La Stampa, 25 febbraio 2026
Ue, Vannacci con l’AfD Entra nell’ultradestra e vota contro Kiev
Da ieri mattina, negli uffici del gruppo dell’Europa delle nazioni sovrane sventola anche la bandiera italiana. A issarla è stato l’ex generale Roberto Vannacci che, come previsto, dopo il suo addio alla Lega ha aderito alla formazione più piccola e più a destra del Parlamento europeo. Quella che è stata costituita attorno al partito tedesco di AfD dopo la decisione del Rassemblement National di chiudere le porte alla formazione in odore di post-nazismo perché considerata dal leader Jordan Bardella «troppo estremista».
«È un onore essere qui, mi riconosco totalmente nei valori e nei princìpi di questo gruppo» ha esordito Vannacci ieri mattina alla conferenza stampa per presentare il suo ingresso. E nel pomeriggio ha subito fornito la prova d’amore, votando convintamente contro la risoluzione di sostegno all’Ucraina. I suoi ex compagni di gruppo dei Patrioti si sono invece spaccati tra chi ha votato a favore, chi contro e chi – come la delegazione leghista – si è astenuto.
Il fondatore di Futuro Nazionale ha elencato quelli che sono i punti cardine del suo personale manifesto politico e che lo vedono in sintonia con i nuovi compagni di viaggio, con i quali vuole «difendere la sovranità nazionale contro il federalismo europeo che vorrebbe cancellare le identità». Il Green Deal? «La peggiore truffa dal Dopoguerra». L’Euro? «L’inizio del declino». Donald Trump? «Un vero patriota». La remigrazione? «Anche per le seconde o terze generazioni, se in possesso della doppia cittadinanza».
Il matrimonio Vannacci-Esn è basato su una convenienza reciproca. L’italiano aveva bisogno di un gruppo in cui poter lavorare, visto che gli eurodeputati che finiscono nel “misto” hanno a disposizione meno fondi, meno staff e meno tempo di parola in Aula. Al tempo stesso, l’Europa delle nazioni sovrane aveva bisogno di un membro di un altro Paese per garantire la propria sopravvivenza in modo più agevole.
Secondo le regole del Parlamento europeo, per formare un gruppo servono eurodeputati provenienti almeno da sette Paesi diversi. Prima dell’ingresso di Vannacci, Esn aveva soltanto 27 membri in rappresentanza di otto Stati, solo uno più del minimo sindacale. Sarebbe infatti bastata l’uscita di due membri per far crollare il castello.
Il nucleo forte della compagine sovranista è formato dagli esponenti di AfD, che sono ben 15, vale a dire più della metà. Poi ci sono tre bulgari della formazione di ultradestra Revival, tre polacchi di Konfederacja, due slovacchi, un ceco, un lituano, un ungherese e una francese. Quest’ultima è Sarah Knafo, esponente di Reconquete e compagna del suo fondatore Eric Zemmour.
Se il gruppo dei Patrioti è praticamente escluso dalle dinamiche interne al Parlamento europeo, relegato dietro il cosiddetto “cordone sanitario” che impedisce ai suoi membri di accedere ai ruoli istituzionali, quello dell’Europa delle nazioni sovrane è ancor più ai margini. Certo anche loro si sono aggiunti in più occasioni alla coalizione di centro-destra che si è formata attorno ad alcuni provvedimenti spinti dal Ppe, ma gli stessi popolari – guidati dal bavarese Manfred Weber – si guardano bene dall’avere rapporti con gli alleati di AfD.
«Quando abbiamo iniziato questo viaggio – ha spiegato René Aust, esponente di AfD e co-presidente di Esn – siamo stati molto chiari sul fatto che vogliamo difendere i nostri princìpi e nel nostro gruppo accoglieremo soltanto deputati che rispettano questa visione». Il tedesco ha ammesso che con il fondatore di Futuro Nazionale «ci sono alcune opinioni diverse, ma nelle ultime settimane abbiamo discusso sulle nostre posizioni e abbiamo riscontrato che le differenze sono veramente poche». I punti in comune: «Abbiamo visioni comuni sia per quando riguarda la politica economica che quella estera».
Inoltre, a unirli c’è la forte conflittualità con il francese Bardella. Il leader dei Patrioti aveva messo il veto sui tedeschi nel suo gruppo e li aveva costretti a costituire una formazione autonoma, al tempo stesso le frizioni con Vannacci sono state evidenti sin dall’inizio, nonostante la convivenza forzata. I francesi si erano infatti opposti in tutti i modi alla vicepresidenza per Vannacci, creando non pochi imbarazzi al leader leghista Matteo Salvini che si era speso in prima persona per perorare la causa dell’ex generale.