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 2026  febbraio 25 Mercoledì calendario

"L’elefante bianco”, il ruolo di Juan Carlos: Sánchez desecreta i file sul fallito golpe del 1981

“La memoria non può restare sotto chiave”, così il presidente del governo spagnolo Pedro Sánchez ha annunciato ieri la decisione di desecretare a partire da oggi circa 150 documenti riservati sul fallito golpe del 23 febbraio 1981, quando un gruppo di 200 militari guidati dal colonnello franchista Antonio Tejero-Molina fecero irruzione armati nell’Aula del Congresso spagnolo di Madrid tentando di ripristinare la dittatura militare nel delicato momento della transizione democratica.
La pistola puntata da Tejero verso i parlamentari, la frase “che nessuno si muova” urlata verso l’emiciclo, gli spari, la paura: immagini rimaste nella memoria collettiva e trasmesse in diretta televisiva. Le 18 ore che seguirono determinarono il futuro democratico del Paese con l’allora re Juan Carlos I che, sempre in diretta tv, indossò la tenuta militare per difendere la giovane Costituzione del 1978, isolare i golpisti e annunciare il fallimento del colpo di Stato. Nel 1982 Tejero, che oggi ha 93 anni e una estrema unzione impartita lo scorso ottobre, e una trentina dei suoi furono condannati a 30 anni.
“Anatomia di un istante”, così lo scrittore Javier Cercas ha definito il 23-F, come lo chiamano gli spagnoli, nel libro nel quale analizza “il momento nel quale iniziò realmente la democrazia spagnola”. Ed è lui, tra i protagonisti del movimento che in questi anni ha continuato a spingere affinché i documenti venissero desecretati, che si rivolge Sánchez pubblicando un suo video e scrivendo “grazie a chi ha aperto la strada”.
Come i file sull’omicidio di Kennedy negli Usa o i documenti sul caso Moro in Italia, i dossier sul 23-F che da domani saranno disponibili in una sezione dedicata del sito della Moncloa, ora potrebbero aiutare a spianare quella strada. “Per il franchismo nel nostro Paese tutto era segreto per difetto e sempre fino a prova contraria. Oggi poniamo fine a una situazione atipica nelle democrazie moderne sulla declassificazione di informazioni di Stato, dato che anche la Germania ha reso pubblici nel 2012 documenti collegati a questo passaggio della nostra storia”, ha commentato la portavoce del governo spagnolo e ministra di Inclusione, Elma Sanz.
Troppe le zone d’ombra ancora da chiarire. Prima tra tutte cos’era l’“elefante bianco” citato in alcune intercettazioni, ovvero l’autorità militare che i golpisti pensavano intervenisse in loro difesa durante l’assalto al Congresso, ma soprattutto quale ruolo ha avuto l’ex sovrano. Salito al trono soltanto cinque anni prima, ovvero dopo la morte nel 1975 del dittatore Francisco Franco, Juan Carlos nel 1981 aveva 43 anni e della sua condotta in quelle ore restano molti aspetti controversi come il fatto che conoscesse da tempo il clima golpista che stava montando in Spagna. Lo ha confermato nella sua controversia biografia “Memorias” nella quale confessa che il generale Milans del Bosch, poi coinvolto nel golpe, aveva parlato apertamente, già mesi prima, della possibilità di “portare i carri armati in strada”. Il padre del re glielo riferì ma lui non prese sul serio l’avvertimento, pur riconoscendo che avrebbe dovuto farlo.
Restano poi da chiarire le relazioni con il generale Alfonso Armada, che secondo alcuni storici avrebbe potuto beneficiare politicamente del golpe ed era stato per anni uomo di fiducia del re e suo precettore. Con lui si era incontrato poche settimane prima del colpo di Stato. Nelle sue memorie, Juan Carlos sostiene di non aver appoggiato l’insurrezione e afferma che Armada cercò di far credere che il sovrano lo sostenesse.
Dubbi restano infine sulle troppe ore passate tra l’inizio del golpe e il messaggio televisivo del re: i nuovi documenti potrebbero aiutare a ricostruire eventuali conversazioni avvenute in quei momenti anche con il palazzo della Zarzuela.