fratelli Piersanti e Sergio Mattarella.
Il recente richiamo del capo dello Stato al «rispetto vicendevole» tutto sommato ha tenuto davanti a una platea affollata da professionisti, burocrati, politici. A tratti divertiti da colpi di fioretto e ironia. Nordio, forse ricordando proprio l’appello del Colle, ha rassicurato: «Non farò mai la campagna elettorale parlando alla pancia dei cittadini, citando ad esempio il caso Garlasco...». E Conte, dopo avere battuto le mani: «Ha visto che applaudo? Condivido. Ma è stata Giorgia Meloni ad attaccare i magistrati per Garlasco ad Atreju. E a inseguire il caso Rogoredo».
Nordio insiste sul tema del dialogo: «Se vince il Sì, apriremo il tavolo per le leggi attuative». Ma su questo dubita Provenzano: «Avete evitato il dibattito in Parlamento per colpire la magistratura». Sbaglia per il Guardasigilli: «Nessuno vuole umiliare la magistratura e non toccheremo i rapporti tra pm e polizia giudiziaria». Di opposto parere Conte: «Volete una giustizia addomesticata. Nei due Csm una componente togata maggioritaria disarticolata e una componente laica attrezzatissima con un mandato politico». No, il ministro controbatte: «La magistratura resta autonoma e indipendente». Come ribadito da Lupi: «Sottomettere il pm sarebbe incostituzionale». Sperando di tranquillizzare De Lucia, inquieto proprio sul «bilanciamento dei poteri». Attento, a sua volta, quando Conte cita il caso Cuffaro e le richieste di autorizzazione per parlamentari sotto inchiesta. Come De Lucia aveva chiesto per il deputato Saverio Romano, ieri in prima fila di fronte a lui, pur sollevato dal no del Gip. Altro spunto di riflessione sul referendum che divide.