corriere.it, 25 febbraio 2026
La grande truffa sui motori degli aerei: pdf ritoccati e dipendenti fantasma, così un dj ha venduto 60 mila pezzi in tutto il mondo
Una sera di metà 2018, nella sua casa alle porte di Londra, Jose Alejandro Zamora Yrala, sudamericano con un passato da dj, inizia a digitare sul suo iPhone, non senza qualche errore grammaticale in inglese: «Quando modifichi un pdf puoi nascondere che è stato cambiato?». Da circa tre anni l’uomo gestisce (da solo) Aog Technics Ltd, una società di compravendita di pezzi di ricambio per aerei, e gli affari non vanno granché. Pochi giorni prima di rivolgersi al web, un suo contatto, addetto alla manutenzione di Tap Air Portugal, gli ha inviato 140 pdf di «certificati di aeronavigabilità». Sono documenti essenziali perché, per ogni singolo pezzo di un jet, ne indicano l’origine, la vita operativa (ispezioni, revisioni) e stabiliscono quindi se sia sicuro utilizzarlo o meno.
Il boom dei guadagni
In pochi secondi Zamora Yrala, oggi 38enne, trova tra i risultati di Google qualche risposta alla sua domanda. Nei mesi successivi su LinkedIn compaiono decine di presunti impiegati di Aog Technics, molti con incarichi manageriali. Sul sito web ufficiale la società si definisce un «fornitore leader globale di supporto aeronautico», con autorizzazioni della Federal Aviation Administration statunitense. Dichiara anche di avere diversi magazzini sparsi nel mondo – nel Regno Unito, a Francoforte, a Miami, a Singapore – mostrandosi come un soggetto in grado di inviare rapidamente i pezzi necessari per i velivoli. Dall’anno successivo a quella ricerca, i conti decollano: da un utile di 25.140 euro nel 2019 a 2,5 milioni nei dodici mesi chiusi a febbraio 2020 e 2,7 milioni nel febbraio 2023.
L’arresto alla periferia di Londra
Fino a una sera di dicembre 2023, quando la polizia britannica si presenta nella casa di Zamora Yrala, tra le graziose villette di Virginia Water (a ovest di Londra e a pochi chilometri dall’aeroporto di Heathrow), arresta l’ex dj, perquisisce l’abitazione, sequestra computer e telefono. In pochi giorni si scoprono diverse cose. I dipendenti non esistono: le foto dei profili sono state scaricate (rubate) da siti di stock di immagini. Gli unici davvero assunti sono lui, l’allora moglie, l’allora cognato e la tata. E quei documenti così cruciali per la sicurezza dei pezzi di ricambio sono tutti ritoccati. Prima da Zamora Yrala stesso, su pdf già esistenti. Poi con l’aiuto di un graphic designer che ne crea di nuovi. Nei giorni scorsi l’uomo è stato condannato a 4 anni e 8 mesi per frode commerciale.
Cinquanta grandi clienti
Dal gennaio 2019 al luglio 2023 il dj diventato broker aeronautico, in un mercato iper-regolato e allo stesso tempo a corto di parti di ricambio, in particolare dopo il Covid, ha venduto circa 60 mila pezzi per i Cfm-56 (il motore più venduto e utilizzato al mondo, installato sugli Airbus A320 e sui Boeing 737), con documentazione falsificata a 50 clienti, incassando 6,9 milioni di sterline (poco meno di 8 milioni di euro). Ha costretto diverse compagnie – grandi e piccole, low cost e tradizionali – a fermare decine di aerei per rimuovere quei componenti, con danni per 39,3 milioni di sterline, sostiene il Serious Fraud Office inglese.
I danni alle compagnie aeree
In poco tempo l’uomo riesce a piazzare di tutto: pale di turbina, rondelle e guarnizioni, scrive l’accusa nei documenti depositati. La sola American Airlines, la più grande compagnia aerea del mondo, si ritrova a sborsare 23 milioni di sterline per interventi extra su 28 motori all’interno dei quali erano stati installati pezzi non approvati, acquistati tramite un fornitore che a sua volta li aveva comprati da Aog. Ma componenti non idonei finiscono anche nei propulsori di Ethiopian Airlines, Delta Air Lines, easyJet, Ryanair, Jet2. Circa 200 motori nel mondo risultano coinvolti, meno dell’1% dei 21 mila Cfm-56 in servizio (secondo i dati forniti dalla piattaforma specializzata Cirium), ma tanto basta ad allarmare l’industria aeronautica, che ancora oggi si chiede come tutto questo sia stato possibile.
