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 2026  febbraio 25 Mercoledì calendario

Il genio gotico di Machen che ispirò anche Hitchcock

Ci sono scrittori che raccolgono consensi in vita, ma la cui rilevanza assume universalità con il tempo. È il caso di Arthur Machen, pseudonimo di Arthur Llewelyn Jones, gallese fino al midollo, nato nel 1863 e morto nel 1947, perfettamente a suo agio nel passaggio tra il secolo della Rivoluzione industriale e quello delle due guerre planetarie.
Oggi tornano disponibili alcuni suoi racconti che possono ascriversi alla narrativa del fantastico-soprannaturale, che il grande maestro americano della creatività più fosca H.P. Lovecraft considerava imprescindibili. Oltre la soglia (Edizioni Paginauno, traduzione di Franco Basso, pagg. 115, euro 12) contiene, tra gli altri, racconti come L’albero della vita, Il tamburo di Drake, Il roseto e La cerimonia.
Nascere nel cuore collinare del Galles, nella cittadina di Caerleon (ricca di vestigia, con le rovine di un anfiteatro romano ed echi della leggenda di re Artù, che qui si dice abbia avuto la sua capitale), contribuì a nutrire una passione innata per il classicismo nel giovane Machen, a cui solo le condizioni poco prospere della famiglia impedirono di approdare agli studi universitari. Trasferitosi a Londra, iniziò ad arrabattarsi come giornalista, scrittore e traduttore. E, nel 1894, pubblicò il romanzo Il grande dio Pan, un successo malgrado critiche feroci per i contenuti all’insegna di sessualità e orrore. Nel 1917, pubblicò Il terrore, a cui pare si sia ispirato il regista Alfred Hitchcock per il suo film Gli uccelli.
Ma sono i racconti ad aver fatto conoscere al mondo l’ampio spettro creativo di Machen e il suo forte legame con la tradizione fantastica dei miti britannici, da cui avrebbe attinto per contribuire a fondarne uno, molto caro ai lettori, quello degli angeli di Mons, nella Grande Guerra: una compagine celeste che avrebbe consentito all’esercito britannico quasi in rotta nella battaglia di Mons, appunto, di ribaltare le sorti e di raggiungere l’esercito francese insieme a cui sconfisse i tedeschi nella prima battaglia della Marna. Echi di questo mito si rintracciano nei racconti Il tamburo di Drake e Il rifugio dei soldati, in cui è San Giorgio, alla testa degli arcieri di Azincourt, a consentire agli inglesi in difficoltà di sfuggire all’accerchiamento tedesco.

Come scrive Franco Basso nella postfazione, Machen “era convinto che la percezione del mondo esterno sia pura illusione e che dietro gli eventi quotidiani vi sia un segreto che è la chiave del grande enigma dell’esistenza umana”.
Lo scrittore diventa una sorta di medium il cui compito è fare da tramite tra l’illusorio mondo (ir)reale e quello nascosto e autentico che, nelle parole dello stesso Machen, “si trova oltre questo spazio oscuro di immagini e ombre”.
Machen sfrutta abilmente paura e dabbenaggine, strumenti universali di controllo ma pure mezzi per elevare l’uomo a una percezione superiore. Perché lo scrittore deve “proclamare il vero e denunciare il falso”.