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 2026  febbraio 25 Mercoledì calendario

“20mila rider con paghe sotto la soglia di povertà”, dopo Glovo controllo giudiziario anche per Deliveroo

Paghe sotto la soglia di povertà. La Procura di Milano prosegue nella sua azione di perseguire lo sfruttamento del lavoro nei vari settori economici. Questa volta ha disposto il controllo giudiziario d’urgenza nei confronti di Deliveroo per caporalato su 3mila rider a Milano e 20mila in tutta Italia, a cui sarebbero state pagate retribuzioni inferiori “fino a circa il 90%” rispetto alla soglia di povertà e alla contrattazione collettiva e comunque non proporzionate “né alla qualità né alla quantità del lavoro” svolto in violazione dell’articolo 36 della Costituzione perché non garantiscono “una esistenza libera e dignitosa”.
Gli indagati
Il pubblico ministero, Paolo Storari, ha iscritto sul registro degli indagati, con l’ipotesi di caporalato aggravato, Andrea Zocchi, il 65enne amministratore unico di Deliveroo Italy srl e managing director del colosso del food delivery da 240 milioni di euro di giro d’affari in Italia, controllato dalla britannica Roofoods Ltd. La società è indagata per la responsabilità amministrativa degli enti perché l’impiego di “manodopera in condizioni di sfruttamento” e approfittando dello “stato di bisogno dei lavoratori” sarebbe avvenuto “nell’interesse e a vantaggio” di Deliveroo che ha adottato una “politica di impresa che rinnega esplicitamente le esigenze di rispetto della legalità” e modelli organizzativi non idonei a prevenire situazioni di “pesante sfruttamento lavorativo” che “anzi” vengono “deliberatamente ricercate ed attuate”.
Il provvedimento, che segue di meno di un mese quello analogo nei confronti di Glovo-Foodinho già confermato dal giudice per le indagini preliminari di Milano, Roberto Crepaldi, è stato eseguito mercoledì dai carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro di Milano che hanno svolto le indagini e che, dal 2021, approfondiscono il tema del cosiddetto ‘caporalato digitale’ delle piattaforme.
Stipendi lordi da meno di 1245 euro al mese
L’inchiesta su Deliveroo avrebbe mostrato che, nonostante i 20mila rider risultino formalmente delle partite Iva in regime forfettario, tutti gli aspetti del ciclo lavorativo, che vanno dalla raccolta degli ordini fra i clienti, passando per i tempi e i parametri di remunerazione fino alla gestione contabile del rapporto lavorativo, dipendano in realtà dall’algoritmo e dalla piattaforma informatica. Per Procura e gli investigatori dell’Arma è questa la riprova del rapporto di subordinazione. Su un campione di 50 rider che sono stati sentiti come testimoni e il loro reddito da lavoro autonomo confrontato con le soglie di povertà e il contratto collettivo nazionale di riferimento (Logistica), è emerso che il 73% dei lavoratori percepisce cifre inferiori a 1.245 euro lordi al mese, soglia sotto la quale si rischia di scivolare in povertà secondo un’analisi del luglio 2024 basata su dati Istat, con uno scostamento medio di oltre 7.200 euro all’anno. Rispetto al Ccnl risultano sottopagati l’86,5% dei rider di Deliveroo.
La regolarizzazione
Deliveroo dovrà procedere in Italia alla “regolarizzazione” di tutti i rider che “all’avvio” dell’inchiesta per caporalato della Procura di Milano risultavano prestare la “propria attività lavorativa” per il colosso del food delivery, quantificati dal pm Paolo Storari con i carabinieri del Nucleo ispettorato lavoro di Milano in 3mila nel capoluogo della Lombardia e 20mila in tutta Italia. Quello della regolarizzazione è uno dei compiti a cui dovrà provvedere l’avvocato Jean Paule Castagno di Cuneo, l’amministratore giudiziario nominato dalla Procura se entro 10 giorni il provvedimento d’urgenza sarà convalidato dal gip Roberto Crepaldi. Il professionista dovrà anche occuparsi di garantire il “rispetto delle norme e delle condizioni lavorative” che, se violate, integrano il reato di caporalato e adottare “assetti organizzativi” societari per “evitare il ripetersi” dei fenomeni di “sfruttamento” anche prendendo scelte in “difformità” da quelle proposte dalla multinazionale delle consegne.
Le richieste di atti alle altre società
La Procura di Milano ha notificato mattina anche una “richiesta di consegna” documenti a McDonald’s, Burger King, Carrefour, Esselunga e altre tre società per “vagliare i modelli organizzativi” e “verificare” se sono “idonei” a “impedire” il reato di caporalato. I carabinieri del Nucleo ispettorato lavoro di Milano hanno eseguito l’atto disposto dal pm basato sul fatto che le società, tutte non indagate, risultano in “rapporti contrattuali” con Deliveroo Italy srl, posta in controllo giudiziario d’urgenza, e si avvalgono degli stessi “rider” sfruttati per “effettuare le consegne di prodotti”. Oltre alle quattro multinazionali citate della grande distribuzione organizzata e dei fast food, i militari si sono presentati anche nelle sedi di Poke House spa, Crai Secom spa e KFC Kentucky Fried Chicken (Original Bucket srl), tutte collocate fra Milano e Assago.
Fra la documentazione di cui è stata chiesta l’esibizione ci sono gli “organigrammi aziendali”, i “sistemi di controllo interni”, i modelli 231, il “registro delle segnalazioni Whistleblowing” e l’attività di audit svolti rispetto alla “gestione dei fornitori di materie prime, beni e servizi” e alla esternalizzazione “anche parziale, della produzione, dal 2023 a oggi”. Il presupposto dell’ordine di esibizione documenti disposto dalla Procura è che modelli organizzativi non adeguati a prevenire lo sfruttamento potrebbero configurare un’agevolazione colposa del caporalato, come già contestata negli ultimi due anni dal pm Storari a numerosi brand della moda fra cui Armani, Dior, Louis Vuitton e altri.
Il sindacato Usb
Il controllo giudiziario esteso a Deliveroo, dopo Foodinho (Glovo), “conferma che le irregolarità nel settore del food delivery non sono isolate, ma derivano da un fallimento strutturale del modello industriale. Le piattaforme hanno basato la loro crescita su paghe da fame, classificazione fraudolenta dei rider come autonomi e deresponsabilizzazione, esercitando subordinazione tramite algoritmi che controllano tempi, prestazioni e penalizzazioni. USB denuncia da tempo che questo modello costituisce un vero e proprio “caporalato digitale”: lavoro ricattabile, frammentato e isolato, con particolare impatto sui lavoratori migranti. Il sistema – si legge in una nota del sindacato – è incompatibile con le norme sul lavoro, e le indagini giudiziarie confermano che correttivi marginali non bastano. L’unica soluzione indicata è l’assunzione diretta dei rider con il CCNL Logistica, Trasporto Merci e Spedizione, con salario dignitoso, contributi, ferie, malattia, sicurezza, mezzi e assicurazione a carico delle aziende”. USB annuncia mobilitazioni nazionali: il 28 febbraio agitazione dei rider, il 2 marzo convegno nazionale sul fallimento del modello delle piattaforme e sulla costruzione di un’alternativa fondata su diritti e tutele. Il controllo giudiziario “certifica la fine della legittimità di un modello predatorio: i rider non sono autonomi né imprenditori, ma lavoratori, e lo sfruttamento deve terminare”.