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 2026  febbraio 25 Mercoledì calendario

Ordigno contro la giudice antimafia Francesca Mariano intercettato dalla sua scorta, torna la paura

Ennesima intimidazione ai danni della giudice antimafia Francesca Mariano, sotto scorta dal novembre 2023 dopo una serie ripetuta di minacce. Un ordigno destinato alla gip, 57 anni, originaria di Galatina, in servizio nel tribunale di Lecce, è stato intercettato dalla sua scorta. Non si sa molto altro dal momento che investigatori e inquirenti preferiscono mantenere il massimo riserbo sulla questione considerata l’estrema delicatezza di una situazione di estremo disagio per la giudice che va avanti ormai da anni.
Sotto scorta 24 ore su 24, sia a lavoro (negli uffici del quinto piano del Palazzo di Giustizia) che nella vita privata, la magistrata salentina continua con la professionalità di sempre a svolgere il proprio lavoro. Il clima intorno, però, è sempre più teso. Tra Capodanno e l’Epifania, una lettera intrisa di minacce contenente il disegno di un crocifisso, venne bloccata prima di poter raggiungere la giudice; il 3 novembre 2025, la magistrata trovò uno testa di capretto sulla tomba del padre nel cimitero di Galatina. Un’intimidazione, quest’ultima, in pieno stile mafioso corredata da un messaggio di morte scritto a penna “prima o poi” e da un coltello.
Dopo questo ennesimo episodio, la Prefettura aveva confermato la protezione di secondo livello (auto blindata e scorta di militari della Guardia di Finanza). Un episodio analogo si registrò a febbraio 2024 quando sotto casa della giudice, a Lecce, venne lasciata una testa di capretto insanguinata e infilzata con un coltello da macellaio, anche in quel caso, con un biglietto con scritto “Così”. Il presunto estensore della missiva venne poi identificato: si trattava di Pancrazio Carrino, un 43enne di San Pancrazio Salentino, coinvolto nell’inchiesta antimafia “The Wolf” che consentì di smantellare il clan Lamendola-Catanna.
Un odio covato nei confronti della giudice e della pm Carmen Ruggiero, che aveva coordinato le indagini poi sfociate nell’ordinanza. Il nome del 43enne veniva accostato a un episodio di violenza sessuale nei confronti di una donna: un’onta nei circuiti criminali che contano per la quale Carrino, poi condannato a oltre 13 anni, avrebbe maturato rigurgiti di vendetta all’indirizzo dei magistrati. Mesi dopo, il 23 ottobre 2024, a poche ore da una sentenza per un delicato caso di per violenza sessuale concluso con due pesanti condanne, la giudice trovò sulla scrivania una busta chiusa con un ritaglio di giornale con una sua foto e una bara disegnata con un pennarello nero.
Tutte le intimidazioni sono confluite in un fascicolo d’indagine coordinato dalla procura di Potenza sulla scorta delle indagini che stanno conducendo gli agenti della Squadra mobile di Lecce per comprendere se dietro questa scia di minacce ci sia sempre la stessa regia. L’impegno della magistrata contro le mafie e l’illegalità, nonostante sia finito sotto tiro dalla malavita, non si arresta e non conosce pause. In questi mesi, ha partecipato a convegni e dibattiti, soprattutto nelle scuole, invitando i più giovani a non lasciarsi attrarre dal facile guadagno perché quel tipo di vita porta solo guai.