La scoperta nella primavera 2023
Di quella che è diventata una delle più grandi truffe del settore – con il rischio potenziale di causare incidenti aerei – le compagnie iniziano ad accorgersi alla fine della primavera 2023. Installando su un Airbus A320 un ammortizzatore per ridurre le vibrazioni all’interno del motore Cfm-56, i tecnici di Tap notano che il pezzo nuovo – come da documentazione fornita da Aog – non può esserlo davvero: presenta evidenti segni di usura, quindi è già stato utilizzato. La manutenzione del vettore portoghese contatta Zamora Yrala per segnalare l’anomalia. Lui si scusa – scrive l’accusa – parla di evidente «confusione» e chiede la restituzione del componente così da inviarne uno genuino.
L’avvio delle ispezioni
Ma in Tap – dove, spiega al Corriere una fonte, da tempo monitorano un tecnico perché sospettato di condotte irregolari – rispondono «no» e il 21 giugno informano Safran, il produttore francese dei motori Cfm insieme agli americani di General Electric. In Safran impiegano poche ore a confermare i sospetti dei portoghesi: i documenti sono falsi, la firma su quei fogli appartiene a un dipendente che in realtà non esiste. Il castello costruito attorno ad Aog crolla rapidamente. L’agenzia Bloomberg rivela per prima la notizia. Partono gli avvisi interni ai vettori, vengono avviate le ispezioni. E ogni giorno, per mesi, spuntano ovunque parti con certificati taroccati.
I tecnici mai esistiti
Zamora «utilizzava il computer di casa per alterare certificati autentici, creando falsi documenti di spedizione per far risultare che Aog avesse acquistato i componenti direttamente dai produttori originali di apparecchiature, come il costruttore aeronautico Safran», accusa il Serious Fraud Office. E ancora: «I clienti ricevevano e-mail e documenti firmati da una serie di presunti responsabili vendite e responsabili qualità, anch’essi fittizi». Come un certo Michael Smith, quality assurance manager di Aog, o Johnny Rico, executive sales representative, o Martina Spencer, account manager.
«Condotta imperdonabile»
La legale di Zamora Yrala ha parlato di sincero pentimento in tribunale. Il giudice della Southern Crown Court di Londra non si è lasciato convincere. «La sua condotta ha comportato una più o meno completa compromissione di un quadro normativo concepito per tutelare milioni di persone che volano ogni giorno dell’anno – ha detto in aula —. Quel sistema esiste per una buona ragione. Ciò che ha fatto è stato, nel migliore dei casi, sconsiderato e del tutto imperdonabile».
Le critiche al sistema
«Concentrarsi esclusivamente su Aog trascura la responsabilità condivisa degli acquirenti nella catena di fornitura aeronautica, che non hanno eseguito la due diligence di base», critica però Addison Schonland, esperto di AirInsight. «Questi acquirenti, in genere organizzazioni di manutenzione o operatori, avevano accesso ai database dei fornitori e agli avvisi del settore, ma hanno dato priorità al risparmio sui costi rispetto alla verifica».
I mancati doppi controlli
Per Schonland, insomma, tutti questi «avrebbero dovuto segnalare il fornitore come “nuovo e sconosciuto” attraverso controlli di routine sull’elenco della Faa e dell’Agenzia europea per la sicurezza aerea». «I protocolli di settore impongono di verificare la storia del fornitore, comprese eventuali approvazioni precedenti e le relative tracce di audit – passaggi che in questo caso sono stati saltati a favore di alternative più economiche».
Le contromosse dell’aviazione
Ecco perché, conclude l’esperto, «diversi destinatari hanno installato questi componenti senza una validazione secondaria delle fonti di approvvigionamento, ampliando lo scandalo ben oltre un singolo venditore». Qualcosa è cambiato, nel frattempo. I produttori aerospaziali hanno introdotto filtri per impedire l’ingresso di parti non autorizzate nel sistema dei ricambi aeronautici. Hanno creato anche quella che viene chiamata «coalizione per l’integrità della catena di fornitura». Ammesso che basti a fermare altri aspiranti Zamora Yrala.