corriere.it, 25 febbraio 2026
Mastice per risparmiare, 383 borse Chanel rovinate: la ditta conto terzi incolpa un’operaia e la licenzia. Ma il giudice la reintegra
Usavano del mastice (per risparmiare) e non la colla ad acqua d’ordinanza per confezionare borse Chanel: la maison se ne accorge e contesta alla ditta contoterzista, della provincia di Firenze, che 383 borse sono da buttare, chiedendo i danni e minacciando di togliere del tutto la commessa. La ditta da par suo licenzia un’operaia, additata come unica responsabile, per correre ai ripari e non perdere il prezioso cliente. Lei, che stava svolgendo l’apprendistato, impugna il licenziamento sostenendo di essere un capro espiatorio, e in sede processuale viene «salvata» dalle colleghe che confermano: erano gli stessi capi a dirgli di usare il mastice. Salvo farlo «sparire» quando dalla casa madre venivano a fare controlli. L’operaia viene reintegrata e indennizzata con 13 mila euro.
Tutto inizia l’11 settembre del 2023, con la lettera di licenziamento nella quale l’azienda le contestava che «nell’esecuzione del lavoro affidatole di cucitura e finitura nonché masticatura di 383 borse Chanel, commissionate alla nostra azienda, disattendendo ad ogni basilare regola di diligenza, perizia e competenza ha utilizzato un mastice inappropriato, mai in precedenza utilizzato sul prodotto».
L’operaia viene anche «accusata» di averlo fatto senza consultarsi con la direzione e assumendo una decisione non di sua competenza, «che ha comportato danni sui prodotti finiti e discredito alla professionalità della nostra azienda». Le borse, in apparenza regolari, hanno evidenziato nel tempo gravi difetti: tutte le lampo erano rovinate. La maison francese contesta la fornitura e chiede un risarcimento danni «in corso di quantificazione, minacciando anche la rottura del rapporto di collaborazione con la nostra azienda». A quel punto la ditta deve correre ai ripari per non perdere l’importante cliente e scatta il licenziamento dell’operaia.
«Usavamo tutti il mastice perché più semplice e meno costoso ma ce lo dicevano i capi, tranne quando arrivavano i controlli di Chanel che facevamo sparire tutto» spiegano però le colleghe in aula, chiamate a testimoniare sul licenziamento. Così il giudice Leonardo Pucci del Tribunale di Firenze ha ordinato alla ditta di reintegrare l’operaia e di pagarle anche circa 8 mila euro di indennizzo e 5 mila euro di spese legali.
«Ricordo che ho sentito uno dei figli dire della titolare che la committente Chanel non voleva che fosse usato il mastice – racconta un testimone – ma noi continuavamo ad usarlo, in quanto ci veniva detto da soprattutto dai capi. Non posso sapere se vi fosse una differenza tra borse trattate con il mastice o con la colla, in quanto, come ho detto, quando ero io in servizio, usavamo solo il mastice, anche perché la titolare si lamentava della colla perché a suo dire era più difficile da usare e richiedeva un tempo maggiore per applicarla in modo corretto, ma io la colla ad acqua che dicono loro non l’ho mai vista».