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 2026  febbraio 25 Mercoledì calendario

Fenoglio si identificava in Heathcliff

Il primo a essere deluso da una trasposizione cinematografica di Cime tempestose è stato lo scrittore Beppe Fenoglio, che addirittura, per sue vicende personali, si identificò con il protagonista del romanzo di Emily Brontë, Heathcliff. Chi scrive ha visto controvoglia, annoiandosi, la recente trasposizione cinematografica della regista Emerald Fennell, che ha avuto però il merito di scatenare una “Emily Brontë Renaissance” e costretto noi, lettori forti, a rileggere questo classico che indaga sulle alture delle tempeste del cuore umano.
Fenoglio, quando a Hollywood nel 1939 uscì il film tratto da Wuthering Heights, aveva solo diciassette anni. Lo scrittore di Alba avrebbe dovuto aspettare il 1945 per vedere la pellicola nella sua città. In Italia, la prima traduzione di Cime tempestose risale alla metà degli anni venti e solo dopo la prima metà del Novecento uscirono altre edizioni con una certa regolarità. Il diciasettenne Fenoglio, però, si era già affezionato al romanzo di Emily Brontë nella lingua originale grazie alla sua insegnante, Maria Lucia Marchiaro, professoressa d’inglese per quattro anni, tra la seconda e la quinta ginnasio, ma anche al liceo Fenoglio continuò a seguire le sue lezioni facoltative che lei tenne per gli ex allievi. Fenoglio, quindi, conobbe i classici della letteratura inglese giovanissimo. Il suo romanzo favorito, Wuthering Heights, lo lesse nell’edizione Oxford University Press, stampata a Londra nel 1930, con una introduzione di H. W. Garrod. Il film del 1939 fu distribuito in Italia nel 1941 con il titolo La voce nella tempesta. Ad Alba arrivò subito dopo la fine della guerra, in quell’estate del 1945 Fenoglio vede, finalmente, La voce nella tempesta, allo sferisterio Mermet. Il film del 1939 sacrifica buona parte del romanzo, accennando appena all’amore ultraterreno che unisce Cathy e Heathcliff e li fa vagare come fantasmi nella brughiera. Non gli piace molto. Lo convince, anzi, che lui potrebbe fare di meglio, adattando per la scena il romanzo che ha letto e riletto, e conosce meglio di qualunque altro.
Ci prova, e sceglie come titolo al suo testo teatrale proprio quello della versione italiana del film, La voce nella tempesta. Come ha visto fare al film, lo scrittore si concentra sui primi due terzi del romanzo, sedici capitoli su trentaquattro. Rispetto al film, però, semplifica ancora l’intreccio, abolendo flash-back sull’infanzia di Heathcliff impossibili da portare sulla scena e affidando al dialogo lo sviluppo della complessa storia, che terminerà in tragedia. Trasgredisce la classica unità di tempo e spazio, affidando a Elena (Ellen) il ruolo di narratore e a Longwood quello di destinatario. L’una e l’altro compaiono tra una scena e l’altra, come raccordo tra gli episodi, e non c’è dubbio su quale sia il personaggio con cui l’autore si identifica. Heathcliff che ama le colline («Io non ho bisogno di giardini. Mi basta uscire sulle colline»), che ama Cathy alla follia senza essere mai davvero amato, che fugge, si arricchisce, torna per gustarsi le rivincite assaporate in tre lunghi anni d’assenza, crudele e romantico anche nella vendetta, sconfitto dalla vita, trionfante nella morte, è un eroe che Fenoglio capisce fino in fondo, sul quale modella un po’ di sé e molto della sua letteratura.
Da rileggere, con queste suggestioni di un amore complicato, uno dei testi più belli di Fenoglio: Una questione privata. Fenoglio, come un amante perduto alla Heathcliff, che, in realtà, è amato disperatamente dalla stessa Catherine. Da partigiano, Fenoglio ha pensato anche di farsi chiamare Heathcliff. Lo ha detto ad Anna Maria Buoncompagni e lo ha scritto sul suo foglio notizie di fine guerra, tra i nomi di battaglia. Anche Beppe, il suo primo eroe partigiano, quello degli Appunti partigiani, prova a darsi quel nome. «Ma se la guerra partigiana mi tira fuori di qui, avrò un nome di battaglia: Heathcliff. – Come hai detto? – Un nome inglese. Insegnerò a tutti a pronunciarlo, allora. Non glielo dire, Beppe, che il tuo amore, una sera del dicembre ’43, t’ha detto che per lei tu somigliavi all’Heathcliff del famoso romanzo». Nel dopoguerra l’interesse di Fenoglio per la letteratura era ulteriormente stimolato da un suo tormentato legame sentimentale. Lo scrittore era attratto dalla tematica del triangolo amoroso, che farà da sfondo al suo romanzo del 1954 La malora. La vicenda di Heathcliff, respinto dalla fragile Catherine che gli preferisce il più ricco Edgar, riflette quasi la storia d’amore “tossica”, che in quei giorni, Fenoglio stava vivendo.